Il pm di Milano Gaetano Ruta ha chiesto l’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” per Alessandra e Allegra Gucci, figlie di Maurizio Gucci e per la nonna, Silvana Barbieri, sotto processo per una presunta evasione fiscale. Secondo il pm “all’origine ci sarebbe stata la pianificazione di un’evasione fiscale” ma “all’esito dell’istruttoria dibattimentale non è stata raggiunta la prova della colpevolezza“. Nella sua requisitoria il magistrato ha sottolineato, inoltre, che attraverso le indagini “non è stato possibile arrivare a una quantificazione dell’imponibile e quindi dell’imposta sui redditi evasa con la precisione necessaria davanti a un giudice penale” e non sono stati raggiunti “gli standard di prova necessari per arrivare a una sentenza di condanna”. E ha precisato, riferendosi alla residenza all’estero delle sorelle Gucci, che “non basta avere una splendida villa per essere considerati residenti a Montecarlo” in quanto, al contrario, “tutti i loro interessi economici e familiari in quegli anni erano in Italia”. Il pm ha chiesto invece la condanna a sei anni di reclusione e a una multa da 10mila euro per altri due imputati, gli avvocati Fabio Franchini e Xenia Peran, accusati di riciclaggio.

Le figlie di Maurizio Gucci, l’imprenditore della moda assassinato a Milano nel 1995, e di Patrizia Reggiani, che per quell’omicidio è stata in carcere 16 anni, sono accusate di omessa dichiarazione dei redditi. Reato che, secondo la ricostruzione degli inquirenti milanesi, avrebbero commesso tra il 2004 e il 2010: Alessandra è accusata di un’evasione di circa 4 milioni e 485mila euro mentre Allegra di un’evasione di circa 4 milioni e 446mila euro. La nonna ultraottantenne e madre di Patrizia Reggiani, come si legge nel capo di imputazione, avrebbe omesso invece di presentare la “dichiarazione fiscale” per il 2008 evadendo il fisco per un importo di 88mila e 842 euro. L’inchiesta che ha portato a giudizio le sorelle Gucci e Silvana Barbieri nasce dall’arresto per riciclaggio dell’avvocato svizzero Fabrizio Pessina, finito in carcere nel febbraio 2009 nell’ambito dell’indagine sulle bonifiche dell’area milanese di Montecity-Santa Giulia. Al professionista, con studio a Chiasso, era stato sequestrato un computer portatile con l’elenco di alcune centinaia di clienti sui quali erano stati effettuati accertamenti in quanto ritenuti potenziali evasori, la cosiddetta Lista Pessina. Il processo, alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano, proseguirà il prossimo 22 settembre, quando prenderanno la parola i difensori.