Prima l’ha definito un “circo per i padroni”, e poi, Bruno Papignani, leader della Fiom Emilia Romagna, ha lanciato un appello a tutta la Cgil: “Basta con gli stand alla festa dell’Unità, il Pd è di destra”. Secondo il segretario regionale delle tute blu, il partito guidato da Matteo Renzi “è contrario ai lavoratori – spiega al fattoquotidiano.it – e lo dimostra la posizione assunta dal presidente del Consiglio. Quando un leader dice che a Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrisler, si dovrebbe fare un monumento, mi pare che abbia scelto un modello sindacale, quello, appunto, di Marchionne, che però punta a fare fuori il sindacato. Allora, bisognerà che facciamo fuori Renzi”. Nel mirino di Papignani, però, c’è anche l’attaccamento di molti sindacalisti alla Festa dell’Unità. Tra cui, i numerosi volontari tesserati alla Camera del lavoro. “Molti di voi – scrive su Facebook – sono ancora legati a quelle cose, ma quando vedo che la Cgil è alla Festa e viene definita associazione non so cosa ci andiamo a fare. Non volantiniamo nemmeno contro il Jobs Act, come avevo proposto. Se vogliamo creare una cultura diversa, dobbiamo essere coerenti”.

Parole per le quali, tra i corridoi di via Marconi, sede della Camera del Lavoro di Bologna, cuore pulsante del sindacato guidato da Susanna Camusso, c’è già chi grida allo strappo. Se, infatti, il segretario della Cgil bolognese Maurizio Lunghi, nell’ascoltare la proposta di Papignani, lanciata durante un direttivo dei metalmeccanici, ha risposto con un sorriso gelido, Bruno Pizzica, segretario generale Spi-Cgil Emilia Romagna, passa al contrattacco. “Ci sembrava che il tempo delle censure fosse superato da molti anni – scrive in una lettera indirizzata al leader regionale dei metalmeccanici – ma a leggere queste dichiarazioni ci viene qualche dubbio. Dunque la Cgil non deve più aprire un suo stand alla Festa dell’Unità e i suoi dirigenti devono stare alla larga dal Parco Nord, luogo di un partito di destra. Innanzitutto ognuno va dove vuole, e se tanta parte della nostra gente va al Parco Nord (e non solo a mangiare, ma anche a lavorare volontariamente) forse faresti bene a tenerne conto. Capisco poi questa ansia di isolarsi e di affermare la tua purezza politica, ma non capisco dove pensi di andare a parare con la tua categoria, dentro la Cgil e nei rapporti con la politica”.

A fare da eco al segretario regionale dello Spi c’è Valentino Minarelli, leader dei pensionati Cgil di Bologna. “I lavoratori hanno bisogno di un sindacato non arroccato, che sappia confrontarsi con tutti. Altrimenti siamo destinati a vedere lasciate nel cassetto le aspirazioni del mondo del lavoro. La Cgil ha delle proposte e non vedo perché non debba diffonderle, i pensionati bolognesi e lo Spi di Bologna non hanno alcuna intenzione di isolarsi dalla società bolognese, anche per questo sono alla festa dell’Unità di Bologna a diffondere i loro documenti e volantini”.

Accuse che Papignani accoglie con un’alzata di spalle. “Prima o poi capiranno che anche per i pensionati è finita la cinghia di trasmissione, siamo in una nuova era e i pensionati di oggi sono come me”. Ma nemmeno davanti a chi lo accusa di “fare male ad attaccare il Pd proprio quando vogliamo lavorare per la coalizione”, Papignani retrocede. “Se fosse questa la coalizione – sottolinea il leader regionale dei metalmeccanici – se per farne parte mi fosse richiesto di tenere la bocca chiusa sul Partito democratico, non esiterei ad esserne estraneo. Basta consociativismo, basta ipocrisie e soprattutto, basta interessi personali. Il segretario del Pd, che è anche capo del Governo, è al servizio di Confindustria. Quindi niente silenzi, niente compromessi”.

Sostegno alle parole del segretario della Fiom regionale, invece, è arrivato da Piergiovanni Alleva, consigliere regionale l’Altra Emilia – Romagna. “Bisogna capire che il Pd non è la casa di tutti, ma la casa dei padroni, con una cameretta sempre più angusta e defilata per i maltollerati lavoratori. Se è vero, e anche da qui si inizia a dimostrarlo, che la Cgil è contraria al Jobs Act, cioè alla più tremenda legislazione anti – operaia degli ultimi 50 anni, è il momento di dimostrarlo mettendo alle strette il Pd. Che da un lato pretende di averla tra i suoi ospiti, e dall’altro attacca costantemente tutti i valori di cui la Cgil è portatrice”.