Gentile ministra Lorenzin,

L’Azienda Arca, che si occupa di fornire farmaci e dispositivi medici agli ospedali lombardi, spedisce fogli in cui ogni nuovo direttore generale è bollato con il simbolo del partito che lo ha collocato. I giornalisti hanno spesso la fortuna di imbattersi in ciò che ai cittadini non viene detto. Il dovere della stampa è quello di raccontare ciò che ai cittadini non viene detto. Pertanto mi rivolgo a Lei per sapere cosa ne pensa di questo documento ufficialedi cui abbiamo più ampiamente parlato sul Fatto Quotidiano del 14 gennaio – diffuso e poi fatto sparire dall’azienda, deputata dalla Regione stessa, all’ottimizzazione degli acquisti di tutto ciò che serve nelle realtà ospedaliere e in cui viene certificato nero su bianco la spartizione politica delle nuove nomine dei direttori generali di ospedali e strutture sanitarie lombarde.

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Glielo chiedo, gentile ministra, solo per capire se le lottizzazioni per colore e appartenenza politica siano le migliori e uniche modalità per stabilire chi andrà a dirigere un ospedale, ad occuparsi quindi della salute di tutti i cittadini. Come lei sa, in Lombardia è stato fatto un test psico-attitudinale ai candidati che però in prima e in ultima fase sono stati comunque selezionati in modo “discrezionale”. Lei potrà obiettare che le figure nominate rappresentano l’eccellenza per curricula e percorsi professionali; me lo auguro, signora ministra, ma i direttori generali a loro volta possono e potranno scegliere chi svolgerà le funzioni di direttori sanitari e socio-sanitari in modo autonomo e arbitrario. Il primo effetto di questo potere è stato il ripescaggio di persone che non hanno superato il test che sono state collocate e sistemate. Inoltre il direttore generale avrà facoltà di scegliere chiunque, anche chi di sanità, ospedali, cure e malati non ha la minima cognizione.

Ma non si è sempre detto che la politica doveva restare fuori dalle corsie degli ospedali? Il vicepresidente del Consiglio regionale, il leghista Fabrizio Cecchetti, ha dichiarato che proprio in ospedale verrà promossa la battaglia per la promozione dell’autonomia della Lombardia che dovrebbe diventare oggetto referendario l’8 maggio prossimo. Nessuno ha proferito parola. A Lei sembra tutto normale? E mi dica: se un direttore generale è in quota Lega (e secondo il documento diffuso da Arca, che allego al termine di questo post, ce ne sono) crede che potrà essere d’ostacolo a qualsiasi scelta di promozione o diffusione di alcuni temi cari al partito per il quale è schierato? Davvero, signora ministra, forse allora è il caso di togliere ogni velo d’ipocrisia e dichiarare apertamente che la politica decide chi deve occuparsi del funzionamento di un ospedale o di una azienda sanitaria. A quel punto però si possono poi anche raccogliere direttamente le iscrizioni a un partito piuttosto che a un altro, magari proprio mentre i cittadini vanno alla cassa a pagare i ticket per una tac o per le analisi del sangue.

e.reguitti@ilfattoquotidiano.it