Strage di San Bernardino: gli investigatori FBI al lavoro

La sparatoria di San Bernardino è stata la seconda di quel giorno negli Usa, la terza da Colorado Springs della settimana prima e finora la 355esima dall’inizio di gennaio.

Pur senza conoscerne ancora il movente, Obama e la principale candidata alla Casa Bianca del suo partito, Hillary Clinton, hanno affibbiato subito la responsabilità della strage all’alto numero di armi che circolano negli Usa e alla legge poco stringente per il loro acquisto legale.

“Il legislatore dovrà prendere delle misure per fare in modo che l’accesso alle armi non sia così facile com’è oggi” ha dichiarato Obama subito dopo la strage. “Dobbiamo fare in modo – ha aggiunto – che siano assunte misure di buon senso, affinché sia più difficile che i cittadini acquistino armi”. Gli fa eco la Clinton su Twitter: “Mi rifiuto di accettare tutto ciò come normale. Dobbiamo agire adesso per fermare la violenza con le armi”.

Ma è veramente l’accesso alle armi la causa principale delle stragi negli Usa? Oppure il Governo vuole depistare l’opinione pubblica per coprire delle colpe riconducibili a sé? Se credete a Obama, i dati che vi sto per rivelare potrebbero farvi cambiare idea e potreste cominciare a capire che la vera causa del problema delle stragi è da attribuire a un altro tipo di armi.

E’ vero che gli Stati uniti sono il primo Paese per possesso d’armi. E’ anche vero che proprio dall’inizio dell’amministrazione Obama la diffusione di pistole e fucili fra i cittadini è aumentata, fino a superare il numero stesso di abitanti. Oggi negli Usa ci sono 357 milioni di armi da fuoco per 317 milioni di persone. Secondo l’Atf (Dipartimento federale per la lotta contro il traffico di armi), nel 2009, sono state prodotte 5,6 milioni di armi. Nel 2013 la produzione annua di armi è quasi raddoppiata, da 5,6 milioni nel 2009 a 10,9 milioni nel 2013. La politica di Obama ha dunque sortito l’effetto contrario.

Anche gli annunci del dopo San Bernardino sanno di ipocrisia. I tre emendamenti che il Presidente ha proposto a caldo per limitare l’accesso alle armi sono stati immediatamente bocciati dal Senato dove, come lui sa per primo, è in minoranza dopo le elezioni midterm. Annunci nel vuoto, utili solo ad alimentare il dibattito che gli faceva più comodo in questa situazione, come vedremo fra poco.

Ma la contraddizione più grave, che alza i sospetti sul depistaggio di Obama è un’altra. Il Presidente ha subito indicato come possibile movente della strage una “lite sul lavoro”.

Certo, tutto è possibile, ma in un momento in cui le stragi terroristiche vivono il loro massimo storico – come spiega il Global Terrorism Index, 2015 tra il 2013 e il 2014 il numero di vittime è salito dell’80 % (da 18.111 a 32.658) con gruppi come Isis e Boko Haram considerati responsabili di più della metà delle vittime – è un’ipotesi piuttosto anomala.

E infatti nelle ultime ore apprendiamo che uno degli attentatori, Tashfeen Malik, morta insieme al marito, aveva giurato fedeltà al Califfo dell’Isis al-Baghdadi. E’ arrivata poi una rivendicazione dell’Isis. Pare dunque che l’attentato sia di matrice jihadista e che la coppia si sia “auto-radicalizzata“, ovvero abbia subito un indottrinamento a distanza, fai da te, del tipo comune per i foreign fighter del quale abbiamo già spiegato il meccanisco psicologico.

Un terrorista islamico o di qualunque matrice non si ferma certo davanti a leggi che gli impediscono l’acquisto delle armi in negozio. E’ più probabile che attingano dal mercato nero, come spiegato dal Fatto Insider, che racconta come il Belgio, per esempio, sia divenuto la base di smistamento del traffico di armi illegali per i terroristi.

La Everytown for Gun Safety, un’associazione contro le armi, dice anche che nel 40% dei casi chi ha sparato non aveva il “diritto” di comprare l’arma usata, era quindi stato in precedenza segnalato per reati o problemi di altro tipo che possono impedire a un cittadino statunitense l’acquisto di un’arma. La legge, presente o meno, non costituisce un problema per uno che vuole uccidere.

