Per la prima volta in 20 anni, in Venezuela la benzina costerà di più. Il presidente Nicolas Maduro ha infatti deciso di aumentare fino al 6.000% il prezzo della benzina di 95 ottani, che rappresenta il 70% del mercato, e del 1.000% quella di 91 ottani. E’ questa una delle misure annunciate dal delfino di Hugo Chavez per far fronte alla crisi economica, sempre più drammatica, che sta investendo il paese latinoamericano. Quattro gli altri provvedimenti presi: svalutazione e ristrutturazione del sistema di cambio della moneta, revisione dei prezzi dei prodotti il cui valore finora era fissato dallo Stato, riforma del sistema alimentare e aumento di buoni e salari.

Sul fronte internazionale invece è stato deciso il congelamento della produzione petrolifera ai livelli dello scorso gennaio. L’accordo, preso a Doha tra Russia, Arabia Saudita, Venezuela e Qatar, ha ricevuto l’ok anche degli Emirati Arabi e l’apertura dell’Iran, che in un primo momento si era mostrato contrario, e che poi ha fatto sapere di appoggiare “qualsiasi mossa per stabilizzare il mercato internazionale del greggio” e migliorarne il prezzo. Parole che sono bastate a far balzare il costo del barile ad oltre 30 dollari nel listino di New York.

Il pacchetto di misure interne è stato invece subito respinto da alcuni settori dell’opposizione, secondo cui non è giusto far pagare ai cittadini gli errori del governo. La situazione del Paese impone comunque delle misure. Dopo l’emergenza sanitaria per la difficoltà a reperire farmaci, il Parlamento la scorsa settimana ha infatti dichiarato la “crisi umanitaria alimentare” per la mancanza di forniture nel Paese, e chiesto alla Fao e all’Unicef di inviare esperti per valutare il rischio della scarsità di alimenti, che si attesterebbe sul 50-60% secondo alcune ricerche. A ciò si deve sommare l’inflazione che ha raggiunto quota 180,9% nel 2015, un pil che si è contratto del 5,7%, black out di corrente elettrica programmati nei centri commerciali, e la necessità di stare in coda per ore per avere i prodotti di base a prezzo regolamentato.

Il testo votato dall’assemblea parlamentare ha chiesto al governo di presentare un piano di sicurezza alimentare, eliminare controlli e pastoie che danneggiano la produzione nazionale, pubblicare regolarmente le cifre sulla scarsità di alimenti, inflazione e costo del carrello di prodotti di base, e un calendario dei pagamenti dei debiti ai fornitori stranieri, che ammontano a centinaia di milioni di dollari: dai produttori di latte dell’Uruguay alla compagnia aerea brasiliana Gol, che ha sospeso i voli verso Caracas, e le imprese panamensi.

Il pacchetto di misure di Maduro, che la scorsa settimana ha comunicato le dimissioni del ministro dell’Economia Luis Salas dopo neanche 6 settimane di incarico, va in parte secondo la direzione indicata da alcuni analisti economici e funzionari di governo. Il nuovo sistema di prezzi della benzina, entrato in vigore il 20 febbraio, è senz’altro la misura più impopolare. Quando nel 1989 fu deciso un aumento dei prezzi ci fu un’ondata di proteste, battezzata come Caracazo, che terminò con centinaia di morti nella capitale. L’ultimo aumento risale al 1996. Molti venezuelani temono che quest’aumento si rifletterà sul prezzo dei trasporti e di conseguenza su beni e servizi, già cari per l’inflazione.

La ristrutturazione del sistema di cambio della moneta invece si concretizza sostanzialmente in una svalutazione del bolivar (con il dollaro che passa da 6,3 a 10 bolivares), ma non elimina del tutto il controllo esercitato dal governo. Si passa infatti da tre a due cambi ufficiali. Per alcuni analisti così non si eliminano gli incentivi alla corruzione, dato che ottenere un dollaro al tasso di cambio ufficiale e poi rivenderlo sul mercato nero continua a rimanere vantaggioso.

Maduro ha anche annunciato la fine della catena statale Bicentenario, che si occupava delle forniture alimentari su larga scala ai supermercati, dato che sarebbe risultata implicata nel trasferimento di prodotti di consumo al mercato nero. I prossimi mesi mostreranno se questi provvedimenti basteranno a dare una svolta alla crisi che coinvolge il paese della rivoluzione chavista.