Musulmano di origine pachistana. E, soprattutto, difensore dei diritti civili, compresi quelli Lgbt, omosessuali, bisessuali e transessuali. Al punto che, sorprendendo parecchi analisti e commentatori, poco più di due anni fa votò a favore della legge che poi avrebbe introdotto il matrimonio fra persone dello stesso sesso nel Regno Unito. Sadiq Khan, classe 1970 e parlamentare dal 2005, sarà il candidato del partito laburista alle elezioni comunali di Londra del 5 maggio del 2016. Gli elettori alle primarie, che oltre a scegliere il leader del Labour (il cui nome sarà rivelato domani) dovevano appunto decidere sul futuro del partito nella metropoli inglese, hanno così optato per uno strenuo difensore dei diritti civili e umani. Prima di entrare in parlamento a Westminster, del resto, Khan era un noto avvocato impegnato in cause contro le discriminazioni e le ingiustizie. E in un Regno Unito la cui opposizione attuale pare virare molto più a sinistra, e dove da domani il leader del Labour potrebbe essere quel Jeremy Corbyn così vicino a Syriza e Podemos, una città da più di 9 milioni di abitanti potrebbe essere guidata dall’anno prossimo da un musulmano. Un musulmano pro-gay, fra l’altro.

Khan, del resto, parlamentare per il seggio del multietnico quartiere di Tooting a sud del Tamigi, era appoggiato proprio da Ken Livingstone, “Ken il Rosso”, sindaco laburista della capitale dal 2000 al 2008 e sostenitore anche di Corbyn. “Come molti londinesi, devo a Londra tutto”, ha commentato a caldo il neoeletto candidato. Intendendo con quel “tutto”, appunto, il successo e la popolarità, la carriera professionale e la posizione sociale. Ma anche la grande opportunità, che molti riconoscono e celebrano, di vivere in una metropoli dinamica e moderna, frizzante, competitiva e molto multietnica. Un melting pot globale dove il multiculturalismo di certo ha ancora molta strada da fare in quanto a efficienza ed efficacia, ma anche dove le diverse comunità si confrontano ogni giorno con importanti risultati positivi. Ecco così che a sorprendere, dopo il primo risultato delle primarie, è soprattutto quel suo essere di origine pachistana, nato a Londra ma da una famiglia di immigrati con otto figli e tanti problemi, come del resto capita spesso a chi cerca fortuna in un altro Paese.

Scelto con il 59% delle preferenze, Khan ha sbaragliato tanti altri nomi forti come David Lammy, parlamentare del difficile quartiere di Tottenham, epicentro dei tumulti del 2011, e soprattutto Tessa Jowell, ex ministra dei governi Blair e Brown, ma anche strenua sostenitrice della cosiddetta “terza via al socialismo” che proprio il premier che fece guerra all’Iraq iniziò a propugnare. Contro questo Labour moderato e attento a non offendere nessuno, ma anche determinato quando si affrontano temi come le riforme del mercato del lavoro o gli interventi bellici, oltre a Khan potrebbe così ora imporsi anche Corbyn. Nella giornata di sabato 12 settembre, verso l’ora di pranzo, si saprà appunto se il parlamentare di Islington l’avrà spuntata su tutti gli altri. E così sia nel 2016 per il Comune di Londra che nel 2020 per il parlamento di Westminster, e chiaramente per Downing Street dove risiede il primo ministro, il Labour potrebbe portare due cavalli di battaglia decisamente alternativi rispetto a quelli delle normali sinistre europee e mondiali di questi tempi. O, forse, la tendenza è proprio questa e ancora non ce ne siamo resi conto.