I Rolex degli amici sauditi per gli italiani in trasferta, la bicicletta degli alleati giapponesi per Matteo Renzi. In questa vicenda dei regali di Palazzo Chigi manca la precisione. E non per penuria di orologi. Anzi, i cronografi sono fin troppi. E molto nascosti, un po’ sperduti, tra risse notturne nel palazzo reale di Ryad – fra la delegazione di Roma per ghermire la scatoletta con il congegno svizzero – e gli stessi orologi preziosi che Renzi sfoggia dai primi mesi di domicilio a Palazzo Chigi: un paio di Rolex, di sicuro un Daytona, un vistoso Audemars Piguet. Li ha comprati di recente? Li ha ricevuti dai capi di governo stranieri? Più che la precisione, allora, occorre la trasparenza. Renzi tace sui doni di Stato.

IL CONTESTO. Direttive di Mario Monti (2012) e legge ispirata da Filippo Patroni Griffi (2013): i dipendenti pubblici, e dunque pure dirigenti e funzionari di Palazzo Chigi protagonisti della baruffa in Arabia Saudita, devono rifiutare omaggi di valore superiore ai 150 euro. Decreto di Romano Prodi (2007): per i ministri e i familiari, il limite è fissato a 300 euro. Non esistono deroghe: il bottino raccolto in giro per il mondo va custodito in uno stanzone di Palazzo Chigi e poi sfruttato per iniziative benefiche. Così ha agito il professore di Bologna. Non c’è bisogno di stimare la due ruote Shimano di Shinzo Abe al collega Renzi (giugno 2014): si tratta di un dono che sfonda il tetto dei 300 euro. Episodio isolato oppure rodata consuetudine? Palazzo Chigi non ha risposto ai dubbi, suffragati da diverse fonti, su almeno tre orologi indossati da Renzi durante il mandato a Roma.
Capitolo Ryad: il governo non ha smentito le ricostruzioni del Fatto Quotidiano, ma ha soltanto precisato che “i doni dei sauditi sono nella disponibilità della Presidenza del Consiglio”. A Ryad c’erano una cinquantina di italiani in missione d’affari, collaboratori di Renzi, vertici di aziende, dirigenti di Chigi, uomini della sicurezza: chi non ha restituito subito i Rolex, chi l’ha dimenticato nel forziere di casa? Niente è ben definito.

IL COLLEZIONISTA. Stazione Leopolda, 27 ottobre 2013. Renzi è il sindaco di Firenze. Non è ancora segretario dem, lo diventerà a dicembre. Non è ancora primo ministro, lo sarà a febbraio. È scanzonato. Irriverente. Rottamatore. Ha la camicia bianca con le maniche rimboccate e un modesto Swatch di colore viola (Fiorentina). Plastica. Stazione Leopolda, 26 ottobre 2014. Renzi è tutto. Capo di governo e di partito. Di viola, c’è la cravatta. Al polso, una gabbia d’acciaio. Simone Bruni, esperto di orologi e direttore de La Clessidra, intervistato da “Un Giorno da Pecora”, descrive il modello. È un Audemars Piguet Royal Oak. Aggiunge: “Se autentico, costa 15.000 euro“. I cronisti spulciano l’agenda estera di Renzi: a settembre ha trascorso quasi una settimana negli Stati Uniti, il 17 ottobre ha incrociato Vladimir Putin, appassionato di cronografi, all‘incontro Asia-Europa di Milano. Indiscrezioni: è un regalo dei russi. Anche in questi giorni, la confidenza è insistente. Ma già nell’ottobre del 2014, il sito del Fatto ha formulato la domanda all’ufficio stampa di Palazzo Chigi. La replica sfugge alle riforme: assoluto silenzio.

L’ESORDIO. La prima volta di Matteo è con Massimo D’Alema. Tempio di Adriano a Roma, 18 marzo 2014. In archivio non risultano altre immagini idilliache tra la strana coppia. D’Alema presenta il suo libro, Renzi se stesso. Il fiorentino gesticola e fa roteare un Rolex Daytona, cassa massiccia, quadrante scuro. Non meno di 10.000 euro. Il repertorio fotografico su Renzi – di solito l’iconografia è gestita in maniera esclusiva dall’ex paparazzo Tiberio Barchielli e dall’ex poliziotto Filippo Attili – non consente una lettura esatta del cronografo esibito alla Scala di Milano, lo scorso 7 dicembre. La data è fondamentale, successiva al viaggio di Ryad. E l’orologio pare un Rolex con sfondo nero. Non sarà mica dei sauditi? Ogni sospetto è lecito. È sufficiente una scorsa rapida dei cronografi di Renzi in versione premier. Il fiorentino a Palazzo Chigi guadagna 114.000 euro lordi, circa la metà netti. Come è riuscito a comprarsi questi prodotti di lusso? Ha investito 6-9 mesi di stipendio in Rolex&c.?
Forse è scoccata l’ora dei gufi. Soltanto Matteo può rispondere, guardando gli orologi che ha nei cassetti. Li ha acquistati oppure li ha ottenuti da russi o arabi?

Da Il Fatto Quotidiano del 10 gennaio 2016