Si arricchisce l’inchiesta portata avanti dall’ex ministro anticorruzione Panagiotis Nikouloudis, il Cantone greco, che poco prima delle sue dimissioni ha scoperto una truffa ai danni della Banca Nazionale dell’Agricoltura, la ATE. In dodici anni ha elargito tremila prestiti (mai restituiti e senza valide motivazioni) per cinque miliardi di euro, così come riportato dal fattoquotidiano.it pochi giorni fa. Oggi a quello scandalo si aggiunge anche la lista dei beneficiari, pubblicata da Kostas Vaxevanis, il giornalista greco che nel 2012 per aver pubblicato la Lista Lagarde degli illustri evasori ellenici venne arrestato e processato per direttissima.

In quell’elenco figurano anche i due maggiori partiti politici greci, i socialisti del Pasok e i conservatori di Nea Dimokratia, esposti per ben 200 milioni mai restituiti. La banca, secondo la ricostruzione del ministro, è stata utilizzata come un “bancomat” permanente da tutti i governi greci dal 2000 al 2012, anno della crisi, per soddisfare una serie di bisogni, elettorali e di opportunità. Secondo Nikoloudis quei 5 miliardi hanno rappresentato il più grande scandalo pubblico dopo la nascita della democrazia moderna in Grecia. Prestiti con garanzie poggiate sulle spalle di amministrazioni locali e ministeri, mutuatari fittizi, che hanno contribuito al buco dell’istituto finanziario. Al momento emerge che non vi sarebbe alcun segreto bancario in merito, in quanto si tratta di denaro pubblico e di materia di interesse pubblico, per cui secondo fonti giudiziarie il prossimo passo dovrebbe essere quello dello screening bancario sui nomi coinvolti.

Tra i beneficiari dei prestiti anche undici grosse aziende che in Grecia hanno un peso specifico significativo, tanto politico quando comunicativo, per una cifra complessiva di un miliardo di euro. Come dire che un quinto dei prestiti hanno preso la via di note imprese presumibilmente legate, a doppia mandata e in maniera bipartisan, alla politica. Il tutto mentre il capitano della Nazionale di calcio, l’ex milanista Sokratis Papastatopoulos, sul proprio profilo facebook pubblica un endorsement per il leader dei conservatori Meimarakis.

Un panorama sconfortante a cui si aggiungono i dati relativi all’evasione fiscale, che in Grecia ha raggiunto la folle cifra di 37 miliardi nell’ultimo quinquennio. Secondo i dati forniti dalla Commissione Europea e pubblicati in Grecia da sparuti mezzi di informazione, negli ultimi cinque anni di applicazione del memorandum nulla è stato fatto per limitare le perdite per l’Erario ellenico. Il buco del gettito Iva si calcola in oltre il 30%, mentre la media degli altri paesi dell’Unione europea è di poco superiore al 15%. Nel 2009 la perdita di entrate potenziali erano al 34%, mentre nel 2010 il “buco” è stato limitato al 30%.

Tuttavia, nel 2011 ha raggiunto il livello di 38%. E mentre nel 2012 la perdita è stata ridotta a 33%, nel 2013 è aumentata al 34%. Nel 2009 le mancate entrate fiscali sono state di 7,5 miliardi di euro, nel 2010 6,9 miliardi di euro, nel 2011 9,1, nel 2012 altri sei e altrettanti nel 2013. Più di trenta miliardi, senza contare i dati del 2014 e del 2015. Relativamente allo scorso anno, dal consuntivo dello Stato emerge che le mancate entrate sono state di un miliardo di euro al mese, mentre nei primi sei mesi del 2015 il buco ha già raggiunto i sei miliardi di euro.

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