A leggere i giornali di oggi, nella partita che riguarda la organizzazione della informazione Rai il pallone è momentaneamente fermo, ma non si sa se per il calcio di rigore o per l’ennesimo fallo laterale. Infatti sembra che il progetto Gubitosi, che accorpava e razionalizzava le strutture raccogliendole in due newsroom, sia stato accantonato (e questo sarebbe il fallo laterale) ma con l’idea di ripensare l’intero impianto della offerta informativa (e questo sarebbe il calcio di rigore).

A guadagnare tempo probabilmente concorre il desiderio di evitare il semplice e brutale urto frontale col problema degli esuberi. Pare che ne fossero calcolati 300, cioè circa il 20% dell’intero organico delle redazioni. Del resto se accorpi quello che c’è è evidente che molto ti avanza; domandare ai bancari, ex categoria privilegiata e invidiata che dopo i grandi accorpamenti è divenuta una frazione della massa precedente. La speranza Rai è con tutta evidenza quella di arrivare non a “tagliare”, ma a “ricollocare” le eccedenze, almeno il grosso, attraverso lo sviluppo di nuove linee produttive. Insomma, c’è bisogno di un futuro che aiuti a risolvere i problemi ereditati dal passato.

Difficile dargli torto, almeno in linea di principio. Almeno a noi è apparso sempre evidente che la offerta Rai è una somma algebrica di eccedenze (essenzialmente le tante edizioni di TG) e di carenze (essenzialmente la assenza di un vero canale cultural-informativo, che l’attuale Rainews remotata al canale 48 non può certo essere, e il vuoto di presenza nei canali informativi “globali”, quelli in inglese destinati al pubblico cosmopolita degli alberghi e al ceto medio-alto, approssimativamente anglofono, su scala mondiale). Ed è probabile che, ad una analisi ravvicinata, la somma algebrica possa rivelare molti altri fattori col segno più e col segno meno, delineando i possibili percorsi di una ristrutturazione “a saldo zero“, cioè senza eccedenze, ma anche senza ulteriori aumenti delle risorse.

Ma è chiaro, sempre che le anticipazioni giornalistiche sul ripensamento dei piani siano fondate, che a partire dai prossimi giorni la Rai dovrà riuscire a smentire i sospetti che alla fin fine, pensa che ti ripensa, progetta e riprogetta, il risultato cui si mira sia quello di tirare a campare scansando andreottianamente i problemi antichi, per evitare di esserne travolti, ed esaltando sapientemente qualche bazzecola per dare l’impressione che tutto stia cambiando. Una situazione davvero estrema, di quelle che, a chi ci si trova coinvolto, e ci riferiamo ai vertici dell’azienda, consentono solo due tipi di comportamento: o quello dell’eroe, ai limiti del martirio, o quello dell’astuzia, ai limiti della fellonia. Una posizione complicata, diciamo.