L’articolo 1 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo. Ma è davvero così? La realtà è che tale enunciazione ha solo una validità formale e non sostanziale perché le sovranità che dovrebbero caratterizzare una democrazia sono state poco alla volta trasferite dal popolo alle élite. Ai cittadini restano soltanto briciole di democrazia, quelle rimaste dopo che la mega macchina neoliberista ha frantumato la struttura democratica tra i suoi ingranaggi. Il neoliberismo è una dottrina economica che si regge su di un preciso assioma: la legge del più forte sul più debole. Darwinismo e calvinismo sono i pilastri su cui si poggia la nostra società.

A partire dagli anni ’80, con l’avvento della Thatcher in Gran Bretagna e di Reagan negli Usa, questo modello economico ha dato il via, dopo il trentennio glorioso keynesiano, a una controrivoluzione. Cadendo il muro di Berlino venne giù l’argine che rappresentava un’alternativa ideologica al suo irrompere. Con l’abbattimento del muro, il capitalismo made in Usa si estese anche nell’est. Alcuni anni più tardi, nel 1994 a Marrakech, con la nascita del Wto (l’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha come fine l’abbattimento di tutte le barriere doganali), il neoliberismo si è diffuso ovunque fino a diventare pensiero unico.

Un pensiero unico che poco alla volta ci ha rubato tutte le nostre sovranità. Si pensi alla sovranità monetaria che dovrebbe essere la caratteristica principale di uno Stato, è stata donata a dei banchieri senza alcun mandato elettorale. In Italia nel 1981, dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, abbiamo perso la sovranità monetaria e a partire da quell’anno il debito pubblico è cominciato a salire. Con l’euro, moneta che è il trionfo del neoliberismo, si è ratificata questa perdita di sovranità.

Un’altra sovranità fondamentale che c’è stata tolta è quella della rappresentanza. Oggi, tranne rare eccezioni, i partiti sono devoti al pensiero unico. Il dogma economico non può mutare. La pusillanimità espressa dal compagno di merende Tsipras è stata una dolorosa sconfitta per coloro che pensavano che uno squalo possa essere trasformato in vegetariano. I Parlamenti nazionali hanno perso ogni tipo di potere. Anche quello europeo esercita una funzione di facciata, dato che non può proporre leggi, ma può solo, trovando una larga maggioranza, limitarsi a bloccarle. In Europa l’azione legislativa la realizza la Commissione.

Un’altra sovranità rubata è quella alimentare. Oggi circa il 70% dell’industria agroalimentare è gestita da una manciata di multinazionali come la Monsanto. Monsanto che in India con il brevetto sulle sementi, secondo Vandana Shiva, ha spinto migliaia di contadini al suicidio dato che non possono permettersi di acquistare annualmente i semi.

Il nostro Paese non è sovrano neppure militarmente. Sul nostro territorio sono presenti basi Usa che custodiscono circa 70 ordigni atomici di una potenza superiore di quelle fatte esplodere in Giappone. Il presidente Renzi potrebbe informarci, dato che sono trascorsi 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, quando verranno smantellate le basi statunitensi dal nostro territorio?

Un’altra sovranità di cui avrebbero diritto i popoli è quello di ricevere un’informazione libera, non succube da ricchi inserzionisti che pilotano la linea editoriale. Restando nel nostro Paese all’infuori de Il Fatto e Il Manifesto tutti i grandi quotidiani e Tv sono legati a noti gruppi industriali che muovono i politici come marionette.

Quello dell’informazione si lega ad un’altra perdita di sovranità. A mio avviso la più importante di tutte, che è la perdita della cittadinanza attiva. Molti cittadini sovrani sono stati trasformati in consumatori passivi. Charles Kettering quando divenne direttore generale della General Motors affermò che:“La chiave della prosperità economica è la creazione organizzata dell’insoddisfazione”. Occorre che l’uomo sia sempre insoddisfatto in modo tale da poterlo illudere in maniera infinita che, acquistando un oggetto, possa riempire questo sentimento di inappagamento. Anni di marketing pubblicitario hanno trasformato l’uomo in un criceto che, nella sua gabbietta, corre, corre su di una ruota girevole ma rimane sempre nello stesso posto.

Sono immense le sfide che ci attendono nel prossimo futuro. Il primo passo da compiere è quello della consapevolezza, il secondo è la partecipazione. Solo così potremo riavvicinarci all’ideale democratico che forse non è mai stato così lontano data l’odierna dittatura 2.0.