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Le chat di Ilaria Cucchi nell’inchiesta su medici e Cpr. Non emergono ricerche per parole chiave: “Nessun automatismo”

Nel verbale non c'è traccia di richieste specifiche. "Avevano un elenco di nomi", dice il medico indagato. Il "silenzio" imbarazzato del procuratore reggente e della polizia. Interrogazione di Costa (FI) a Nordio
Le chat di Ilaria Cucchi nell’inchiesta su medici e Cpr. Non emergono ricerche per parole chiave: “Nessun automatismo”
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Nel verbale di perquisizione informatica si legge: “Tra le chat esaminate emergevano”, e poi c’è un elenco di chat fino alla numero 22 che è la “chat intercorsa tra l’account Whatsapp ‘nicolacocco’ associato all’utenza +39… e l’account ‘Ilaria Cucchi’ associato all’utenza +39… nella quale emergono numerosi messaggi inerenti all’idoneità alla permanenza in comunità ristretta Cpr. La chat di interesse veniva esportata…”. Segue il numero 23, che è la chat tra il dottor Nicola Cocco e “l’account ‘Francesca Ghirra’ associato all’utenza +39…”, pure “esportata”. Nel verbale, a firma di un ispettore e di due assistenti di polizia, non c’è alcun riferimento alla ricerca per “parole chiave (vedi ‘cpr’, ‘non idoneità’, ‘certificati’ e altro)” che secondo un lancio Ansa di due giorni fa, apparentemente ispirato dalla Procura di Ravenna o forse dalla polizia, avrebbe determinato l’estrapolazione “in automatico, con l’apposito sistema”, delle chat di Cucchi e Ghirra.

Le chat sono finite nelle indagini di Ravenna, condotte dalla pm Angela Scorza, sui medici sospettati di aver falsificato certificati per evitare ai migranti la detenzione nei Cpr, Centri di permanenza per il rimpatrio. Un’inchiesta di grande rilievo per il Viminale, che punta a rinchiudere il maggior numero possibile di stranieri irregolari nei centri, anche per 18 mesi, benché le statistiche dicano che le persone effettivamente rimpatriate non arrivano mai al 50 per cento dei reclusi perché i Paesi d’origine sono poco propensi a riprenderseli. Intanto nei Cpr, gestiti da privati, spesso ci si ammala, si ripetono atti di autolesionismo e a volte si muore in circostanze poco chiare: 14 i decessi tra il 2019 e il 2024.

Cucchi è senatrice, Ghirra deputata, entrambe di Alleanza Verdi e Sinistra. Le loro chat non potevano essere acquisite secondo l’articolo 68 della Costituzione, almeno per quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 170 del 2023 sul conflitto di attribuzione sollevato da Matteo Renzi a proposito delle sue chat acquisite nell’inchiesta su Open. “Non spettava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Firenze – scrisse la Consulta – acquisire agli atti del procedimento (…) corrispondenza riguardante il senatore Matteo Renzi, costituita da messaggi di testo scambiati tramite l’applicazione WhatsApp tra il senatore Renzi e V.U.M. e M.C.”, persone a vario titolo coinvolte nelle indagini. Insomma, come quella di Firenze ai tempi di Renzi anche la Procura di Ravenna avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione al Senato e alla Camera secondo l’articolo 68 della Costituzione. Infatti l’Ansa fa sapere che “come prevede la legge, la Procura romagnola evidentemente sigillerà le chat in questione”, linguaggio poco tecnico per dire che non saranno utilizzate. Ci mancherebbe. Intanto però si scatenano le polemiche contro Cucchi, che ha avuto l’ardire di protestare, sia pure rinunciando alla protezione dell’articolo 68 e al conflitto di attribuzione: “Caro Pubblico ministero di Ravenna che sta indagando sui medici nei Cpr – ha scritto sabato scorso la senatrice – lei ha compiuto un atto che va contro l’articolo 68 della Costituzione, e lo ha fatto consapevolmente. Ha acquisito le mie conversazioni telefoniche con il dottor Nicola Cocco. Sappia, caro Pubblico ministero, che questo non mi fa paura: non ho niente da nascondere, ma la percepisco come un’intimidazione”. Poi ha reso pubbliche le chat.

“Consapevolmente” non è un avverbio usato a caso. Dice il dottor Nicola Cocco della Società italiana di malattie infettive (Simm), indagato nella seconda tranche dell’inchiesta in questione: “Avevano un elenco di chat da estrapolare, le hanno cercate una per una senza parole chiave, io sono stato sempre molto collaborativo”, racconta il medico, che era presente alle operazioni condotte dalla polizia. Spesso, in questi casi, le Procure affidano l’estrapolazione delle conversazioni a un consulente esterno, qui hanno preferito la polizia. Cocco racconta anche che c’era un’altra chat con un’altra parlamentare, del Pd, ma non è stata acquisita nonostante anche lì ovviamente si parlasse di “Cpr” e fossero presenti altre supposte “parole chiave”. A Ravenna non c’è un procuratore capo, il reggente Stefano Stragiotti ha preferito non rispondere al Fatto: “Sono certo che comprenderà perfettamente come la linea della Procura di Ravenna non può che essere quella del silenzio”, ci ha scritto, con grande cortesia. Senza smentire l’Ansa. Anche la polizia non parla.

Parlano invece Magistratura indipendente, la corrente di destra della categoria, l’Anm dell’Emilia Romagna e i laici di centrodestra del Csm, tutti per attaccare Cucchi. Dal centrosinistra neanche una parola. Si distingue, nel centrodestra, Enrico Costa, oggi in Forza Italia: “Quando sono in gioco principi e prerogative fondamentali, non possono esserci distinzioni di appartenenza politica: per questo ho presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in merito all’estrazione ed all’acquisizione di messaggi di parlamentari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Ravenna”, ha annunciato Costa. Difficile immaginare Nordio che spedisce gli ispettori a Ravenna, ma chissà.

Cosa dicono queste chat? Cocco segnala situazioni preoccupanti nei Cpr, chiede ispezioni che sono ovviamente prerogative dei parlamentari, si offre anche di accompagnare Cucchi. Nessun riferimento, per quanto abbiamo letto, a certificati medici, che giustificherebbero i titoli dei giornali di destra su una “regia”, una “centrale” dei certificati falsi.

L’inchiesta è iniziata nel febbraio scorso con le perquisizioni a otto medici di Ravenna, tre sono stati sospesi dal servizio e cinque solo parzialmente, cioè per dieci mesi non possono rilasciare certificati di idoneità o non idoneità alla detenzione nei Cpr. Il 16 settembre la seconda tranche che ha coinvolto Cocco e 22 medici in tutta Italia, per lo più perquisiti ma non indagati. Ipotizzata anche l’associazione per delinquere. L’unica cosa certa è che qualsiasi medico, prima di firmare la non idoneità al Cpr dopo una visita di pochi minuti a uno straniero, ci penserà tre volte. Se non va bene intimidazione, lo chiameremo avvertimento.

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