Alla luce di questi dati vediamo quindi che la soluzione di tutte le stragi non è una legge più severa sulle armi. Il Governo americano ha ben altre colpe, sulle quali però non vuole fare passi indietro. Vediamole.

Il terrorismo islamico stesso è una di queste. Ovviamente l’Isis deve essere combattuto e la condanna alle loro barbarie unisce tutte le persone sane di mente, ma le responsabilità degli Stati nel caos in Medioriente sono storia.

Inoltre, soprattutto nel caso di Obama, ammettere oggi un attentato di matrice islamica nel proprio Paese, come le Torri Gemelle, sarebbe un durissimo colpo. Obama è ai minimi in termini di gradimento e il suo popolo lo reputa incapace di combattere l’Isis: secondo un sondaggio di Cbs News a dieci giorni dagli attentati di Parigi, il 66% degli americani crede che il Presidente non abbia un piano chiaro per sconfiggere lo Stato islamico in Iraq e in Siria.

Ecco quindi un valido motivo per il suo depistaggio, cioè per l’aver scelto ad occhi chiusi come nemico pubblico non l’Isis, ma le armi.

Che il numero di armi legali nel Paese non possa essere la causa della violenza americana lo dimostrano altri dati. Come spiega Michael Moore nel suo celebre documentario contro le armi, Bowling a Columbine, con cui ha vinto l’Oscar nel 2003, su 10 milioni di famiglie, la nazione confinante a nord con gli Usa, il Canada, ha 7 milioni di fucili. Una percentuale altissima e leggi simili a quelle statunitensi sul possesso delle armi. Eppure gli omicidi per arma da fuoco in Canada sono solo circa 172 l’anno ovvero 0,51 ogni 100 mila abitanti. Negli Stati Uniti già 462 persone da inizio anno sono state uccise con armi da fuoco, mentre nel 2014 sono state 11, 961 per un tasso di 2,97 persone ogni 100 mila.

Un altro Paese con un alto numero di armi ma senza stragi è la Svizzera. Pensate che i ragazzi che fanno il militare (obbligatorio e scelto dal 95% al posto del servizio civile) possono portare gratuitamente a casa il proprio fucile d’assalto. Di conseguenza c’è un’arma da guerra in quasi tutte le case svizzere, eppure gli omicidi per arma da fuoco sono 57 l’anno, un tasso dello 0.77 ogni 100 mila abitanti.

Allora cos’è che il governo americano vuole nascondere? Qual è la reale causa della violenza negli Stati Uniti?

Eliminato quella delle armi – la preferita di Obama-, abbiamo altre argomentazioni frequenti che possono essere facilmente confutate.

Gli americani sono un popolo violento per natura, la loro storia lo dimostra.
L’argomentazione non regge: i tedeschi allora? Pensiamo al nazismo. Non hanno una storia violenta? Eppure in Germania abbiamo 158 morti per armi da fuoco l’anno, un tasso dello 0,19 ogni 100 mila abitanti, più di dieci volte inferiore a quello degli Stati Uniti (che ricordo essere del 2,97).

La colpa è dei film e dei videogiochi violenti.
Eppure da noi e nel resto dell’Occidente arrivano tutti i loro prodotti, inoltre la maggior parte dei videogiochi (e degli anime) violenti arriva dal Giappone che ha 11 omicidi con arma da fuoco l’anno, una media dello 0,01 ogni 100mila abitanti. Un popolo decisamente non violento, sebbene i loro prodotti lo siano eccome.

E allora cos’è che solo gli americani hanno e che provoca tutta questa violenza? Ecco la risposta.

E’ la cultura della paura: i media, le corporation e i politici alimentano le paure dei cittadini.

Del potere dell’emozione primaria della paura nella comunicazione politica abbiamo parlato anche in altre occasioni. E’ estremamente efficace, permette ai leader di vincere le elezioni, di giustificare guerre, permette alle corporation di vendere prodotti per la sicurezza domestica e personale, e ai canali televisivi di fare grandi ascolti.

