Alla fine, ha vinto la politica. Nel quarto dibattito repubblicano, organizzato da Fox Business e dal Wall Street Journal a Milwaukee, non c’è stato un candidato che è apparso più forte. Ma c’è stata un’inversione di tendenza importante rispetto al passato. Sinora avevano primeggiato i candidati dell’anti-politica: Donald Trump e Ben Carson. Con il dibattito di Milwaukee, per la prima volta in modo esplicito, sono tornati a dominare i temi della politica.

In primo luogo, l’immigrazione. Il momento più teso è stato quando John Kasich, il governatore dell’Ohio, e Jeb Bush hanno attaccato i progetti di Donald Trump sull’immigrazione. “Deporterò 11 milioni di immigrati”, ha annunciato Trump nel suo programma. “Si tratta di un’idea stupida. Non è una cosa da adulti”, gli ha risposto Kasich, notando come non sia possibile raccogliere 11 milioni di persone – 500 mila al mese, come promesso da Trump – per poi rimandarli nei Paesi di provenienza.

Ancora più duro Bush, che ieri sera ha dato una prova migliore, rispetto al terzo dibattito, dove la foga polemica contro il suo ex-amico e allievo Marco Rubio l’aveva fatto apparire in seria difficoltà. “Semplicemente, il piano di Trump non è fattibile – ha detto Bush- è contrario ai valori americani. Distruggerà intere comunità”. Poi, sentendo che la polemica stava facendo presa sul pubblico, ha continuato spiegando che “nel team della Clinton si stanno dando il cinque”. Gran parte del voto ispanico infatti, dopo le sparate di Trump, si sta ormai chiaramente posizionando nel campo democratico.

Non è stata una serata positiva, dunque, per i due candidati che avevano fatto dell’anti-politica la loro carta privilegiata. Trump è apparso spento, incapace di trovare il tono irridente e paradossale che aveva fatto la sua fortuna nella prima fase della campagna. Trump è però ancora una volta finito sotto accusa per il suo “sessismo”. Rivolto all’unica candidata donna presente sul palco di Milwaukee, Trump è sbottato: “Ma perché quella interrompe tutti?”. Sino a quel momento, praticamente tutti i candidati avevano parlato uno sull’altro, nella foga del dibattito. Il commento di Trump è stato, immediatamente, rilanciato sui social media, diventando un nuovo episodio della lunga battaglia personale tra il magnate e l’ex-CEO di Hewlett-Packard.

Non è andata meglio per Ben Carson, il neurochirurgo che nelle scorse settimane ha occupato le prime pagine dei giornali con battute spesso sbeffeggiate ma che gli hanno conquistato l’appoggio dei settori più populisti dell’elettorato. A Milwaukee Carson ha trascorso la serata che probabilmente mette fine alla sua candidatura. Si è contraddetto su tasse e minimi salariali – prima ha detto di non volerli aumentare, poi ha spiegato che “probabilmente vanno alzati”; non ha offerto risposte convincenti a chi l’accusa di aver romanzato la sua vita in un’autobiografia e in diversi commenti pubblici (Carson ha raccontato di essere stato un ragazzo “difficile”, capace di accoltellare un amico, prima della “redenzione” e della sua trasformazione in uno studente modello a Yale); è apparso debolissimo in politica estera. Ha detto, tra l’altro, che per riconquistare le aree controllate dall’Isis bisogna far apparire i militanti islamici come dei “perdenti”.

La serata di Milwaukee ha dimostrato come le primarie repubblicane si siano sinora limitate a una pura schermaglia dialettica, spesso a uso dei media e ingigantita dai media; ciò che ha allontanato il dibattito dalle questioni politiche e permesso l’emergere di candidati di facciata, “televisivi”, senza alcuna possibilità di conquistare la candidatura. Tra i temi dibattuti ieri, oltre l’immigrazione, ci sono state anche politica estera e tasse. Rand Paul ha avuto modo di dettagliare la sua agenda di “vero conservatore”, rispetto a quella degli altri candidati. Paul, erede di una tradizione politica “libertarian”, si è scagliato contro il sistema di tasse “family-friendly” di Marco Rubio, che aumenterebbe di “un altro trilione di dollari il deficit americano”. Poi Rand ha criticato un’altra proposta di Rubio, quella di aumentare la spesa militare. “Quanto è conservatore aggiungere altri milioni di dollari alle spese militari? Non sei un conservatore se continui a proporre programmi che non puoi pagare”.

In conclusione: la notte di Milwaukee non ha indicato il candidato che può farcela. Ma ha segnalato delle possibilità, delle linee di tendenza. Jeb Bush non è ancora fuori dalla corsa elettorale, come sembrava sino a qualche ora fa; Marco Rubio resta il candidato forse più plausibile, capace di combinare un conservatorismo duro a un’immagine di equilibrio e dinamismo; Donald Trump e Ben Carson, i nemici dell’establishment, sono stati probabilmente e definitivamente liquidati proprio dall’establishment.