Damasco getta sul tavolo una bomba, nel risiko diplomatico mediorientale improvvisamente infiammatosi dopo l’abbattimento del caccia turco a opera della Turchia. Il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem ha dichiarato che Ankara fornisce all’Isis “armi e supporto logistico” in cambio di “petrolio rubato” dai jihadisti “dal territorio siriano e da quello iracheno”. Poi il greggio “viene mandato nei porti di altri Paesi”, ha detto il capo della diplomazia siriana dopo un incontro a Mosca col suo omologo russo Serghiei Lavrov. Che al termine dell’incontro ha spiegato che la chiusura del confine turco-siriano sarà di grande utilità per “eseguire il compito di sradicare il terrorismo in territorio siriano”.

L’accusa secondo cui Ankara appoggerebbe gli uomini del Califfato è sostenuta da più fronti. Ai primi di giugno il quotidiano d’opposizione Cumhuriyet aveva pubblicato foto di camion carichi di armi e munizioni che passavano il confine turco verso il territorio siriano. Un servizio che proverebbe gli aiuti forniti dal governo turco ai jihadisti. Giovedì Can Dundar, direttore del giornale, è stato arrestato dalle autorità turche insieme a Erdem Gul, capo della redazione di Ankara: i due devono rispondere a una serie di accuse, tra cui appartenenza a un’organizzazione terroristica armata e pubblicazione di materiale in violazione della sicurezza dello Stato.

Lo stesso giorno degli arresti Putin attaccava Erdogan: “È teoricamente possibile che Ankara non sia a conoscenza delle forniture di petrolio che entrano in Turchia dalle zone controllate dallo Stato islamico in Siria, ma è difficile da immaginare”. “La Turchia si rifornisce di petrolio e gas esclusivamente da fonti note e chi la accusa di averne acquistato dallo Stato islamico deve provare le sue accuse – la risposta di Erdogan – quelli che dicono che noi compriamo il petrolio da Daesh (il nome arabo di Isis, ndr) devono provarlo“, ha detto ancora il capo di Stato affermando che il suo Paese contrasta i trafficanti di greggio ai suoi confini: “Non c’è quasi nessun Paese a parte la Turchia che combatte seriamente contro Daesh”. Tantomeno la Russia: “Mosca non sta combattendo davvero l’Isis in Siria, sta uccidendo turcomanni e siriani a Latakia”.

Erdogan avverte Putin: “La Russia non giochi con il fuoco”
La tensione tra Mosca e Ankara si era riaccesa in giornata. Recep Tayyip Erdogan aveva invitato la Russia a “non giocare con il fuoco“: “Putin ha detto che ‘chi usa un doppio standard riguardo il terrorismo, gioca con il fuoco’. Sono pienamente d’accordo con lui”, è l’avvertimento pronunciato dal presidente turco parlando dalla provincia di Bayburt, nel nord del Paese.

“Sostenere il regime di Bashar al-Assad in Siria, che ha ucciso 380mila persone nella stessa Siria, è giocare con il fuoco – ha proseguito Erdogan citato dal sito web del giornale turco Hurriyet – colpire gruppi dell’opposizione che godono di legittimità a livello internazionale con il pretesto di combattere contro Daesh (acronimo in arabo dell’Is, ndr) è giocare con il fuoco”. “E sfruttare un incidente – ha aggiunto – come scusa per tormentare i nostri cittadini che sono in Russia per partecipare a una fiera è giocare con il fuoco. Colpire in modo irresponsabile camion nella regione che potrebbero essere lì per attività commerciali o umanitarie è giocare con il fuoco. Invitiamo calorosamente la Russia a non giocare con il fuoco”.

Erdogan è tornato anche sull’abbattimento del Su-24: “La Russia deve provare le sue affermazioni sul fatto che il suo jet, poi abbattutto da Ankara, non abbia sconfinato, così come la Turchia ha mostrato immagini radar e registrazioni audio. Altrimenti sarà colpevole di accuse ingiuste e grossolane”. L’abbattimento del jet russo da parte delle forze armate di Ankara, ha detto ancora il presidente turco, “non è altro che una reazione automatica a un sconfinamento, un esercizio delle regole d’ingaggio”.

Mosca: “Putin non incontra Erdogan se non si scusa per l’abbattimento del caccia”
La risposta, per quanto indiretta, di Vladimir Putin non si era fatta attendere. In mattinata il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov aveva spiegato che il presidente turco ha chiamato il suo omologo al telefono “circa 7-8 ore dopo” l’abbattimento del caccia” e che il leader del Cremlino è stato informato della telefonata. Secondo Peskov, Ankara ha proposto un incontro tra Putin ed Erdogan a margine della Conferenza Onu sul clima a Parigi il 30 novembre e il presidente russo “è stato informato” anche di questa richiesta. Nel pomeriggio Yuri Ushakov, consigliere del presidente, ha fatto sapere che il leader del Cremlino ha rifiutato di contattare Erdogan perché Ankara non vuole scusarsi per l’abbattimento del jet.

Mosca è tornata ad attaccare Ankara anche sull’abbattimento del caccia. Subito dopo, Viktor Bondarev, capo di Stato Maggiore dell’aeronautica russa, ha dichiarato che il bombardiere russo Su-24 abbattuto da F-16 turchi martedì mattina per una presunta violazione dello spazio aereo di Ankara era a non meno di 5,5 chilometri dal confine turco quando è stato colpito.

Poi, a metà pomeriggio, la possibile schiarita. Il ministro degli Esteri turco, Mevlet Cavusoglu, ha detto che incontrerà il suo omologo russo, Serghiei Lavrov, a Belgrado il 3 o il 4 dicembre. “Ho parlato con Lavrov al telefono – ha detto, citato da Interfax, il capo della diplomazia di Ankara – credo che la tensione nei prossimi giorni si ridurrà“.

Ankara: “Turchia sospende voli militari in Siria”
In mattinata Ankara, ha rivelato il quotidiano Hurriyet citando fonti anonime della diplomazia, aveva sospeso temporaneamente i suoi voli militari in Siria nell’ambito della Coalizione internazionale anti-Isis. Secondo Hurriyet, la sospensione della partecipazione di caccia turchi alle operazioni rientra in una decisione presa con la Russia, ma daMosca è subito arrivata una secca smentita: l’aviazione russa prosegue le operazioni in Siria “senza alcuna restrizione”, ha Peskov, dicendo di non sapere nulla di un presunto accordo tra Russia e Turchia per sospendere i voli nei pressi del confine turco-siriano in modo da evitare incidenti.

Secondo Ankara, invece, lo stop potrebbe durare fino a quando Ankara e Mosca non riapriranno i canali di dialogo, tra cui una hotline per la trasmissione di comunicazioni militari ritenuta necessaria per la prevenzione di possibili episodi ulteriori di tensione al confine. Il primo passo avanti in questo senso lo ha fatto la Turchia: “Sarebbe appropriato prendere misure che evitino esperienze di nuove situazioni indesiderate tra le Forze armate dei due Paesi, mantenendo i canali di comunicazione militari e diplomatici” con la Russia, si legge in un comunicato pubblicato al termine della riunione programmata del Consiglio militare supremo turco (Yas), che è stata presieduta ad Ankara dal premier Ahmet Davutoglu alla presenza dei vertici dell’esercito.