I tentativi di capire cosa possa rendere un uomo violento nei confronti delle donne e di riconoscere dei tratti specifici del maschile che possano portare ad una categorizzazione che permetta l’inclusione di alcuni e l’esclusione di altri sono grosso modo falliti. I motivi della violenza possono essere sociali e culturali oppure possono affondare le radici nelle storie personali dei singoli.

Categorizzare è in parte rassicurante perché permette di avere delle certezze e di classificare subito le persone rendendole prevedibili, è un bisogno umano e comprensibile. L’evidenza clinica ci dice, come ho sempre scritto in numerosi post precedenti, che non esiste nessun tipo di uomo che potrebbe essere considerato esente dall’agire delle violenze. Gli uomini autori di violenza appartengono a qualsiasi fascia sociale e culturale, non sono mostri o individui di solito particolarmente inquietanti, ma possono essere il vicino di casa, l’amico, il proprio medico, il cugino, il vigile urbano, il pensionato tranquillo che vediamo al parco e così via. L’aggressività è parte integrante della natura umana e ovviamente anche le donne non ne sono esenti, anche se qui mi concentro sulla parte maschile perché è su quella che ho maggiori competenze ed è quella a rivelarsi un problema strutturale della nostra cultura e che parte, ma prescinde dai singoli casi.

napoleone675Su Fanpage.it leggo un breve, ma interessante articolo su di una ricerca condotta dal Centers for Disease Control and Prevention americano intitolata “Masculine discrepancy stress, substance use, assault and injury in a survey of Us Men”. Lo studio sembra aver mostrato una significativa correlazione tra il complesso di Napoleone e la tendenza degli uomini ad agire violenza.

I dati raccolti hanno rilevato che gli uomini maggiormente coinvolti in comportamenti violenti erano anche coloro che si consideravano meno mascolini e si consideravano meno mascolini quelli più bassi della media, di conseguenza l’altezza sembrerebbe un parametro importante nel predire comportamenti maltrattanti perché chi è basso si sentirebbe più facilmente meno maschio. Non entro troppo nell’ambito della ricerca, i dati sono dati, ma trovo utile soffermarmi su alcune considerazioni.

Il Complesso di Napoleone indica una sindrome psicologica in cui delle persone, di solito uomini, soffrono di un complesso di inferiorità causato principalmente dalla loro altezza o comunque da altre caratteristiche fisiche per le quali si sentono inferiori alla media. La figura di Napoleone ben si presta metaforicamente a dare il nome a tale sindrome, uomo basso che ha compensato in sorprendenti qualità militari e politiche i diversi centimentri di altezza di cui la natura lo aveva privato.

L’idea di “uomo” è legata al concetto di forza, l’uomo è stato a lungo considerato il sesso forte e, ahimè, può esserlo tutt’ora, mentre la donna è stata a lungo considerata il sesso debole e, ahimè, può esserlo tutt’ora. Si potrebbe supporre che, se un uomo non è abbastanza alto per sentirsi un vero uomo, nonostante continui a non sentirsi abbastanza mascolino, cerchi comunque di diventarlo attraverso l’uso della forza. Se non si può essere più alti è possibile che, consapevolmente o meno, si cerchi di mostrarsi più forti e la violenza è il modo più semplice di utilizzare la forza.

La violenza non ha una singola spiegazione, è un fenomeno complesso e non dobbiamo mai dimenticarcene, ma ben vengano tutti i tentativi dotati di senso di farci entrare più a fondo nella sua complessità o di farci ragionare su di essa in modo non superficiale.

Nella mia esperienza di lavoro con gli uomini autori di violenza non ho mai pensato che l’altezza fosse un parametro importante semplicemente perché non ho mai osservato maggiore o minore violenza negli uomini in relazione ad essa. So che se però la persona si sente mancante in qualcosa, non si sente all’altezza (scusate il gioco di parole) ma è azzeccato, allora è più facile che sfoci in episodi di aggressività fisica o anche soltanto psicologica per cui, ad esempio, si necessita di sminuire una donna che mostra qualità superiori o semplicemente ha uno stipendio più alto. Il sentirsi meno in qualcosa porta inevitabilmente con sé il desiderio di sentirsi di più e a quel punto il problema è sociale e culturale perché si utilizzerà quello che la società mi indica come forte per sentirsi tale.

Al di là delle considerazioni più scientifiche e delle conseguenti implicazioni, questo studio è comunque un invito a riflettere su cosa si ritiene sia forte o buono. Non credo che essere bassi porti alla violenza, ma credo che la società mi possa far vivere il mio essere uomo in base a dei parametri fisici e psicologici che non corrispondono al vero essere uomini che dovrebbe essere slegato da condizionamenti legati a vecchi stereotipi che ancora ci portiamo appresso. L’essere maschio è un dato biologico, che tipo di uomo voglio essere dipende da me.