Al Nuovo Centrodestra non basta lo stralcio dell’adozione del figlio del partner. Ora alza l’asticella e il piano Renzi per un emendamento governativo diventa un po’ più complicato. “Lo stralcio della stepchild adoption non è sufficiente” ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.  Se in un primo momento sembrava che la discussione slittasse di un giorno, ora il governo, attraverso la voce del sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti, ha assicurato da una parte che si voterà tutto entro domani e dall’altra che le modifiche il testo si fermeranno alla sola adozione. “Stasera dopo la fiducia al Milleproroghe saremo in Aula del Senato con il maxiemendamento – dice Pizzetti – Mettiamo la fiducia e votiamo entro domani”. Il testo, aggiunge Pizzetti, “affronta il tema delle adozioni non altri argomenti. Il confronto c’è siamo nella fase conclusiva ma non ci saranno rinvii, né sarà allargato il fronte degli espungimenti dal testo”. E la risposta arriva anche dal Pd: “Lo stralcio della stepchild – afferma la responsabile Diritti, Francesca Puglisi – è il massimo delle mediazioni possibili. Il ministro Lorenzin se lo faccia bastare. Il Pd è nato per affermare la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, non siamo disponibili a fare passi indietro”.

Peccato che il ddl su cui si sta lavorando in un vertice di maggioranza che comprende anche 3 ministri (Boschi, Orlando, Costa) sta cedendo altri pezzi di legge. Da una parte infatti sarà salvaguardato il riferimento alla “vita familiare“dell’articolo 3. Ma sempre in quella parte del testo pare destinata allo stralcio l’obbligo di fedeltà. Non solo: l’intenzione è di disciplinare che le disposizioni non si applicano alle norme del codice civile non richiamate espressamente dal ddl “fatta salva la legge sulle adozioni”. A marcare le differenze tra Pd e Ap in queste ore è stata soprattutto la riformulazione del comma 4 dell’articolo 3 del disegno di legge che, nel suo ultimo capoverso prevede la non applicazione delle disposizioni sui diritti e doveri delle unioni “alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge nonché alle disposizioni di cui al Titolo II della legge n.184”, ovvero della legge sulle adozioni. Il titolo II disciplina l’adozione “piena” mentre la stepchild adoption è disciplinata dal titolo IV della legge, che verte sulle adozioni nei casi particolari. E il non inserimento del titolo IV tra le norme a cui non si applica il ddl sulle unioni civili – è l’osservazione fatta da Area Popolare – spalancherebbe le porte ai ricorsi ai tribunali dei minori da parte di coppie omosessuali che vorrebbero ottenere il riconoscimento della loro genitorialità su bambini adottati secondo l’istituto dell’adozione del figliastro.

Angelino Alfano la spiega così, al CorriereTv: “Spero che chi di dovere scriva un maxiemendamento che non tolga diritti ai soggetti della coppia ma preveda confini precisi tra unione e matrimonio. La mia non è né una minaccia né un alzare prezzo. Sono in modalità ‘willing’. Bisogna finire subito, mettere subito fiducia e chiudere entro domani”. Nel merito, sul no alla equiparazione matrimoni-unioni, il ministro sottolinea di sottoporre “questioni di buon senso. E’ ad esempio inutile imporre un obbligo di fedeltà nell’unione civile”. Replica Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri, ex Scelta Civica ed ex radicale: “Ma davvero c’è qualcuno che oggi, 24 febbraio 2016, sta chiedendo di non prevedere ‘l’obbligo di fedeltà’ per le coppie gay unite civilmente, per evitare ‘omologazioni con il matrimonio’? Dopo che l’Irlanda ha scelto il matrimonio gay, ci sono importanti politici italiani che negoziano per fare in modo che le unioni gay non siano moralmente e giuridicamente impegnative, ma rimangano una sorta di convivenza con ‘diritto di scappatella‘? Ma dai, io non ci credo!”.

Ma davvero c’è qualcuno che oggi, 24 febbraio 2016, sta chiedendo di non prevedere “l’obbligo di fedeltà” per le coppie…

Pubblicato da Benedetto Della Vedova su Mercoledì 24 febbraio 2016

E infatti non sono così contenti non solo quelli della sinistra Pd, ma anche i laici del partito che fino alla scorsa settimana erano la maggioranza. “Già togliere la stepchild adoption dal testo delle unioni civili è un errore – dice Roberto Speranza, minoranza Pd – Altri cedimenti a Ncd sarebbero inaccettabili”. “Un partito del due per cento – aggiunge Alessandro Zan, deputato Pd, ex Sel e attivista lgbt –  non può ricattare l’intero Parlamento”. A questo punto – è il ragionamento della minoranza – è evidente che la via prospettata nell’assemblea con Renzi non era così lineare.

Ciò che risulta più inaccettabile per i senatori della minoranza è proprio un compromesso al ribasso per andare incontro alle posizioni di Ncd. In sintesi il messaggio al premier è di “non tirare troppo la corda”. Contro lo slittamento anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli che ha protestato per “l’ostruzionsimo della maggioranza, che sta prendendo tempo perché continua ad essere in difficoltà sulle unioni civili”.

E ad alimentare la discussione fuori dall’aula è un sms inviato da un parlamentare M5s a Monica Cirinnà il 15 febbraio, in cui si diceva che in serata il “gruppo di lavoro” sulle unioni civili aveva “raggiunto ufficiosamente l’accordo di votare il Marcucci sia integro sia spacchettato”. Ovvero l’emendamento canguro che avrebbe fatto decadere tutti quelli simili. Inclusi quelli dell’ala cattolica sulla stepchild adoption, a meno che l’articolo 5 non fosse stato escluso da questa procedura (spacchettamento). Ed era stato proprio il canguro il motivo di scontro e di rinvio dei lavori sul ddl, perché i 5 Stelle il 16 febbraio in aula avevano annunciato il no al provvedimento, che senza il loro appoggio rischiava concretamente di non passare.

Ma chi ha inviato l’sms, cioè il senatore Alberto Airola, fa coming out su Facebook: “La senatrice Cirinnà ha voluto forzare la mano e ha interpretato come definitivo il senso di un messaggio nel quale mi limitavo a riferire l’esito di un primo incontro del gruppo di lavoro del M5s sulle unioni civili, incontro nel quale si era presa in considerazione, tra le tante opzioni possibili, anche la possibilità di votare l’emendamento Marcucci in caso di paralisi dell’aula. Ma come io stesso ho precisato in quel messaggio, quella non poteva in nessun modo considerarsi la posizione ufficiale e definitiva del Movimento“.

Poi continua: “A pronunciarsi doveva essere l’assemblea dei senatori del Movimento, l’unica titolata a decidere in merito e poi a comunicare la decisione all’esterno attraverso il capogruppo”. Airola sottolinea come “l’unica posizione ufficiale del Movimento, infatti, è stata solo e soltanto quella espressa l’indomani, dopo che l’assemblea prese la decisione di votare per il no all’emendamento premissivo, scartando l’ipotesi di un ok al canguro. Il Pd questo lo sapeva benissimo perché conosce le regole del Movimento e tutti, compresa la Cirinnà, sanno che le posizioni ufficiali di una forza politica sono quelle espresse capogruppo e non da un singolo via sms“.