Ancora morti nel Mediterraneo, mentre al di là del mare, Angela Merkel torna a intestarsi la guida dell’Europa nella gestione dei migranti. E per la prima volta riconosce che “c’è un grande accordo sul fatto che l’Italia debba essere aiutata” nella crisi dei profughi. E non è possibile, ha aggiunto, che i tanti migranti che arrivano in Italia ci restino. Per la cancelliera “l’Europa deve muoversi nel suo complesso” e “condividere la responsabilità della tutela del riconoscimento del diritto di asilo“, oltre a mettere a punto un sistema “equo” di quote. Serve quindi più solidarietà, perché “ciò a cui stiamo assistendo non è giusto”. Interviene anche il ministro Alfano, che su Twitter le risponde: “#migrationEU: Saremo responsabili nella misura e con la stessa progressività con cui gli altri saranno solidali”.

Merkel ha poi chiesto ai tedeschi e alla Germania “flessibilità” sulla questione migranti. La stessa che il suo Paese ha presentato in altre occasioni, dal “salvataggio delle banche” all'”uscita dal nucleare”. Ribadisce che non ci sarà “nessuna tolleranza con chi mette in dubbio la dignità degli esseri umani”, riferendosi alle dimostrazioni anti-profughi degli estremisti di destra di queste settimane in Germania e chiede ai tedeschi di non prendere parte alle proteste xenofobe. A Bruxelles, invece la Commissione, in attesa della riunione dei ministri dell’Interno convocata d’urgenza per il 14 settembre, critica la costruzione del muro in Ungheria e, sul fronte dell’immigrazione interna alla Ue, risponde a distanza al ministro dell’Interno Theresa May sui “turisti del welfare, ribadendo che “la libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico e un elemento centrale del suo successo”.

Angela Merkel parla nelle ore in cui davanti alle coste alle coste di Khoms, a est di Tripoli, sono almeno 37 i migranti morti in mare, ma “si teme i morti siano circa 140“, come ha detto Nasser Oneiba, funzionario dell’Autorità libica per la migrazione illegale, commentando all’agenzia turca Anadolu il naufragio di ieri al largo della città di al-Khums. Oneiba ha spiegato che per ora sono stati recuperati i corpi di una quarantina di migranti che erano a bordo del barcone, che ne trasportava circa 200. Ha poi denunciato la scarsezza di mezzi a cui devono far fronte la guardia costiera libica e le altre autorità locali. “Lavoriamo su base volontaria – ha detto – e non come un’istituzione ufficiale che fa capo allo Stato”. E mentre la Guardia Civil a Ceuta, nella enclave spagnola in Marocco, ha trovato due migranti nascosti all’interno di un’auto: uno nel motore e l’altro in un doppio fondo del sedile posteriore. I due, come duo uomini a bordo del veicolo provenienti dalla Guinea, sono stati arrestati.

“Il mondo vede la Germania come un paese di speranza e di chance, non è sempre stato così”, ha spiegato la cancelliera nella conferenza stampa estiva a Berlino. E dopo avere invocato flessibilità da parte della Germania, aggiunge che affrontare il problema dei rifugiati è “un compito nazionale, che riguarda tutti” e che durerà per un lungo periodo di tempo. Ma la Germania, ha continuato, è “in grado” di gestire l’arrivo massiccio dei profughi. Via Twitter, poi, il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, ha scritto che il governo tedesco ha negato che ci siano “treni speciali” che portino i migranti dall’Ungheria in Germania, sottolineando che i profughi che arrivano in Ungheria devono essere registrati.

La flessibilità invocata dalla Merkel va in senso opposto rispetto alla linea sposata da Budapest con la costruzione del muro anti-immigrati, fortemente criticata dalla Commissione Ue. “Le barriere – ha detto la portavoce – non mandano il messaggio giusto” e la Commissione Ue “non incoraggia l’uso di muri ma di altri mezzi” per la sorveglianza delle frontiere. Tuttavia, rimane una “competenza nazionale” per cui Budapest non incorre in “nessuna conseguenza legale”. Il problema dei migranti, in ogni caso, rimane una questione aperta per l’Europa dei 28 che, se agisce unita, “può gestire il fenomeno migratorio”. Il primo viceministro della Commissione Ue, Frans Timmermans a Calais, ha riconosciuto che “siamo di fronte a cifre notevoli. C’è un flusso migratorio enorme. La crisi mette l’Europa a dura prova, ma non dimentichiamo mai – conclude – che se reagiamo uniti siamo una comunità di 500 milioni di persone in grado di gestire la situazione”.

E la Commissione interviene anche sulla polemica innescata dalle parole del ministro britannico Theresa May, contraria all’arrivo sul suolo britannico di migranti sprovvisti di un contratto di lavoro. “La libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico e un elemento centrale del suo successo”, ha detto una portavoce della Commissione. Questo però, ha aggiunto, “non è un diritto incondizionato e non consente il ‘turismo dei benefit‘” già ora. La libera circolazione “stimola la crescita economica permettendo alle persone di viaggiare, fare acquisti e lavorare al di là delle frontiere e permettendo alle società di selezionare il personale da un più ampio bacino di talenti”, ha sottolineato la portavoce dell’esecutivo comunitario. E i lavoratori europei “hanno beneficiato di questo diritto sin dal Trattato di Roma del 1957″. Le regole già attualmente in vigore contengono “una serie di salvaguardie che permettono agli Stati membri di prevenire gli abusi”, ha precisato ancora la portavoce, ricordando che “come lo stesso ministro May ha dichiarato, maggiori sforzi per combattere gli abusi non minano né mineranno il principio stesso”.