In paese la chiamano “gara per la solidarietà”, e intorno a Nonantola, in provincia di Modena, in tanti hanno partecipato. Era il 24 settembre scorso quando lo schianto tra due veicoli che transitavano lungo via Mavora, a Rubbiara, ha raso al suolo la pizzeria Nosadella, di proprietà di Tommaso Conte e della sua famiglia. Una delle due auto coinvolte ha colpito una centralina del gas, e l’esplosione ha divorato tutto.

Non ci sono state vittime, e all’interno del ristorante c’erano solo i dipendenti e qualche fornitore, tutti evacuati in fretta. Il fuoco non ha risparmiato nulla, nemmeno l’appartamento dove la famiglia risiedeva, al piano superiore della pizzeria. E ha cancellato uno dei luoghi simbolo di una comunità da 300 abitanti. Così, quella stessa comunità ha deciso di mobilitarsi per aiutare Conte, Tommy per gli amici, a rimettersi in piedi. Oltre mille euro sono stati raccolti in pochi giorni per chi, in qualche attimo, senza alcun preavviso, ha perso tutto, e alla colletta, rilanciata sui social network, hanno aderito decine di persone.

Il fuoco non ha risparmiato nulla. E ha cancellato uno dei luoghi simbolo di una comunità da 300 abitanti

A capitanare la gara alla solidarietà è stata la Parrocchia di Rubbiara, “anche se la fede, in questo caso, c’entra poco – ci tiene a precisare don Gianni Gilli, sacerdote ed ex parroco –. La solidarietà va data a tutti, che la domenica vengano in chiesa o meno”. Ma a donare sono stati anche i calciatori della squadra che nel weekend a si allena nel campetto della parrocchia, i vicini di casa di Tommaso Conte, i conoscenti o gli sconosciuti che in un lungo corteo hanno preso parte alla processione organizzata da don Alberto Zironi. Dalla chiesa fino ai resti carbonizzati della pizzeria.

C’è stata una cena, domenica 27 settembre, per raccogliere fondi per la Nosadella, c’è chi si è preoccupato di offrire un alloggio alla famiglia rimasta senza casa, e chi ha aperto un conto corrente per raccogliere altre donazioni. “Non si può rimanere con le mani in mano davanti a chi ha perso tutto. Così a messa abbiamo invitato i nostri concittadini a stare vicino a Tommy e alla sua famiglia – racconta don Gilli –. Aiutare chi ne ha bisogno è nel nostro dna”.

Alla processione di solidarietà hanno partecipato anche i calciatori che si allenano nel campetto della parrocchia, i vicini di casa di ‘Tommy’, conoscenti e sconosciuti

E’ una regola non scritta, che la comunità di Rubbiara, nella campagna modenese, conosce fin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando le mura della parrocchia vennero trasformate in una centro nevralgico della Resistenza. Nascosti nel solaio della chiesa dedicata a San Pietro, infatti, settant’anni fa i partigiani stampavano documenti falsi e materiale di propaganda antifascista, e chi era perseguitato, come gli ebrei, là trovava un rifugio sicuro prima di disperdersi nelle campagne. E sempre a Rubbiara fu parroco don Arrigo Beccari, insignito dell’onorificenza di Giusto tra le nazioni dallo Yad Vashem, il riconoscimento assegnato ai non ebrei che ai tempi della Shoah agirono in modo eroico. Don Beccari – la cui storia ha ispirato anche la fiction Rai ‘La fuga degli innocenti‘ – salvò dalla deportazione nei campi di sterminio, Auschwitz in particolare, un centinaio di bambini ebrei che si erano rifugiati a Villa Emma, a Nonantola.

La solidarietà è una caratteristica di Rubbiara. Già ai tempi della Resistenza, quando il suo parroco don Arrigo Beccari salvò decine di bimbi ebrei. Oggi è tra i Giusti delle nazioni allo Yad Vashem

“E’ più di una tradizione da onorare, è la nostra identità – spiega don Gilli – Da anni, ad esempio, organizziamo la colletta per la vita, e la chiamiamo così perché serve ad aiutare chi ha bisogno. Quest’anno l’abbiamo data a Tommaso, come si dovrebbe sempre fare quando s’incontra qualcuno che vive il dramma che è capitato a lui e alla sua famiglia. Tutte le parrocchie devono aiutare chi ne ha bisogno, a prescindere da quanto spesso venga a messa”.

Don Gianni Gilli: “Essere solidali è la nostra identità. Da anni organizziamo una ‘colletta per la vita’, per aiutare chi ha bisogno. Questa volta l’abbiamo data a Tommaso”

Quello del 24 settembre non è stato l’unico incidente su via Mavora. Pochi giorni prima di quello che ha causato l’esplosione della Nosadella, l’auto di Mirella Veronesi era stata colpita da un furgone, e la donna, 64 anni, residente in zona, ha perso la vita. “Una tragedia che si poteva evitare”, attaccano gli abitanti di Rubbiara, che ora si rimboccano le maniche per aiutare la famiglia di Tommy a ricostruire. “Qui funziona così – conferma don Zironi – ognuno ha le proprie differenze, ma siamo anche pronti a darci una mano a vicenda”.