Degli studi sui contenuti dei media statunitensi hanno rivelato (come dimostra Michael Moore nel documentario sopra citato) che la tv americana è una vera e propria industria della paura. I telegiornali hanno dei criteri di notiziabilità che privilegiano il crimine: ogni edizione del telegiornale apre con omicidi in casa, sparatorie e arresti violenti, immagini contenenti sangue e criminali, soprattutto di colore.

Sono di grande successo format televisivi come Cops che mostrano gli arresti più spettacolari della polizia americana. La maggior parte degli arresti riguarda quindi ladri in fuga, rapine, scippi e omicidi. Perché non mostrano l’arresto dei politici o dei banchieri che fanno truffe finanziarie? Perché non sono adrenalitici, non alzano lo share. Per arrestare un corrotto non serve un blitz e non serve neanche picchiarlo, a chi vuoi che interessi? E’ il ragionamento basato solo sugli ascolti fatto dai direttori.

La paura tiene gli americani incollati alla tv. Così dopo aver mandato gli omicidi vengono puntano sulle epidemie, come l’ebola (per la quale vengono prodotte e vendute apposite tute) o sull’invasione della api “africanizzate” (mai arrivate), il millennium bug (il problema informatico che avrebbe mandato nel caos il mondo nel 2000) o l’apocalisse Maya del 2012.

Monitorando invece tg e i programmi in Canada, Svizzera, Inghilterra e – per conoscenza diretta possiamo dire – anche in Italia vediamo che da noi raramente un tg apre con la sparatoria di zona; mai vengono mostrati cadaveri e sangue; i furti in casa trovano spazio, solo se gravi, tra i servizi secondari. Le immagini degli arresti sono rare, inoltre preferiamo vedere il colletto bianco in manette piuttosto che il disperato.

Il governo americano è complice di questo martellamento, alimenta le paure, spesso sono i presidenti a sventolare per primi nemici immaginari davanti alla platea. Malattie, armi chimiche mai esistite negli arsenali dei nemici, minacce inventate, uso di terminologie drastiche per indirizzare la paura degli elettori verso un nemico comune (mai verso se stessi, come ho spiegato proprio riguardo Obama).

Il motivo dell’atteggiamento del Governo è semplice. Ai leader, un popolo impaurito fa comodo. Attraverso l’uso della paura possono far accettare alla popolazione bombardamenti in Medio Oriente, violazioni della privacy e possono vincere le elezioni.

Le elezioni di metà mandato sono state vinte dai Repubblicani proprio con la scusa già citata dell’Ebola e dell’incapacità di Obama di fronteggiare l’Isis; George W. Bush vinse le sue seconde elezioni tirando fuori con tempismo perfetto nuove minacce terroristiche, mai confermate. Dopo le quali, visto che era il presidente della guerra all’Iraq, gli americani si sentirono più al sicuro mantenendo lui alla Casa Bianca.

Questa psicologia del terrore, che per motivi diversi fa comodo sia a destra che a sinistra, tiene la popolazione nell’insicurezza, nella paura di morire o di esser derubata.

Ecco il reale motivo della corsa alle armi e della tensione che scatena le reazioni violente delle persone. Gli americani si armano non perché sia facile farlo, ma perché hanno paura. E sono violenti perché si sentono minacciati da qualunque cosa li circondi.

Michael Moore, durante le riprese del documentario citato, venne a sapere che i canadesi avevano l’abitudine di lasciare la porta di casa aperta. Fece delle prove. Era vero. Al contrario, negli Usa sono tutti barricati in casa. Una prova semplice che conferma il differente livello di pressione che subiscono le due popolazioni.

E in Italia? La tecnica della paura è alla base del successo di Salvini, il quale viene aiutato da programmi televisivi sul modello americano, come quelli della D’Urso, che cercano il sensazionalismo negli attentati e nei furti in casa. Una nicchia – quella di D’Urso e Salvini – che sta riuscendo sensibilmente ad intaccare anche la nostra cultura.

Sono le armi di distrazione di massa ad uso dei governi, non quelle tangibili dunque, che ci stanno colpendo per prime, creando un popolo impaurito, sotto controllo e violento. Questo è il segreto che cerca di nascondere Obama.