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Omicidio Vassallo, il pentito che fece riaprire il caso giudicato “inattendibile, ondivago e contraddittorio”: perché Ridosso è stato assolto

Per il giudice di Salerno, Giovanni Rossi, Ridosso "ha sostanzialmente inventato" alcune circostanze per riottenere i benefici del programma di protezione. Il procuratore Raffaele Cantone: "Siamo orientati a impugnare la sentenza"
Omicidio Vassallo, il pentito che fece riaprire il caso giudicato “inattendibile, ondivago e contraddittorio”: perché Ridosso è stato assolto
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C’è un severo giudizio di inattendibilità delle dichiarazioni di Romolo Ridosso dietro la decisione del giudice di Salerno Giovanni Rossi di assolvere il collaborante della camorra dall’accusa di concorso nell’omicidio del sindaco pescatore di Pollica Angelo Vassallo.

In 60 pagine il magistrato straccia e fa coriandoli della confessione di Ridosso, e delle sue ammissioni di aver partecipato consapevolmente ad un sopralluogo preparatorio al delitto, il 3 settembre 2010, insieme a un altro degli imputati, Giuseppe Cipriano, due giorni prima che un killer rimasto finora ignoto ammazzasse Vassallo.

Per l’imprenditore detto ‘Peppe Odeon’, dal nome del cinema che gestiva a Scafati, il processo inizierà il 2 novembre col rito ordinario insieme all’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi. Mentre per il colonnello Fabio Cagnazzo c’è un proscioglimento firmato dallo stesso giudice che ha assolto Ridosso, che la Dda di Salerno ha impugnato e ci sarà un’udienza il 12 novembre. Il giudice che pochi giorni ha depositato le motivazioni con le quali definisce le parole di Ridosso (difeso dall’avvocato Michele Avino) “ondivaghe, contradditorie e inattendibili”, dettate “al solo fine di poter ottenere gli eventuali benefici penitenziari e processuali collegati alla sua collaborazione”. Il programma di protezione che aveva perso negli anni precedenti.

“Siamo orientati a impugnare questa sentenza – ha spiegato ieri il procuratore di Salerno Raffaele Cantone alla domanda del cronista durante una conferenza stampa – è una sentenza ben scritta, vogliamo studiarla con attenzione e prenderci il tempo necessario”.

L’ufficio di procura sa che se l’assoluzione di Ridosso – arrivata a giugno al termine di un processo col rito abbreviato – passasse in giudicato, potrebbero crollare alcune delle fondamenta degli altri processi sull’omicidio Vassallo. Processi nati grazie anche alle dichiarazioni accusatorie ed autoaccusatorie dell’aspirante pentito nato a Castellammare di Stabia e tra i fondatori dell’omonimo clan che operò a Scafati.

Tra le ragioni della mancanza di credibilità del narrato di Ridosso, ed in particolare riguardo ai due interrogatori fiume del 24 e 25 marzo 2025, durante i quali finalmente il collaborante confessa che dietro il sopralluogo c’era un accordo criminale con Cipriano, e non una trappola per orientare le indagini contro di lui, “è significativo rilevare che Ridosso ricordava per la prima volta di essersi offerto direttamente lui al Cipriano per fare quel suo servizio (ovvero di sparare nelle gambe al Sindaco, prima chiedendogli in cambio 100.000 euro, poi ridotti a 50.060 euro), soltanto al momento dell’apertura del secondo giorno d’interrogatorio, cioè in data 25 marzo 2025, ovvero dopo che il giorno precedente, pur avendo già ampiamente parlato diverse ore sull’argomento, anche in sede di rilettura del verbale, egli non aveva minimamente riferito nulla di tale suo personale coinvolgimento”. Il giudice scrive che “lo abbia sostanzialmente inventato”.

Ciò “denota fortemente per la sostanziale inverosimiglianza e inattendibilità della dichiarazione dell’imputato”, per il quale il pm della Dda Elena Guarino aveva chiesto una condanna a 7 anni e quattro mesi.

Ma non sarebbe l’unica incongruenza. Il giudice ne rileva altre: tipo quella di essersi portato appresso il figlio Salvatore nel sopralluogo con Cipriano. Perché lo ha fatto, se era consapevole che stava partecipando a un sopralluogo preparatorio a un omicidio, col rischio di far incolpare un figlio estraneo al progetto criminoso? Perché il primo giorno dell’interrogatorio dice che il sopralluogo a verificare l’esistenza o meno delle telecamere e dice ai pm che era sostanzialmente tutto a posto, non ce n’erano, e si poteva agire, e il giorno dopo dice invece che le telecamere c’erano?

Comunque, anche “se anche avesse appreso il proposito criminoso (da Cipriano, ndr) a giugno/luglio 2010 – si legge in un passaggio delle motivazioni – non ci sarebbe stato alcun accordo” tra il collaborante e l’imprenditore amico di Cioffi, ma solo una “mera dichiarazione di intenti da parte sua, di per sé non punibile perché non si può essere puniti per il solo fatto di aver pensato di voler commettere un reato”.

A questo punto, secondo il giudice, vale zero l’affermazione di Ridosso secondo cui quei 50.000 euro promessi da Cipriano per la gambizzazione di Vassallo sarebbero stati invece destinati a Cioffi per disegnare e portare a termine l’omicidio di Vassallo. “Una somma di denaro di 50.000 euro, stranamente corrispondente in maniera singolare alla stessa somma di denaro di 50.000 euro che, sempre a dire di Ridosso (nelle precedenti dichiarazioni del 2022), Cipriano gli avrebbe detto di aver consegnato al brigadiere Cioffi (e/o per il suo tramite al Cagnazzo) proprio affinché questi organizzasse, con altri colleghi carabinieri, prima l’omicidio del Sindaco e poi la successiva copertura investigativa”.

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