L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha annunciato la fine della trasmissione del virus Ebola in Sierra Leone. La trasmissione del virus “è stata fermata” nel Paese africano, afferma l’Oms, sottolineando che ”42 giorni, corrispondenti a due cicli di incubazione del virus, sono trascorsi da quando l’ultima persona affetta da Ebola ha avuto un secondo test del sangue negativo al virus”. Dall’inizio dell’epidemia, nel maggio 2014, in Sierra Leone si sono registrati 8.704 infetti e 3.589 decessi.

Medici senza frontiere invita però alla cautela. Perché “i sopravvissuti hanno enormi problemi di accesso alle cure e finché il virus sarà presente in Guinea non si potrà abbassare la guardia”. Nella vicina Guinea, afferma Msf, “le persone continuano a essere infettate da una malattia che ha provocato la morte di più di 11.000 persone in Africa occidentale. Il rischio principale – avverte l’associazione – rimane il debole sistema di monitoraggio. Questo è il motivo per cui è così difficile da fermare l’epidemia. Questa potrà anche essere finita in Sierra Leone, ma finché il virus è ancora presente in Guinea, la malattia rimane una realtà, con il rischio che si presentino nuovi casi. In tutta la regione devono essere mantenuti alti livelli di vigilanza e la capacità di rispondere rapidamente a potenziali nuovi casi”.

Attualmente ci sono circa 15.000 sopravvissuti all’Ebola in Africa occidentale, molti dei quali con problemi di salute fisica e mentale: “I superstiti Ebola – denuncia Msf – hanno enormi difficoltà di accesso ai servizi sanitari. È essenziale che le autorità sanitarie e tutti i soggetti coinvolti coordinino i loro sforzi per garantire un accesso tempestivo a cure di qualità gratuite per i sopravvissuti e le loro famiglie”. Da marzo 2014, quando è iniziata l’epidemia in Africa occidentale, le équipe di Msf in Africa hanno assistito 10.287 pazienti affetti da Ebola.