Per calcolare l’inflazione nel 2016 verrà considerato il costo dei tatuaggi e non più quello dei vagoni-letto. Cambia il paniere dell’Istat. A rappresentare le nuove abitudini di consumo delle famiglie entrano appunto i tatuaggi, ma anche le bevande vegetali, il pantalone corto da uomo, i leggings da bambina, la lampadina led, i panni cattura-polvere, oltre che i servizi integrati di telecomunicazione (tv, Internet e chiamate) e gli alloggi destinati agli universitari. La rilevazione dell’ente nazionale presieduto da Giorgio Alleva si arricchisce, inoltre, dei prezzi delle automobili usate e del trapano elettrico che arricchisce la gamma di prodotti nel segmento di consumo utensili e attrezzature a motore per la casa e il giardino. Escono, invece, dal paniere le cuccette e i vagoni letto.

L’inflazione, spiega l’Istat, è in “lieve rialzo” a gennaio 2016 allo 0,3% in accelerazione dallo 0,1% di dicembre. L’istituto di statistica rileva che l’indice nazionale dei prezzi al consumo diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,3% nei confronti di gennaio 2015, nei dati preliminari. L’aumento su base annua è imputabile al ridimensionamento della flessione dei beni energetici e ai rincari dei trasporti. Al netto di alimentari non lavorati ed energia, l’inflazione di fondo sale allo 0,8% (dallo 0,6% di dicembre).

Secondo l’Istat sono 80 i comuni capoluogo che quest’anno, come nel 2015, contribuiscono al calcolo dell’inflazione con riferimento al paniere rinnovato, per una copertura in termini di popolazione pari all’83,5% sul totale nazionale. Altre 16 città, 4 in più rispetto all’anno scorso, contribuiscono alla stima dell’inflazione per un sottoinsieme di prodotti, come le tariffe locali, alcuni servizi e carburanti, il cui peso sul paniere dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale rappresenta l’8,9%. Per questi ultimi la copertura dell’indagine, in termini di popolazione è del 92,4%.

Le unità di rilevazione, tra punti vendita e imprese, sono più di 42.300 e quasi 8mila le abitazioni presso le quali sono rilevati i prezzi e i canoni d’affitto. Sono, invece, 1.187 i distributori di carburanti per i quali i prezzi sono rilevati attraverso la base dati del ministero dello Sviluppo Economico. Nel complesso, le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese sono circa 607mila, di cui più di 495.500 raccolte sul territorio, quasi 111.500 rilevate centralmente dall’Istat tramite web.