Il governo turco ha sempre dimostrato un elevato tasso di umorismo, spesso nero, ovviamente del tutto involontario. Stupisce davvero la spudoratezza con la quale vengono inventate balle incredibili per coprire la responsabilità delle azioni illegali compiute dai servizi segreti di Erdogan. E fa indignare ancora di più la faciloneria con la quale i fedeli alleati del Sultano, Usa e Nato in testa, sono pronti a bersi qualsiasi panzana pur di coprire il loro utile bastione (o bestione?) orientale. In un’occasione rimasta memorabile la cancellazione di alcuni file “sensibili” negli archivi di un tribunale era stata attribuita ufficialmente alle scorrerie di un gatto pasticcione. Nel caso dello strano “suicidio” di Jacky Sutton, giornalista britannica trovata impiccata con i lacci delle sue scarpe in una toilette dell’aeroporto di Istanbul, si è passato tuttavia il segno. La giornalista si sarebbe infatti uccisa, secondo la versione ufficiale, perché aveva perso l’aereo e non aveva soldi per comprare un altro volo.

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In realtà la coraggiosa giornalista stava indagando sull’Isis ed aveva probabilmente raccolto elementi ulteriori di prova su quello che per tutti oramai, salvo forse solo il governo Renzi e il Dipartimento di Stato statunitense, è un vero e proprio segreto di Pulcinella. E cioè l’appoggio continuo, evidente e decisivo prestato in tutti i modi da Erdogan all’Isis, in virtù di una certa affinità ideologica caratterizzata dalla propensione a un Islam reazionario e maschilista, e dall’esistenza di nemici comuni: il regime di Assad e, ancor di più, i kurdi che hanno sconfitto i tagliagole e rappresentano al tempo stesso la più concreta minaccia per i progetti dittatoriali del Sultano.

Jacky aveva espresso, nella sua ultima mail, il timore di essere soppressa da gruppi jihadisti che volevano porre fine al suo lavoro di indagine. Abbiamo appreso che un’altra sua collega, Serena Shim, è stata uccisa in uno strano incidente d’auto dopo aver espresso pubblicamente i suoi timori di essere nel mirino dei servizi segreti che la consideravano una spia per aver lavorato a un’inchiesta proprio sui rapporti tra Isis e governo turco, rivelando il passaggio di terroristi nascosti in camion attraverso la frontiera. Un altro collega di Jacky, Ammar al Shahband è morto in un misterioso attentato a Baghdad. Alcuni giudici turchi sono stati rimossi ed incarcerati per avere aperto un’inchiesta su camion che portavano aiuti ed armi all’esercito dei tagliagole. Lo “Stato profondo”, alleanza di elementi dei corpi armati dello Stato, gruppi fascisti e potentati mafiosi, ha scelto con ogni evidenza di appoggiare fino in fondo le folli mire dittatoriali di Erdogan e di stare al fianco dell’Isis, suo utile alleato. Ovviamente non vogliono che si sappia e sono pronti agli omicidi più efferati per impedirlo.

La Turchia di oggi è del resto in preda a una feroce repressione. Canali televisivi vengono chiusi, giornalisti indipendenti aggrediti dalle squadracce dell’Akp, le città kurde sono sotto il coprifuoco, gli avvocati vengono arrestati e manganellati. Erdogan le sta tentando tutte per vincere le elezioni, ma pare davvero improbabile che ci riesca. Che succederà poi? Alcuni amici turchi mi hanno detto recentemente che è possibile che si vada nuovamente ad elezioni nel giro di qualche mese. Nel frattempo l’aspirante dittatore assatanato raddoppierà i suoi sforzi aumentando la repressione e ci saranno nuove stragi, sempre più massicce, nella progressione geometrica già riscontrata, dai quattro morti di Diyarbakir a giugno, ai trenta di Suruc a luglio, ai cento e oltre di Ankara un paio di settimane fa.

La codardia e l’opportunismo dei governi occidentali rappresenta oggi del resto il migliore sostegno per lui e i suoi alleati tagliagole, si tratti di agenti dei servizi o di fondamentalisti arruolati dall’Isis. E’ improbabile che il governo di Cameron faccia alcunché di serio per ottenere giustizia per una sua valorosa cittadina e giornalista. Nel frattempo pare che abbiano accettato senza discutere la versione oscenamente ridicola partorita dalle poco fantasiose forze dell’ordine turche. Non si tratta peraltro del primo caso di turista straniera morta allo scalo di Istanbul. Lo sconcertante comunicato che sarebbe stato emesso dalla famiglia avalla in qualche misura la ridicola versione presentata dalla polizia turca, pur riservandosi di attendere i risultati di un’inchiesta indipendente. Non ci sarà quindi giustizia per Jacky Sutton?