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Riprende la nostra avventura, cominciata nello scorso post, sul fantastico mondo dei nani da giardino, ovvero i cuccioli d’uomo. Abbiamo prima scoperto qual è la loro affermazione regina, solitamente pronunciata con un tono di voce che per sicurezza io possa sentire; per poi passare dalle innumerevoli domande che pongono alla madre sul francesino (vi ricordo essere il possessore di distrofia di Duchenne); in ultimo abbiamo conosciuto una categoria particolare, quella del nano da giardino impietrito, e scoperto come io tema i suoi esemplari quando si muovono in bicicletta o in monopattino.

Se nel post precedente non sono stati maltrattati bambini, in questo sono stati maltrattati bambini. In particolare i nani da giardino che rispondono alla categoria dei “ride bene chi ride ultimo” e dei “mano lunga”. I primi sono i cuccioli d’uomo che non ti temono affatto e appena ti vedono cominciano a ridere senza ritegno, benché qualche collega di fanciullezza gli dica: “Non devi ridere”. Ovviamente non sentono ragioni e proseguono – con convinzione – provocando nell’esemplare di disabile sani istinti omicidi. Fortunatamente, però, incontrano il sottoscritto, persona intelligente, ponderata e con senso logico. Faccio, quindi, la cosa più ovvia: accelero, travolgendo il malcapitato nanerottolo con estrema freddezza. Ora chi è che ride?

I secondi, invece, sono coloro i quali ti fermano e ti domandano: “A cosa serve questo tasto?”, premendolo ancor prima di sentirsi rispondere che si tratta del tasto di espulsione. Mio malgrado, mi trovo catapultato a centinaia di metri di distanza, spesso sopra un albero. Stanco di questa situazione, ho preso le giuste contromisure: appena riconosco la categoria, anticipo la mia azione “pacifica”…

Dulcis in fundo giungiamo alla categoria dei nani da giardino che hanno il disonore di incontrarmi e la sfortuna di vedermi spesso. Cominciamo da Francesca la scansafatiche, che un bel giorno si avvicina chiedendomi informazioni sulla “sedia elettrica”: come la guido, se è veloce, se è comoda e così via. Finite le domande, ecco il responso: “La vorrei anch’io, così non devo camminare e non mi stanco”. E io – ingenuo – credevo volesse informazioni per comprendere meglio la situazione strappalacrime nella quale verso, invece era solo per ridurre le sue fatiche.

Al contrario, Samuele l’ipocondriaco non si sognerebbe mai di fare un’affermazione del genere, dal momento che teme sempre che la sua dermatite possa relegarlo a una condizione simile alla mia, frutto della più perfida Francesina. Lui sì che si interessa del sottoscritto – mi chiede come sto, se mi fa male qualcosa, se sono stanco – ma un bel giorno decise di svelarsi e senza mezzi termini mi comunicò: “Nicolò, spero che non mi venga mai la tua malattia”. Grazie, ma grazie sul serio per aver svelato una grande verità, perché chi mai alzerebbe la mano per prendersi la Francesina? Ehm, eh, questa cosa mi perseguiterà per sempre (perché mi sono distratto quella volta?). E va bene, escludendo il titolare di questo blog, credo nessuno. Tuttavia la licenza per questa dichiarazione spetta solo ed esclusivamente ai pargoli, che sia ben chiaro…

L’affermazione che più di tutte colpì il mio cuore, però, la disse un amico allora treenne: “Nicolò, tu sei sulla callozzina, ma io lo so che sei un gande”. A soli 3 anni aveva già capito che sono un grande, ma si intuisce così facilmente? Mentre qualche guastafeste mi fece poi notare che probabilmente voleva farmi sapere che lui mi considerava adulto, ed io rimasi molto male (uffa). Se così fosse, il nano da giardino potrebbe allora tenere una conferenza mondiale a tutti quei bipedi attivi che ancora non hanno capito che un esemplare di francesino quando cresce diventa anch’egli adulto.

Concludo l’avventura nei meandri del mondo dei nani da giardino con un avvertimento a loro rivolto, qualora dovessero leggere questa rubrica. Cari bambini, dovete sapere che dinnanzi all’esemplare di disabile ne uscirete sempre sconfitti, un po’ come con i grandi bipedi attivi, ma molto peggio. Tempo fa, per esempio, stavo attraversando la strada e inavvertitamente (ma con tutte le colpe del caso) tagliai la strada ad una vostra collega in bicicletta. Come potrete ben immaginare la reazione della madre fu quella di sgridare la vostra collega, così dissi alla genitrice che la colpa era mia, ma lei rispose che comunque la nanerottola doveva fare attenzione. Morale della favola: noi possiamo, e voi no, e voi no, pappappero, pappappero…