Si chiama Red. E al di là di ogni suggestione cromatico-politica, l’acronimo sta per ‘reddito di dignità’. “Oggi ho firmato la delibera: è un modo di essere di sinistra in modo moderno, considerando la difficoltà delle famiglie senza mantenere in piedi situazioni di privilegio”. Così l’ha presentata Michele Emiliano, governatore della Regione Puglia e fautore di un provvedimento destinato a creare proseliti e polemiche. Perché allo stesso tempo va contro Renzi e sposa la mossa di Tito Boeri, che ha sfidato il premier proprio su questo terreno, pubblicando la sua proposta di legge depositata a giugno e mai presa in esame dal governo. Parole non a caso: sinistra, famiglie in difficoltà, nessun privilegio. E anche il luogo dell’annuncio non è privo di significato simbolico: un convegno della Cgil al quale ha partecipato il segretario nazionale Susanna Camusso. Sullo sfondo, al netto della valenza sociale, c’è la questione politica, che non è di poco conto.

Emiliano vs Renzi. Che disse: “No al reddito di cittadinanza, per combattere povertà serve lavoro”
Perché il reddito di dignità della Regione Puglia va nella direzione opposta e contraria a quella intrapresa dal premier Matteo Renzi: “No al reddito di cittadinanza, per combattere la povertà serve il lavoro” aveva detto il presidente del consiglio e leader del Pd poco più di un mese fa durante un question time alla Camera. Era il 30 settembre: fu la chiusura netta e definitiva alla richiesta del MoVimento 5 Stelle, che proponeva di introdurre un assegno mensile di 780 euro per chi non ha altre entrate. L’ex sindaco di Firenze aveva respinto al mittente uno dei cavalli di battaglia dei pentastellati. Quaranta giorni dopo è alle prese con un’altra grana, simile per portata ma più complicata da dirimere perché arriva dall’interno del suo partito e, soprattutto, da un governatore non allineato che sempre più spesso sottolinea la sua distanza politica e amministrativa dall’ex Rottamatore.

Il governatore pugliese: “Sottoporremo il nostro progetto all’Inps e a Boeri”
Anche in questo caso Emiliano non ha perso l’occasione di marcare la differenza. Anzi, si è spinto oltre: “Il governo non ha questo progetto, ma una delle cose che faremo una volta approvato in giunta e trasmesso al Consiglio regionale, sarà prendere in contatto con l’Inps e Boeri, perché sarei curioso di conoscere quale era il progetto dell’Inps in questa materia”. Se non è un attacco diretto all’esecutivo poco ci manca. Basti ricordare il documento pubblicato dall’Inps sul suo sito neanche una settimana fa: si trattava delle proposte consegnate a giugno al governo, che a sua volta aveva deciso di farne carta straccia visto che la legge di Stabilità, come evidenziato da Boeri, in questo campo prevede solo “interventi selettivi e parziali”. Bene: l’economista ha aggirato Renzi e ha reso noto quanto aveva messo nero su bianco. E tra le varie misure c’era anche il reddito minimo di 500 euro per gli over 55. In quell’occasione il ministero del Lavoro parlò di “contributo utile al dibattito” ma anche di proposta inattuabile perché quelle misure “mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi”. Una bocciatura, quindi uno strappo, con Palazzo Chigi a puntualizzare che la pubblicazione del documento era concordata. Giusto per non alimentare la polemica. Che oggi rinasce, specie dopo quanto approvato in giunta da Regione Puglia.

I numeri: 600 euro per 60mila pugliesi, durata di un anno ma prolungabile
In tal senso, Emiliano sa bene che il reddito di dignità pugliese va a inserirsi nella frattura o, meglio, nella tensione tra governo e Inps. La conferma dall’obiettivo ‘altro’ del Red? “Soprattutto aprire, perché si stratta di una sperimentazione non facile – ha detto il governatore – un dibattito tecnico sulla migliore realizzabilità del progetto”. Il resto è slogan e traduzione tecnica del provvedimento, definito dal successore di Nichi Vendola “una speranza, un segno di lotta contro la povertà, perché va nel segno di ciò che Papa Francesco ha chiesto alla politica, di occuparsi della dignità delle persone”. I soldi? Emiliano per ora non ha spiegato, sottolineando però che “la delibera ha il visto della ragioneria, quindi è coperta”. Chi ne beneficerà? “Circa 60 mila pugliesi, con un limite massimo di 600 euro a famiglia. La durata massima è di 12 mesi, ma si può riprendere il programma se ci sono le condizioni dopo una interruzione” ha continuato l’ex sindaco di Bari. Che ha rispedito al mittente le accuse di creare una nuova classe di privilegiati, spiegando che il Red “non è un modo non per sbarcare il lunario e sistemarsi per sempre, come qualcuno immagina, ma un modo per far superare la soglia di povertà a famiglie in difficoltà, reinserendole nel mondo del lavoro attraverso formazione e prestazioni sociali che ciascun sottoposto al programma dovrà rendere”. Quali? “Se necessario anche andando a pulire giardini, i banani di una scuola, o a gestire lavori umili. In cambio della solidarietà da parte della comunità che gli darà una mano”.

Bari e i furbetti del reddito di cittadinanza
Quello del reddito minimo per disoccupati e famiglie in difficoltà è un vecchio pallino di Michele Emiliano, che già quando era primo cittadino del capoluogo pugliese aveva introdotto un provvedimento assai simile. Nell’applicazione, però, c’è stato qualche problema, tanto che il successore dell’ex pm, Antonio Decaro, è stato costretto a correre ai ripari stringendo le maglie della norma comunale. Il motivo? A Bari è capitato che qualcuno, dopo esser stato assunto e aver incassato i 400 euro mensili di contributo, ha pensato di mettersi in malattia in modo da continuare a recepire il benefit senza eseguire i lavori pattuiti. Furbetti del reddito di cittadinanza. Da cui Emiliano ora dovrà difendersi al pari di chi, quel reddito, lo vuole rottamare una volta e per sempre.