La tensione durante la conferenza internazionale sulla sicurezza a Monaco di Baviera si taglia con il coltello. Nonostante i proclami pacifisti strombettati all’inizio degli incontri, si parla poco di pace e le minacce volano da tutte le parti.
Medvedev, l’amplificatore umano di Putin, ha dichiarato più volte che ci troviamo di fronte ad una nuova guerra fredda, naturalmente la cortina di ferro per ora non c’è ma a Mosca già stanno studiando dove e come costruirla. Alla fine del suo discorso Medvedev ha pronunciato una frase preoccupante “a volte mi domando se questo è il 2016 o il 1962”.

Monaco, summit sicurezza

Per i giovanissimi e per chi ha poca memoria quello fu l’anno in cui Washington e Mosca sfiorarono il confronto atomico, e l’anno in cui la cortina di ferro calò definitivamente tagliando l’Europa in due. La situazione è ben peggiore perché questa volta non ci sono solo due superpotenze ma tante, troppe e tutte si guardano in cagnesco. E questo spiega perché a Monaco russi e americani fanno a gomitate con tutti gli altri per attirare i riflettori della stampa.

Naturalmente qui nessuno è preoccupato per la situazione internazionale, come invece avvenne nel 1962, minacce e promesse vengono lanciate per far presa sull’elettorato delle proprie nazioni. La politica estera è soltanto un’opportunità per lanciare slogan politici, nulla di più, al resto ci pensano i droni!

John Kerry deve portare a casa qualcosa per convincere gli americani a votare il candidato democratico nelle prossime elezioni invece di lasciare che l’elettorato apra le porte della Casa Bianca ai repubblicani e, con molta probabilità, a Donald Trump.
Medvedev deve convincere i russi che la leadership di Putin restituirà alla Russia i suoi lustri – con il prezzo del petrolio in caduta libera e le sanzioni economiche il Cremlino fatica a mantenere alta la popolarità del moderno zar. La carta nazionalista è l’unico jolly che i russi hanno nella manica e lo stanno giocando da mesi.

I paesi del golfo, prima fra tutti l’Arabia Saudita, alzano la voce di fronte ai successi di Assad grazie ai bombardamenti russi. Anche i sauditi, fiaccati dalle gravi condizioni economiche in cui si trovano a causa della caduta dei prezzi del petrolio, giocano la carta religiosa e presentano alla popolazione l’asse Damasco-Mosca-Teheran come l’incarnazione del diavolo. Naturalmente nessuno ha menzionato lo Yemen, che grazie alle truppe ed ai bombardamenti sauditi, sta diventano il nuovo focolaio della guerra per procura con l’Iran nella penisola arabica.

L’Europa, che non ha mai avuto una sua voce, usa quella della Nato per farsi sentire. Repubbliche baltiche, mar Baltico, Ucraina, queste le aree geografiche del potenziamento militare per i soliti motivi: arrivare al confine con la Russia per dimostrare chi è il capo del quartiere. Per ora Russia e Nato mostrano i muscoli ma ad un certo punto inizieranno a lanciare i pugni ed allora sì che ne vedremo delle belle.

Il grande assente a Monaco è lo Stato Islamico anche se in effetti il Califfato è uno dei principali responsabili della tensione geo-politica in cui ci troviamo. Nei corridoi di Monaco sabato girava la voce che le truppe di Assad appoggiate dall’aviazione russa sono pronte per attaccare Raqqa, la capitale dello Stato Islamico. Se ciò avvenisse i sauditi hanno detto di essere pronti a mandare le truppe in Siria, quindi per proteggere l’Isis? Viene spontaneo chiedersi. Secondo loro se Assad viene eliminato anche il Califfato scomparirà. Un’analisi surreale ma che è in linea con le assurdità prodotte dalla propaganda saudita.

In conclusione Monaco ha confermato i peggiori timori sul futuro delle relazione tra l’occidente e la Russia. Un fiasco clamoroso per l’amministrazione di Obama che sperava in un accordo, anche se temporaneo, sulla situazione in Siria.
Nei prossimi mesi assisteremo all’intensificarsi dei conflitti nel Medio Oriente e con molta probabilità prima o poi ci sarà anche un nuovo attacco terrorista in Europa. A Monaco la pace sembra più lontana che mai.