Il governo dovrà riscrivere i criteri per l’accesso delle imprese editoriali ai finanziamenti pubblici. Esclusi “gli organi di informazione dei partiti, i movimenti politici e sindacali, i periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico”, le risorse saranno destinate, in particolare, alle cooperative di giornalisti e alle imprese editrici indipendenti. Lo prevede il nuovo testo base per la riforma dell’editoria adottato dalla commissione Cultura alla Camera che ha fissato in venerdì 12 alle 10 la scadenza per presentare emendamenti al nuovo testo.

Nel dettaglio, il testo delega il governo a stabilire entro sei mesi dall’approvazione della legge i nuovi “principi” e “criteri” per accedere ai soldi pubblici. Con riferimento ai destinatari dei contributi, si legge, “parziale ridefinizione della platea dei beneficiari ammettendo al finanziamento, le imprese editrici che esercitano come unica l’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale, costituite come cooperative giornalistiche, individuando per le stesse criteri in ordine alla compagine societaria e alla concentrazione delle quote in capo a ciascun socio”. E ancora: potranno accedere ai contributi “gli enti senza fini di lucro; e, per un periodo di tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le imprese editrici di quotidiani e periodici la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro”.  Restano finanziate anche quelle imprese editrici di quotidiani e periodici “espressione delle minoranze linguistiche, secondo la disciplina vigente” e quelle “di pubblicazioni per non vedenti e ipovedenti, delle associazioni di consumatori e di quotidiani e di periodici italiani in lingua italiana diffusi prevalentemente all’estero“.

I contributi pubblici all’editoria, poi, non potranno superare il 50% dei ricavi dell’impresa editoriale e potranno avere la precedenza, nell’accesso ai finanziamenti, quelle testate che stabilizzano giornalisti under 35. Nel dettaglio, tra i futuri criteri che dovrà determinare il governo per il calcolo dei contributi pubblici dovranno essere previsti “criteri premiali” per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori di età inferiore ai 35 anni “e per azioni di formazione e aggiornamento del personale. Inoltre verranno previsti “limiti massimi al contributo liquidabile, in relazione all’incidenza percentuale del contributo sul totale dei ricavi dell’impresa nella misura massima del 50 per cento”.

I finanziamenti, inoltre, verranno assegnati in base alle copie vendute e suddivisi “in più scaglioni”, a cui corrisponderanno quote diversificate di rimborso dei costi di produzione della testata e per copia venduta”. Per i giornali online le soglie di finanziamento terranno conto dell’aggiornamento dei contributi e del numero di utenti che visita il sito. Nel dettaglio, tra i nuovi criteri per il calcolo del finanziamenti il governo dovrà prevedere: superamento della distinzione tra testata nazionale e testata locale; graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute, prevedendo più scaglioni cui corrispondono quote diversificate di rimborso dei costi di produzione della testata e per copia venduta e, per le testate online, dell’aggiornamento dei contenuti e del numero effettivo di utenti unici raggiunti; valorizzazione delle voci di costo legate alla trasformazione digitale dell’offerta e del modello imprenditoriale, anche mediante la previsione di un aumento delle relative quote di rimborso.

Potranno accedere ai contributi solo quelle imprese che rispettano il contratto nazionale del lavoro giornalistico. Le aziende editoriali che riceveranno il finanziamento saranno obbligate a rendere noto sulla propria testata i soldi ricevuti. E ancora, tra i requisiti per l’accesso al finanziamento: verrà ridotto a due anni l’anzianità di costituzione dell’impresa editoriale e di edizione della testata ed edizione in formato digitale dinamico e multimediale della testata per la quale si richiede il contributo, anche eventualmente in parallelo con l’edizione in formato cartaceo.

Il testo prevede infine che le risorse statali destinate alle diverse forme di sostegno all’editoria quotidiana e periodica (anche digitale) e le risorse del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria, affluiscano annualmente nel Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Inoltre, tra le risorse che verranno travasate nel fondo ci sarà una parte dell’extra gettito del canone Rai – massimo 100 milioni di euro all’anno. Finiranno nel Fondo anche le somme versate a titolo di multe comminate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom).