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Migranti, ennesimo naufragio in Turchia: 14 vittime tra cui 7 bambini. Renzi: “Basta commuoversi, serve agire”

Il dramma durante la traversata verso l'isola greca di Lesbo è avvenuto all'alba del summit a La Valletta tra Ue e Paesi africani per trovare un accordo sulla gestione dell'emergenza profughi
Migranti, ennesimo naufragio in Turchia: 14 vittime tra cui 7 bambini. Renzi: “Basta commuoversi, serve agire”
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Almeno quattordici morti, tra cui sette bambini. L’ultimo naufragio di migranti, partito da Ayvacik, nella provincia di Canakkale, sul Mar Egeo, avviene alla vigilia del summit di Malta tra Ue e Paesi africani per affrontare l’emergenza.

La guardia costiera turca ha salvato ventisette immigrati caduti in mare ma è ancora all’opera, alla ricerca di possibili altri naufraghi. Ogni giorno da Ayvacik partono imbarcazioni cariche di migranti che cercano di arrivare in Grecia: un tratto di mare di 10 chilometri fino all’isola di Lesbo, ma non è raro che, durante il tragitto, le imbarcazioni fatte di legno, si rovescino.

Quest’ennesimo dramma, rende ancora più urgente il dialogo tra i paesi presenti al vertice. Obiettivo del summit: limitare il flusso di migranti in arrivo in Europa. Due, i giorni per trovare un accordo.

Commuoversi non basta, bisogna agire” ha scritto il presidente dell Consiglio Matteo Renzi, in una lettera inviata a l’Avvenire all’alba del vertice della capitale malese, La Valletta. Il premier sottolinea che la due giorni è “la grande occasione” per l’Italia, “per ritagliarsi e ritrovare il proprio ruolo nel Mediterraneo“, “ma anche per l’Europa, per ritrovare l’anima persa sotto pile di polverose scartoffie burocratiche”.

Nella lettera Renzi definisce la questione migranti una “catastrofe umanitaria che reclama tutta la nostra attenzione” e auspica un intervento dell’Europa “nei Paesi di origine perché si creino condizioni adatte alla crescita culturale, lavorativa ed economica di ogni potenziale migrante. Perchè l’Europa rappresenti una scelta e non un approdo obbligato, un destino inesorabile“.

Dopo mesi di vertici falliti, la speranza di Bruxelles è che le quarantotto ore malesi portino a un punto d’incontro tra le due parti della medaglia. Un piano d’azione è già pronto, elaborato dai negoziatori europei e africani. Si tratta di un documento articolato in cinque aree di intervento e contenente quindici iniziative: investimenti e cooperazione, migrazione legale e mobilità, protezione internazionale e asilo, lotta alla migrazione irregolare e accordi di rimpatrio.

Sulla carta è tutto pronto ma le tensioni all’interno dell’Unione rischiano di far restare la situazione ferma, soprattutto dopo il blocco delle frontiere da parte della Germania e l’annuncio della Slovenia di voler costruire un muro di filo spinato ai confini con la Croazia.

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