“Possiamo farcela, siamo tra le 200 e le 300mila firme“. Parola di Pippo Civati. Legge elettorale, Jobs Act, ambiente e scuola. Quattro temi per otto referendum. Che si pongono un preciso obiettivo: cancellare le principali riforme del governo Renzi con un voto popolare. Civati, ex deputato del Pd e ora a capo del nuovo movimento Possibile, ha presentato l’iniziativa a luglio, in piena estate. Da allora ha avviato la campagna di raccolta firme per arrivare a quota 500mila e depositare i quesiti in Cassazione entro il limite previsto del 30 settembre. Una vera e propria corsa contro il tempo che però non sembra spaventare l’ex rivale di Matteo Renzi alle primarie del Partito democratico. “Siamo super contenti. Ci sono segnali confortanti sui numeri”, dice Civati a ilfattoquotidiano.it. Il parlamentare sta facendo un tour de force: secondo i dati più recenti, il traguardo delle 300mila firme non sarebbe molto lontano. L’incoraggiamento arriva anche dal sostegno trasversale. In Trentino Alto Adige i Verdi si sono fatti carico della promozione dei quesiti per far firmare il maggior numero di cittadini. Ma l’appoggio è arrivato anche da esponenti del Movimento 5 Stelle come Alessandro Di Battista e Riccardo Fraccaro. Una convergenza che potrebbe ampliarsi. “Aspetto anche Beppe Grillo”, afferma il fondatore di Possibile, ammettendo: “Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Il principio è quello dell’impegno comune. Siamo consapevoli che da soli non avremmo potuto fare molto”.

RENZI NEL MIRINO Ma cosa chiedono i quesiti? Carte alla mano, minano alla base l’azione del governo Renzi. E non solo: nel mirino dei referendum sono finite anche delle norme risalenti agli esecutivi di Mario Monti e a quello di Silvio Berlusconi. I primi due questi sono sull’Italicum e mirano alla “eliminazione dei capilista bloccati e delle candidature plurime” e alla “eliminazione della legge elettorale con premio di maggioranza”. Sull’ambiente i quesiti riguardano la  “riconversione ecologica dell’economia” e “l’eliminazione delle trivellazioni in mare”. Nello specifico, si propongono di “abrogare quelle parti dell’articolo 35 del cosiddetto ‘Decreto-sviluppo’ del governo Monti che derogano al divieto generale di trivellazioni entro le 12 miglia dal perimetro delle aree protette marine e terrestri, per quanto riguarda gli iter autorizzativi già in corso” e di eliminare gli “iter autorizzativi facilitati e in deroga”. Il quinto quesito, invece, vuole abrogare “le procedure speciali per le grandi opere volute nel 2001 dal Governo Berlusconi”. Il sesto e settimo quesito puntano dritti al cuore del Jobs Act. Come? Eliminando il demansionamento del lavoratore previsto dalla riforma e proponendo la cancellazione del “contratto a tutele crescenti” con la reintroduzione dell’articolo 18. Infine, l’ottavo quesito si concentra sulla Buona Scuola con l’eliminazione del potere di chiamata del preside-manager, la famosa figura del “super-preside”.

LOCOMOTIVA MERIDIONALE  Sulle firme raccolte ci si attesta ufficialmente tra le  200mila e le 300 mila. “È difficile dare un numero esatto, perché è in continua evoluzione”, spiega Civati. Secondo le indicazioni fornite dall’organizzatore della campagna referendaria, comunque, c’è stata una grande partecipazione al sud. La Basilicata, in termini di rapporto popolazione-firmatari, è in vetta alla classifica con almeno 10 mila firme raccolte. Anche nelle isole i quesiti sono stati accolti bene: nelle province di Cagliari, Ragusa e Palermo è stata superata la soglia delle 4 mila sottoscrizioni. A L’Aquila le firme sono state 1.500. Una buona risposta è giunta anche dal Trentino-Alto Adige, dove di recente gli esponenti del movimento Possibile hanno partecipato agli incontri di promozione della campagna insieme ai Verdi. Al di sotto delle aspettative invece i numeri in Piemonte e Lombardia. Sull’obiettivo dei referendum, Civati chiarisce: “Abbiamo avviato i referendum prima di fare il congresso e quindi prima di formare il gruppo dirigente di Possibile. Abbiamo insomma capovolto lo schema tradizionale. Il messaggio politico che vogliamo dare è quello di stimolare la partecipazione. E portare la politica a fare scelte condivise”.

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