Due righe in grassetto come titolo. E poi altre 19, di cui le ultime due di nuovo in grassetto. E un solo marchio, quello di Volkswagen. Il 3 ottobre la Germania ha ricordato i 25 anni dalla riunificazione, che nonostante ancora diverse disuguaglianze (nella ex DDR pensioni e salari sono più bassi e la disoccupazione è più alta, ad esempio) viene celebrata come un successo. Ma due vicende hanno pesato sull’umore dei tedeschi: quello dei profughi e quello dello scandalo delle emissioni truccate.

E, appunto, la Volkswagen ha spiegato ai lettori di numerosi quotidiani che l’inserzione “a dire il vero avrebbe dovuto essere dedicata ai 25 della riunificazione”. Invece, in questa pagina senza colori (ad eccezione del celeste del logo del colosso di Wolfsburg) c’è qualcosa che assomiglia a delle scuse. Mentre le indiscrezioni raccolte dopo la presentazione dei risultati preliminari dell’inchiesta interna sembrano rivelare che a conoscenza della manipolazione delle emissioni con il software venduto da Bosch e riprogrammato internamente non fossero poi così pochi come è stato sostenuto finora dai vertici del gruppo, la società ha cominciato a “riposizionarsi”.

“A dire il vero – si legge – in questa occasione avremmo voluto dire quanto siamo contenti che la Germania sia di nuovo unita. A dire il vero avremmo voluto dire quanto siamo orgogliosi di aver contribuito assieme a tutti a formare questa nazione in questi ultimi 25 anni”. E ancora: “A dire il vero sarebbe stato il momento giusto per dire grazie per la fiducia ai nostri clienti nei nostri veicoli e per l’elevato gradimento di cui Volkswagen ha beneficiato in questi anni. A dire il vero, in questa occasione avremmo voluto dimostrare l’apprezzamento per il lavoro dei nostri collaboratori e fornitori di ogni parte della Germania. A dire il vero tutto questo sarebbe stato giusto”, si legge ancora. “Invece – conclude il messaggio – vogliamo solo dire una cosa: faremo di tutto per riconquistare la Vostra fiducia”.

Un’inserzione amara, anche per chi lavora (e collabora) con la Volkswagen fuori dalla Germania. Il tentativo è quello di evitare di coinvolgere gli altri marchi: in settembre, con un mercato tedesco in crescita del 4,8%, Volkswagen è salita del 3,8%, Skoda del 3,3%, Audi del 2,2%, Porsche dello 0,8% e la spagnola Seat del 7%, ma l’eventuale impatto si avvertirà nei prossima mesi. Tuttavia le immatricolazioni di auto aziendali sono schizzate del 10%, raggiungendo il 69%, una quota che farebbe rabbrividire in Italia, anche se le norme sulla deduzione fiscale sono diverse, come i margini su questo genere di veicoli.

Il presidente degli industriali tedeschi, Ulrich Grillo, ha richiamato i manager che ragionano sugli utili alle responsabilità su come li ottengono e quindi anche alla sostenibilità delle società che dirigono. Ma ha anche messo in guardia la politica a non cadere nella tentazione di sfruttare questa vicenda come occasione per intervenire sulle norme in modo radicale.

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