consumo suolo 675

Sul consumo di suolo si è già detto, e scritto, anche troppo. Ed è forse proprio questo in fondo il problema. L’Italia è piena zeppa di norme, studi, ricerche, convegni, appelli, petizioni, in cui si vomita da almeno un trentennio l’inganno (perché di questo si tratta, visto lo scarto tra il detto e il fatto) della tutela del paesaggio, della prevenzione dal rischio del dissesto idrogeologico, del rilancio dell’agricoltura, della riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, e così via all’infinito di tragedia in tragedia (tutte, ampiamente, annunciate…).

Ora il tema pare tornare di moda, visto l’imminente votazione in Parlamento del ddl del governo sul (per l’appunto) contenimento del consumo di suolo. Sappiamo già tutto. I dati sul numero degli alloggi (case, capannoni, aree dismesse…) vuoti e in disuso. Conosciamo perfettamente l’età media degli edifici e il grado di inefficienza energetica e di insicurezza e insalubrità che hanno. Abbiamo un quadro abbastanza chiaro e delineato rispetto a quelli che potrebbero essere i vantaggi (economici, occupazionali, sociali) nell’inversione di rotta che potremmo dare come “sistema Paese” se ci decidessimo una buona volta a mollare la rotta illogica del cemento senza senso a favore del riuso, della riqualificazione, della messa in sicurezza.

I nostri piani regolatori, le norme regionali, le leggi statali sono piene di vincoli e divieti, e basterebbe in fondo applicare alla lettera quanto votato in migliaia di istituzioni locali e centrali per raggiungere l’unico obiettivo che andrebbe posto in una nuova norma sovraordinata, ciò che invece non è scritto nel testo che ho potuto esaminare.

Un unico, inequivocabile, articolo: “La presente legge, in coerenza con gli articoli 9, 44 e 117 della Costituzione e con gli articoli 11 e 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, detta princìpi fondamentali per la tutela del suolo. In coerenza con quanto sopra descritto rende nulla dalla pubblicazione della Legge sulla Gazzetta Ufficiale qualsiasi previsione urbanistica adottata e/o approvata in via definitiva in tutti i comuni italiani esistenti, imponendo una moratoria di 5 anni sul consumo di suolo che consenta, su coordinamento del Ministero dell’Ambiente, una ricognizione puntuale degli immobili esistenti in Italia (ubicazione, anno di realizzazione, usi e funzioni attuali, proprietà, ecc.), al fine di una programmazione conseguente lungimirante e funzionale agli effettivi interessi della collettività”.

Scrivessero una cosa del genere troverebbero nel sottoscritto uno strenuo alleato dell’attuale governo. Il resto mi sembrano chiacchiere che andranno aggiungersi al ressa esistente. E che, soprattutto, non impediranno a certi costruttori e a certi sindaci di fare affari sulla testa delle comunità locali.