La “cupola” guidata dall’ex Dc Gianstefano Frigerio e dal compagno Primo Greganti aveva messo le mani anche sulla gara per la Città della Salute, il mega ospedale in progetto a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Quando i pm se ne sono accorti le possibilità erano due: mandare tutto a monte e ricominciare da capo con un nuovo bando, oppure salvare quello in corso, comprese le offerte già arrivate, cambiando solo la commissione giudicatrice. Infrastrutture Lombarde, la società del Pirellone responsabile della gara, ha scelto la seconda soluzione con l’ok del governatore Roberto Maroni. E così è stata considerata valida anche l’offerta della Maltauro, ovvero la società che le intercettazioni avevano mostrato essere quella predestinata a vincere l’appalto in cordata con la Manutencoop di Claudio Levorato, che avrebbe dovuto garantire gli interessi “rossi” rappresentati da Greganti. Ma questa decisione potrebbe avere falsato l’esito della gara. O almeno questa è la tesi di Salini Impregilo, l’impresa che è arrivata seconda per soli 0,53 punti su cento e che ha presentato ricorso al Tar.

Saranno così i giudici amministrativi a dire la loro su quello che è il più grande appalto pubblico europeo di questi anni, per un valore complessivo di 450 milioni di euro, tra i costi di costruzione dell’ospedale, che dovrebbe riunire l’Istituto nazionale dei tumori e il neurologico Besta, e la gestione per gli anni successivi dei servizi non sanitari, quali pulizie e ristorazione. Il progetto sulle ex aree Falck, approvato in extremis da Roberto Formigoni prima della fine anticipata della sua giunta a causa degli scandali e delle inchieste lombarde su sanità e ‘ndrangheta, ha scopi che vanno al di là di quelli sanitari. La Città della Salute deve infatti fare da volano a una vasta operazione immobiliare portata avanti dall’imprenditore Davide Bizzi sui terreni che furono della Risanamento di Luigi Zunino, foraggiata allora da banche che ancora devono rientrare dei loro crediti, in primis Intesa, Unicredit e Popolare di Milano.

L’ospedale – sosteneva Formigoni – avrebbe dovuto essere pronto già nel 2015. Ma i lavori non sono ancora iniziati. Prima hanno influito i ritardi nell’avviare le bonifiche, poi le inchieste. Perché prima di finire al vaglio dei giudici amministrativi, la storia dell’appalto della Città della Salute ha già incrociato le azioni dei magistrati della procura di Milano. Per ben due volte. Prima alcuni membri della commissione giudicatrice sono stati colpiti da provvedimenti interdittivi a seguito dell’inchiesta che a marzo 2014 aveva portato agli arresti dell’allora direttore generale di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni. Poi la gara è finita nelle carte dell’inchiesta che due mesi dopo ha sventato la cupola che si spartiva gli appalti in Lombardia. Con le telefonate intercettate che dipingevano un quadro di aiuti ai vincitori prescelti, Maltauro e Manutencoop, a cui secondo gli inquirenti era stato suggerito quali “migliorie progettuali” inserire nell’offerta per ottenere più punti dei concorrenti. Dopo gli arresti ai danni della cupola, la gara è stata congelata, fino alla decisione di Infrastrutture Lombarde di sbloccare la procedura senza rifare tutto da capo. Uniche novità quelle di utilizzare un server blindato per la conservazione della documentazione e di sorteggiare i membri della nuova commissione giudicatrice tra un elenco di ingegneri, architetti e docenti universitari.

Lo scorso aprile è arrivata l’aggiudicazione provvisoria, poi confermata a settembre: vincitrice è risultata la cordata guidata da Società Italiana per Condotte d’Acqua, alleata tra gli altri con Italiana Costruzioni, la società che solo qualche settimana prima era finita nelle carte dell’inchiesta fiorentina sulle Grandi Opere per le modalità sospette con cui si era aggiudicata l’appalto Expo per la costruzione di Palazzo Italia. Tanto che il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone le aveva consentito di portare a termine i lavori necessari all’inaugurazione dell’esposizione solo dopo averla messa sotto sorveglianza speciale.

Tra gli aspiranti all’appalto per la Città della Salute, in ogni caso, Italiana Costruzioni non è stata l’unica società ad avere fatto parlare di sé ultimamente per il suo coinvolgimento in inchieste giudiziarie. Lo stesso è successo infatti anche ad altri concorrenti, come la veneta Mantovani, finita al centro dello scandalo del Mose di Venezia. Stessa vicenda per cui ha patteggiato due anni e 700mila euro di multa Stefano Tomarelli, all’epoca dei fatti consigliere di gestione proprio della vincitrice Condotte d’Acqua. Per non parlare della già citata Maltauro, coinvolta nelle indagini sull’appalto Expo delle Vie d’Acqua, e per questo commissariata da Cantone, prima di finire sotto accuse per la gara della Città della Salute. Ora il futuro dell’ospedale di Sesto San Giovanni è nelle mani del Tar. Che a metà novembre dovrà prendere una prima decisione sulla richiesta di sospensiva dell’aggiudicazione dei lavori.

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