Abrogare tutte le riforme degli ultimi venti anni: da quelle del ministro Berlinguer alla cosiddetta Buona scuola targata Matteo Renzi e Stefania Giannini. È un referendum, da organizzare verosimilmente per il 2016-2017, l’obiettivo della due giorni di Bologna, organizzata dal comitato Lip (Per una legge di iniziativa popolare sulla scuola). “Dalla legge sulla parità scolastica voluta da Luigi Berlinguer, tutte le riforme successive sono andate nella direzione di privatizzare il più possibile: aiutare le scuole private già esistenti con sostegni economici e togliere alla pubblica, questo è stato il segno costante e coerente”, spiega a ilfattoquotidiano.it Giovanni Cocchi, uno degli animatori del comitato. “Lo vediamo anche con il governo Renzi: lo school bonus, la ventilata detrazione fiscale, sono idee di questo segno”.

Tuttavia sulla scelta referendaria qualche dubbio c’è ancora in seno al comitato, che fino a due mesi fa aveva lottato contro la riforma della Buona scuola poi passata a colpi di voti di fiducia in parlamento. La paura che serpeggia tra i docenti è quella dell’astensionismo. E un flop alle urne significherebbe la fine di ogni opposizione alle politiche scolastiche del governo. “Raccogliere le firme non è difficile – spiega Cocchi – ma raggiungere un quorum e vincere no. Prima di tutto dobbiamo fare in modo che questa non sia vissuta come una consultazione a difesa della categoria o di presunti privilegi degli insegnanti: altrimenti non andremmo lontano e non trasmetteremmo il messaggio giusto. Non è una questione che riguarda noi, il nostro stipendio o la nostra paura di essere giudicati. Il messaggio dovrà essere quello di abrogare una legge che crea diversità tra scuola e scuola”.

Non è un caso che all’incontro di Bologna siano stati invitati la Fiom- Cgil, l’associazione Libertà e Giustizia, il Comitato per l’acqua bene comune. E all’incontro c’erano politici di Sinistra ecologia e libertà, del Movimento 5 stelle. Per portare la gente al voto e scongiurare un astensionismo di massa, per ripetere l’affluenza massiccia alle urne del 2011, potrebbe essere necessario avere più quesiti e non solo quello sulla scuola. Del resto già nei mesi scorsi il segretario dei metalmeccanici Cgil Maurizio Landini aveva lanciato l’idea di un referendum abrogativo sull’altra legge cardine del governo di Matteo Renzi: il Jobs act. “Purtroppo le leggi di questo governo vanno verso la logica dell’uomo solo al comando della mancanza di controllo”, ribadisce Cocchi. Che tuttavia non sembra avere fretta: “Siccome nessuno ci corre dietro, da qui al settembre 2016, l’obiettivo è di istruire il percorso referendario e ritrovarsi alla fine dell’inverno per decidere se si sono create le condizioni giuste per andare avanti. A quel punto la raccolta delle firme sarà in primavera. E ne vorremo raccogliere tante”.

Infine Cocchi torna sulla questione dei migliaia di insegnanti che in questi giorni sono costretti a emigrare in altre regioni, lontano da casa, per ottenere una stabilizzazione: “Era possibile, tramite un numero maggiori di assunzioni programmate risolvere la cosa in due o tre anni senza dovere chiedere sacrifici disumani a queste persone. Le cattedre vicino a casa ci sono sempre state e sono quelle che questi insegnanti ricoprivano fino allo scorso anno”.