Uno spettro si aggira per l’Italia: si chiama evasore inconsapevole del canone Rai. Ma non è uno dei 7 milioni di contribuenti che ogni anno decide appositamente di non pagare la tassa più odiata dagli italiani visto che su 23 milioni di famiglie interessate, solo 16 milioni sono in regola con il versamento. Si tratta, invece, di migliaia di cittadini che brancolano nel buio, perché non sanno più se e come pagare il canone. Tutta colpa del nuovo sistema delineato dalla legge di Stabilità  che non spiega come comportarsi con casistiche particolari ma assai diffuse, come gli studenti fuori sede o il titolare dell’abbonamento che non corrisponde all’intestatario dell’utenza della luce su cui verrà addebitato automaticamente l’importo di 100 euro.

Come farà, quindi, l’Agenzia delle Entrate a intrecciare i dati di familiari conviventi, residenti, e intestatari della bolletta elettrica e intestatari del canone Rai? Fino ad oggi non è ancora chiaro. E la maggiore difficoltà che dovrà essere superata è il rischio di duplicazione dei canoni, nonostante le seconde case siano escluse dal pagamento.

A poco è servito il comunicato congiunto Rai-Entrate dello scorso 13 gennaio, dove oltre al rincuorante presupposto che “da quest’anno pagare l’abbonamento Tv è più semplice ed economico, come accendere la luce”, viene solo riportato che il “canone è dovuto una sola volta, per ogni famiglia o per gruppo di persone residenti nella stessa casa, e che verrà addebitato nella bolletta elettrica della casa di residenza a prescindere dalla persona a cui è intestata”. Parole che, tuttavia, hanno generato ulteriore confusione soprattutto nei conviventi che non fanno parte dello stesso nucleo familiare. Senza contare la paura di rischi come il distacco della corrente elettrica per chi non paga il canone o le possibili multe per chi è intestatario di due utenze della luce ma non risiede in nessuna delle due case, fino alla mannaia dei “doppi canoni” per gli studenti che sono ancora a carico della famiglia che si troverà a pagare il canone dovuto per l’abitazione del nucleo familiare e quello per l’abitazione del figlio che frequenta l’università.

Un altro nodo è quello del passaggio da un gestore della luce a un altro. Il versamento rateale del canone, infatti, comporterebbe calcoli complessi per quantificare il debito residuo e addebitare gli importi nelle bollette. In questo caso, la soluzione più agile potrebbe essere quella di imporre il pagamento di tutto il canone dovuto prima di passare dal vecchio al nuovo gestore. Ma quale consumatore lo comunicherà?

Un vero caos e decine di incognite che hanno spinto la Rai ad attivare il sito www.canone.rai.it, dove sono riportate le domande più frequenti che, tuttavia, non contemplano le casistiche più comuni. Ma, soprattutto, cliccando sul banner apposito per fissare un appuntamento telefonico per essere ricontattati e ricevere assistenza, si viene invece reindirizzati su un altro sito (www.prontolarai.it) che tuttavia in queste ore non funziona. Mentre fino a pochi giorni fa non consentiva di inserire data e ora per essere ricontatti. E se proprio si volesse parlare direttamente con Mamma Rai, bisogna mettere in conto un salasso. In attesa che venga attivato un numero verde (per ora si tratta solo di una promessa), contattare il numero 199.123.000 costa fino a 14,49 centesimi di euro al minuto. Mentre per le chiamate da rete mobile si sale fino a 48,8 centesimi di euro al minuto con uno scatto alla risposta inferiore a 15,75 centesimi di euro a seconda dell’operatore.

Chiamare il call center, comunque, equivale a scoprire che “siamo in una fase di rodaggio” e che “siamo in attesa della pubblicazione del decreto attuativo” che chiarirà i molteplici dubbi e definirà con precisione tutte le possibili casistiche. Peccato, però, che non sarà pronto prima di metà febbraio. Del resto la giustificazione più utilizzata è che “non c’è fretta”: da quest’anno il primo addebito di 70 euro arriverà sulla bolletta dopo il primo luglio.

In attesa, meglio ricordare che il canone deve essere pagato da chi ha un apparecchio adatto a ricevere le trasmissioni tv o ha un’utenza elettrica dove risiede; l’inquilino che abita stabilmente in una casa arredata con tv, anche se non è lui il proprietario dell’apparecchio; gli abbonati alla tv via satellite, anche se non guardano canali Rai (l’obbligo deriva dalla detenzione dell’apparecchio); i residenti all’estero che hanno una casa in Italia con televisore.

Sono, invece, esclusi gli over 75 con un reddito proprio e del coniuge che non supera 6.713,98 euro all’anno; chi ha una seconda casa con la tv (può versarlo una sola volta per tutti gli apparecchi dei luoghi dove abita); chi ha un computer senza sintonizzatore tv (la visione dei programmi via internet non è soggetta al canone). E, ovviamente, gli intestatari di un’utenza elettrica che non hanno la tv. In proposito, dal 2016 non è più prevista dalla legge la disdetta dell’abbonamento tramite “suggellamento” degli apparecchi, ma si deve presentare una dichiarazione di non detenzione degli apparecchi: ha validità per l’anno in cui è presentata e comporta una responsabilità penale in caso di falsa dichiarazione. Peccato nuovamente che le modalità di presentazione devono essere definite con un provvedimento ad hoc dell’Agenzia delle Entrate.