All’interno della Santa Sede c’è chi sta lavorando per ricucire lo strappo tra Vaticano e Campidoglio. Perché in vista dell’ormai vicino Giubileo nessuna delle due parti può permettersi di perder tempo in polemiche fini a se stesse. Il compito, non facile, è affidato a monsignor Rino Fisichella, a cui Papa Francesco ha affidato la regia organizzativa dell’Anno Santo. Un dato è certo: le due sponde del Tevere forse non sono mai state così lontane. E questa volta non perché ci siano contrasti tra il Vaticano e la Sinagoga di Roma, come è avvenuto più volte nel corso degli ultimi decenni, o tra la Santa Sede e il Quirinale o, come la storia recente insegna, tra i sacri palazzi e il governo italiano, come è accaduto soprattutto durante il ventennio berlusconiano con i suoi scandali, spesso anche a luci rosse, le sue inchieste e le sue condanne. Questa volta ad allargare le sponde del Tevere è una querelle che sembra non avere fine e che, paradossalmente, pur svolgendosi tutta nella Capitale ha come scenario principale Philadelphia. Al termine del suo storico viaggio a Cuba e negli Stati Uniti, infatti, il decimo del suo pontificato, Papa Francesco si è trovato domenica 27 ottobre 2015 a celebrare la messa conclusiva dell’ottavo Incontro mondiale delle famiglie con il sindaco di Roma Ignazio Marino seduto in prima fila di fronte a lui con la fascia tricolore. Si racconta di un Pontefice abbastanza irritato durante tutto il rito e poi in sagrestia a dir poco “furibondo”, come ha detto uno dei principali organizzatori del meeting, monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, in uno scherzo telefonico del programma La Zanzara con un finto Matteo Renzi.

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato lo stesso Bergoglio nell’ormai tradizionale conferenza stampa ad alta quota sul volo che da Philadelphia lo ha riportato a Roma. Il vaticanista di Sky Tg24, Stefano Maria Paci, gli domanda: “Santità, una curiosità. Il sindaco Marino, sindaco di Roma, città del Giubileo, ha dichiarato che è venuto all’Incontro mondiale delle famiglie, alla Messa, perché è stato invitato da lei. Ci dice com’è andata?”. A questo punto nella trascrizione ufficiale della conversazione approvata dalla Segreteria di Stato vaticana e pubblicata dalla Sala Stampa della Santa Sede compare una precisazione: “Il Campidoglio ha precisato che il sindaco Marino non ha mai affermato di essere stato invitato dal Santo Padre”. Per la serie: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Alla domanda di Paci, il Papa risponde sereno e in modo inequivocabile: “Io non ho invitato il Sindaco Marino. Chiaro? Io non l’ho fatto. Ho chiesto agli organizzatori, e neppure loro l’hanno invitato. Lui è venuto, lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente. E’ stato così”. La polemica è servita. Ma c’è ancora il tempo per un colpo di scena. Ovvero la telefonata del finto Renzi in cui monsignor Paglia si concede anche di mettere in dubbio la fiducia che il Vaticano nutre verso Marino in vista del Giubileo. Secondo la macchina organizzativa della Santa Sede, infatti, non è incredibile attendere a Roma 30 milioni di fedeli. E nessuno tra i sacri palazzi ha dubbi: “La città non è pronta”. In Vaticano, però, c’è anche chi fa notare che la regia del Giubileo e dei rapporti organizzativi con il Comune sono stati affidati dal Papa soltanto a monsignor Rino Fisichella, presidente del “Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione”, ex cappellano di Montecitorio, in ottimi rapporti con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, spesso ospite a casa sua. Fisichella, assicurano in Vaticano, saprà ricucire ogni strappo.

Lo stesso messaggio che il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha subito voluto diffondere per tentare di stemperare una polemica che rischia di diventare un complesso incidente istituzionale. “I rapporti fra i rappresentanti della Santa Sede e le Autorità italiane a proposito del Giubileo – ha affermato padre Lombardi – si sono sempre svolti e continueranno a svolgersi con serenità e correttezza nelle sedi appropriate. Affermazioni riportate da una conversazione privata, ottenuta con inaccettabile inganno, non possono esprimere in alcun modo le posizioni della Santa Sede”. Ancora una volta un tentativo vaticano di mettere la parola fine alla vicenda. Ma Marino a Uno Mattina si è lasciato andare attaccando perfino Bergoglio: “Al posto del Papa io non avrei risposto a quella domanda”. E’ la goccia che ha fatto trabboccare il vaso.

Immediata e molto seccata la replica di Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana, dopo una prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio episcopale permanente della Cei a 360 gradi schierata con il “Francesco pensiero”. “Sarebbe meglio – ha commentato il giornale dei vescovi della Penisola – che Marino si preoccupasse di che cosa fare (o non fare) e che cosa dire (o non dire) come sindaco di Roma, piuttosto che pensare a come si dovrebbe regolare il Papa di fronte a una domanda postagli in una conferenza stampa ufficiale. E l’urgenza di un’efficace dedizione di Marino all’incarico che ha chiesto e ottenuto dagli elettori è ben chiara a tutti i cittadini, romani e non solo”. Tradotto: il Papa è sempre infallibile. Anche quando attacca il sindaco di Roma.

Twitter: @FrancescoGrana