Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, non ha niente da rimproverarsi sul caso Popolare di Vicenza. Lo ha rivendicato lui stesso sostenendo che la banca centrale collabora “pienamente e attivamente fin dall’inizio” con la magistratura che nelle scorse settimane, i seguito agli esposti di soci e correntisti, ha aperto un’inchiesta sull’istituto veneto iscrivendo nel registro degli indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza l’ex direttore generale Samuele Sorato e il presidente Gianni Zonin.

“Per rispetto alla magistratura non ho detto niente, non mi voglio addentrare. Stiamo attivamente e pienamente collaborando fin dall’inizio, ma vi sarà occasione di chiarire anche a breve alcuni fatti. Un chiarimento che faremo con l’assenso della procura. Però un paio di cose le posso dire. Non parlerò della storia dal 2001, ci sono stati interventi, sanzioni e richiami, rientrano nelle prassi”, ha proseguito Visco. Trascurando l’episodio che negli anni scorsi ha visto lo stesso istituto centrale vendere a caro prezzo (9 milioni di euro) la sua sede di Vicenza proprio alla popolare presieduta da Zonin.

Visco, poi, ha tenuto a dire che ”quello che succede oggi prende le mosse dall’anno scorso, quando sono cambiate alcune norme che riguardano le operazioni in azioni proprie. Alla luce di questi cambiamenti e sulla base di segnali raccolti dalla Banca d’Italia, si sono viste irregolarità. Su questa base, la Banca d’Italia ha pianificato un’attività ispettiva d’accordo con la Bce. Nel corso dell’ispezione sono emerse alcune attività che erano non rispettose dei requisiti di natura prudenziale: erano state messe in capitale delle poste che non dovevano. Con una certa rapidità, nei tempi giusti, sono state prese decisioni: è stato cambiato ad, le prima linee del management”.

Tutti, ha trascurato ancora una volta di dire Visco, tranne il presidente dell’istituto, Zonin, che è rimasto saldo in sella nonostante tutto. Secondo il governatore, quindi, Bankitalia “è stata chiamata in causa più volte, e spesso sulla base di presupposti erronei, sbagliati, equivoci veri e propri”. Non solo. La banca, in procinto di varare un aumento di capitale da 1,5 miliardi indispensabile a ripristinare i coefficienti patrimoniali pregiudicati dalla gestione Zonin-Sorato, sempre secondo Visco è “certamente” in grado di mantenersi in vita. Ma il punto, per il governatore, non sono tanto le perdite subite e subende dai forzati azionisti, quanto “la crescita di attenzione dell’opinione pubblica rispetto a un’indagine giudiziaria della procura di Vicenza sulla banca”.