Si chiude con la prescrizione il processo all’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e all’ex funzionario Pio Pompa. Lo ha deciso il gup di Perugia, Andrea Claudiani dichiarando il “non luogo a procedere” per l’ex capo dei servizi segreti militari e per il suo analista di fiducia: i due erano accusati di abuso d’ufficio, riqualificazione dell’originaria ipotesi di reato, che era, invece, il procacciamento di informazioni da “fonti aperte” per la vicenda dell’archivio riservato di via Nazionale. Era lì, al numero 230 della via al centro della Capitale, che erano arrivati  i pm della procura di Milano indagando sul rapimento di Abu Omar: nell’ufficio gestito da Pompa furono ritrovati centinaia di dossier su presunti nemici Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del consiglio.

Cala invece la scure del segreto di Stato sull’altra accusa mossa a Pollari e Pompa, quella sul presunto versamento di 30mila euro al giornalista Renato Farina, ex vicedirettore di Libero, a libro paga dell’intelligence. Prima di ritirarsi in camera di consiglio il gup ha informato le parti del fatto che la presidenza del consiglio dei Ministri ha sollevato il conflitto di attribuzione contro la procua umbra: secondo palazzo Chigi gli inquirenti non avrebbero dovuto esercitare l’azione penale dato che la materia è coperta da segreto. L’inchiesta era finita sui tavoli dei pm di Perugia perché tra le parti offese erano state indivudati anche alcuni magistrati romani. L’indagine sulla base dove Pompa studiava e preparava dossier sui “nemici” di Berlusconi si chiude nel novembre del 2009.

A quel punto però Palazzo Chigi (al governo era appena tornato l’ex cavaliere) appone il segreto di Stato sulla vicenda, definendo l’operato di Pompa e Pollari come “indispensabile alle finalità istituzionali” e quindi soggette alla “speciale causa di giustificazione”. Nel 2013, quindi, il gup di Perugia prosciogle i due 007, ma la procura perugina impugna la decisione davanti la corte di Cassazione. Il risultato è che al nuovo processo, Pollari si presenta con una lettera firmata dal direttore del Dis (Dipartimento informazioni sicurezza) Giampiero Massolo in cui si conferma che sulla storia di via Nazionale è ancora “vigente il segreto di Stato”, anticipando inoltre che “il presidente del consiglio dei Ministri” ha intenzione di “proporre un nuovo ricorso per conflitto di attribuzioni a tutela del segreto di Stato“. Conflitto d’attribuzioni che è arrivato, anche se ormai, dopo la riqualificazione del reato, è arrivata anche la prescrizione.