Una pensione di invalidità all’80% per depressione e ansia. Un contributo fisso di 280 euro al mese per tredici mensilità. È quanto ha ottenuto Pierino Santoro, 58 anni, ex direttore dell’Atc di Asti che in dieci anni aveva sottratto all’ente delle case popolari quasi 8,5 milioni di euro sfruttando i contanti, i conti e le carte di credito aziendali. Per questa ragione un anno fa ha patteggiato una pena a quattro anni e due mesi per peculato e poi è stato condannato dalla Corte dei conti a restituire tutto allo Stato, che ora dovrà dargli un assegno mensile. La storia della pensione è il nuovo episodio di uno scandalo che ha provocato le proteste degli astigiani: il 10 ottobre alcuni di loro sono andati in piazza Alfieri dove potevano avere delle consulenze goliardiche su come ottenere rapidamente dei contributi per l’invalidità.

A dare il via libera alla pensione di Santoro è stata una commissione medica dell’Asl Torino 1 incaricata di valutare il caso. Per lui l’iter sembra essere stato rapido: a giugno ha presentato la richiesta che è stata convalidata poche settimane fa. Stando a quanto si apprende dalle stampa locale, l’Asl avrebbe certificato una “grave forma di ansia e depressione”. I suoi problemi di salute psichica erano già emersi durante le indagini della procura di Asti e della Guardia di Finanza: indagato nel febbraio 2014, dopo la scoperta di un primo ammanco di 350mila euro dalle casse dell’Atc, su consiglio del suo medico Santoro si era ricoverato alla casa di cura Città di Bra per “asseriti problemi psicologici”.

Qui riceveva un trattamento a base di antidepressivi e ansiolitici, un trattamento che però non gli ha impedito di dare ai familiari disposizioni per occultare le “sue” ricchezze (gettare un sacco pieno di soldi nel Tanaro, cambiare l’intestazione di beni, appartamenti, auto e conti correnti), né di incontrare un’escort, né di spiegare alla figlia la seconda finalità del ricovero: “Io francamente non so cosa ci stia a fare altri dieci giorni qua dentro – dice al telefono -. Mi servirà forse perché penalmente sono un soggetto che ha avuto problemi che, quindi, sarà incompatibile nella sua attività e non sarà più compatibile con la vita carceraria”.

Prima di andare nella clinica Santoro aveva spiegato i suoi problemi al pm Elisa Pazé al termine dell’interrogatorio del 27 febbraio 2014: “Aggiungo ancora che da molti anni, ormai da trenta, ho crisi ansioso-depressive e fobico-ossessive e per tale ragione sono stato seguito da un neuropsichiatra e assumo tuttora farmaci ansiolitici“. Però sul suo trattamento sanitario nella relazione conclusiva dell’indagine della Guardia di finanza – datata 21 maggio 2014 – si leggono giudizi severi: “Santoro ha simulato una condizione psicologica problematica”. Un giudizio che la difesa dell’ex dirigente ha cercato di smentire, poche settimane dopo, con la consulenza di uno psichiatra.

Rimasto disoccupato, l’ex dirigente aspetta il verdetto finale della Cassazione. Il suo difensore Aldo Mirate ha fatto ricorso contro le confische stabilite col patteggiamento. Secondo l’avvocato la scelta dell’Asl torinese non influirà i giudici: “In questa fase gli aspetti personali dell’imputato non hanno rilievo”. Potrà invece influenzare la Corte d’appello di Torino nel caso in cui, diventata definitiva la pena, debba stabilire come eseguire la condanna, se in carcere o in modi alternativi.

“È del tutto evidente che la richiesta di riconoscimento dell’invalidità civile è finalizzato ad impedirgli una futura reclusione – sostiene il deputato M5S Paolo Nicolò Romano in un’interrogazione parlamentare -. Questo strumentale riconoscimento dell’invalidità civile offende le moltissime persone che nel nostro Paese sono effettivamente affette da handicap fisici e psichici e che ogni giorno combattono contro indifferenza, burocrazia e risorse pubbliche insufficienti”.

Twitter: @AGiambartolomei