Telejato continuerà a trasmettere. L’agguerrita emittente siciliana non dovrà spegnere i propri ripetitori, che non interferiscono con le frequenze televisive di Malta. A darne notizia è lo stesso Pino Maniaci, il direttore che da quasi vent’anni compare sugli schermi di una trentina di comuni nelle province di Trapani e Palermo. “Mi ha chiamato il sottosegretario allo sviluppo Economico Antonello Giacomelli – dice Maniaci – rassicurandomi che i nostri trasmettitori installati sul monte Bonifato non verranno spenti perché non rientrano tra gli impianti che disturbano Malta”.

Poco dopo ecco arrivare il comunicato stampa del ministero dello Sviluppo economico: “Premesso che spegnere le frequenze interferenti assegnate ad altri Paesi è un atto di legalità, Telejato non dovrà chiudere perché non è direttamente interessata dalla procedura di rottamazione delle frequenze in quanto trasmette da un impianto nella parte Nord della Sicilia che non interferisce con Malta”.

Il rischio chiusura dell’emittente antimafia di Partinico era legato alla delibera dell’Agcom, l’Autorità garante delle comunicazioni, che imponeva ad una serie di televisioni locali italiane lo spegnimento perché trasmettevano su frequenze che interferivano con quelle già occupate da emittenti estere. Nel caso delle tv siciliane, a spegnersi dovevano essere i canali 28, 31, 43 e 45. E il canale 28 è proprio quello occupato da Telejato, dopo che con lo switch off, e cioè il passaggio dall’analogico al digitale, aveva trovato posto nel gruppo Telemed, appartenente alla famiglia Rappa, poi colpita da un sequestro antimafia nel 2015. La gestione dei beni sequestrati ai Rappa occupa un intero capitolo dell’inchiesta della procura di Caltanissetta, che indaga sull’ex presidente della sezione di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto. A far scoppiare lo scandalo sul business dei beni sequestrati erano state proprio le inchieste giornalistiche di Telejato. Il decreto del ministero, però, prevede che il canale 28 debba essere oscurato soltanto “nell’area di territorio ubicata a Sud della linea spezzata riportata in allegato”.

In pratica il ministero ha diviso in due la Sicilia per determinare quale fosse la parte meridionale che entrava in contrasto con le frequenze di Malta: Telejato ha i suoi ripetitori sul monte Bonifato, territorio di Alcamo, provincia di Trapani, e quindi a nord dell’isola. “Nella delibera dell’Agcom di giugno– spiega Maniaci – era inclusa anche la provincia di Trapani, non avevano escluso l’area da dove trasmettiamo noi”. E in effetti, nella suddivisione operata dai tecnici del ministero anche una parte del Trapanese è considerata a rischio interferenza con le frequenze maltesi: si tratta però della parte meridionale della provincia. Telejato insomma è salva. E Maniaci può concedersi un minimo di soddisfazione: “Voglio comunque ringraziare tutti quelli che ci hanno sostenuto in questa fase critica”.