La Banca d’Italia è stata da sempre considerata “un bastione di competenza e stabilità” nella terza economia dell’Eurozona, facendo da “contrappeso ad una gestione economica spesso volubile condotta dai governi che si sono succeduti” a Roma, ma col crollo della Borsa di Milano si ritrova ora sotto pressione con “l’accusa di non essere stata in grado di proteggere il sistema bancario” italiano. Così il Financial Times in un’analisi in primo piano sul sito.

“La colpa è innanzitutto della Banca d’Italia perché è sua la responsabilità di vigilare sulle banche che sono in difficoltà”, dice al quotidiano della City londinese l’economista Riccardo Puglisi, secondo cui Bankitalia “ha sottovalutato il problema degli Npl (crediti deteriorati) anche se era ben noto”, mentre un banchiere italiano sottolinea con l’Ft che “dal 2010 il mantra in Italia è che le nostre banche sono solide. In Italia c’è sempre il problema di non riconoscere la realtà. Esiste questa dissonanza”.

Da Via Nazionale si difendono, scrive il giornale britannico, sostenendo che “per decenni” col suo operato la Banca d’Italia ha evitato crisi bancarie che hanno colpito altri paesi. “Gli Npl sono la conseguenza della più lunga e profonda recessione nella storia della Repubblica”, dice all’Ft un alto dirigente dell’Istituto centrale. “Bankitalia non ha trascurato” il problema “abbiamo sempre vigilato ed obbligato le banche ad aumentare gli accantonamenti e il capitale nel 2013 e nel 2014″.

Il quotidiano londinese sottolinea che “le accuse” mosse a Bankitalia “sono a volte in conflitto”. Spiega che secondo alcuni l’Istituto avrebbe dovuto “persuadere il governo a salvare le banche con soldi pubblici, come avvenuto in altri Paesi”, per altri sarebbe dovuto essere “più aggressivo nell’obbligare le banche ad aumentare il capitale in modo da avere un cuscinetto contro le sofferenze”, per altri ancora Bankitalia è stata “troppo morbida” con quelle banche indebolite da “una cattiva governance” ed avrebbe dovuto spingere per consolidare il sistema ulteriormente. Il test per la Banca d’Italia ora, conclude l’Ft, è vedere se riuscirà a convincere gli istituti di credito più in difficoltà a realizzare delle fusioni e passare le loro sofferenze a società private attraverso lo schema del governo recentemente approvato dalla Ue.