Troppe opposizioni da parte dei consiglieri non riconducibili all’azionista francese. E così tre consiglieri d’amministrazione di Parmalat si sono dimessi provocando la decadenza del cda che dovrà essere rinnovato. Si tratta di tre amministratori non indipendenti espressione dell’azionista di maggioranza, Lactalis: l’iniziativa è partita da Antonio Sala, che ha rassegnato le proprie dimissioni con effetto dalla prossima assemblea, prevista per il 29 aprile. “In un quadro in cui Parmalat ha conseguito ancora una volta risultati in crescita e dimostrato una propensione a scelte industriali impegnative, il consigliere ha ritenuto di dover rassegnare le sue dimissioni a fronte del continuo riproporsi di contrapposizioni in seno al cda. A suo giudizio – spiega una nota di Parmalat – tali contrapposizioni non facilitano l’operare dello stesso sui fronti strategici e gestionali dove il gruppo è maggiormente impegnato, date le complesse situazioni dei Paesi e dei mercati in cui è presente”. Yvon Guérin e Patrice Gassenbach si sono associati all’iniziativa, rassegnando a loro volta le dimissioni da Consiglieri con effetto dalla stessa data.

Parmalat ha chiuso il 2015 con un utile a 147,6 milioni di euro, a fronte dei 205,2 milioni di euro dell’anno precedente. Si tratta di un calo del 28,1% che risente dei cambi e dell’iperinflazione in Venezuela. Il fatturato è invece aumentato del 15,1% a 6.416,1 milioni di euro, a perimetro e cambi correnti. Il cda ha proposto un dividendo per 31,5 milioni di euro, pari a 0,017 euro per azione. Parmalat ricorda che nel corso dell’esercizio è stata completata l’integrazione delle acquisizioni effettuate in Brasile, Messico, Italia e Australia. Per il 2016 il gruppo vede una crescita del fatturato netto di circa il 5% e del margine operativo lordo di circa il 10% a tassi di cambio costanti, considerando per le nuove acquisizioni dati comparativi 2015 pro forma ed escludendo la consociata venezuelana.