Il traffico automobilistico per il quale sono stati asfaltati migliaia e migliaia di chilometri di terreno adesso potrebbe, indirettamente, contribuire all’autosufficienza energetica. Lo dice l’azienda Colas presentando la “strada fotovoltaica“, un’innovazione che arriva dalla Francia ma ha un nome inglese, Wattway, e a cui i media transalpini hanno dato molto risalto. La tecnologia è basata su due brevetti che rendono “indistruttibile” la resina che ricopre il rivestimento sul quale passano i veicoli. Ma, soprattutto, è in grado di assicurare energia senza consumare ulteriore spazio, sfruttando cioè al meglio superfici già occupate.

L’azienda francese Colas è controllata per le opere stradali del gruppo Bouygues: oltre 33 miliardi di euro di fatturato nel 2014, è guidato da Martin Bouygues, figlio del fondatore Francis, e vanta una particolarità, il 23% dei titoli è in mano ai dipendenti. La Colas avvierà la commercializzazione dei pannelli Wattway nel prossimo gennaio in Francia. Solo in seguito il rivestimento hi-tech andrà anche all’estero, a cominciare dal Nord America. La Colas ha bisogno di preparare la rete di vendita, che per il momento conta su mille agenti in 50 Paesi.

L’attenzione per la strada che produce energia sarebbe alto, soprattutto dopo che il presidente François Hollande aveva preso parte alla terza dimostrazione sull’efficacia della tecnologia sviluppata da Colas (nella foto sotto). Anche dall’estero ci sarebbero manifestazioni di interesse, dalla Danimarca in particolare. La strategia è semplice: convincere le società o le amministrazioni “motivate” ad installare Wattway su superfici limitate, anche solo qualche centinaio di metri quadrati, per valutarne i benefici. Le aree possono essere non solo le strade, ma anche i parcheggi di centri commerciali, stadi o grandi impianti sportivi o le rimesse di società di trasporti o logistica.

Con 15 metri quadrati di superficie fotovoltaica si produce energia sufficiente per il funzionamento di un semaforo, 100 mq assicurano una ricarica con la quale è possibile percorrere 100.000 chilometri in elettrico. Un chilometro di strada dovrebbe bastare per illuminare una cittadina di cinquemila abitanti.

Hervé Le Bouc, amministratore delegato di Colas, garantisce che rivestendo il 2,5% dell’intera superficie stradale francese sarebbe possibile coprire il 10% del fabbisogno energetico nazionale. Se le proporzioni non sono un’opinione, con un quarto si raggiungerebbe l’autosufficienza energetica. Quello che non è ancora chiaro è il prezzo, perché la Colas spiega di essere agli stessi livelli di un’azienda che realizza impianti di questo genere. Solo che la differenza, a quanto pare, la fa ancora il trattamento fiscale per la cessione alla rete di questa energia.

La Colas utilizza delle “normali” celle fotovoltaiche per fabbricare un rivestimento che, alla vista, assomiglia molto ad un selciato geometrico. Questo è a sua volta ricoperto da una speciale resina in grado di proteggere il sistema e, allo stesso tempo, di non penalizzare la circolazione, ad esempio usurando gli pneumatici e modificando la tenuta di strada. L’energia prodotta viaggia sottoterra verso la rete alla quale è destinata. Colas ha sperimentato Wattway a Chambery e a Grenoble simulando la percorrenza di un milione di chilometri, ovvero il carico di traffico di una strada normale per vent’anni.

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