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Protesta degli autotrasportatori, siamo di fronte a una situazione socialmente esplosiva

Da gennaio a settembre i costi sono aumentati di quasi 2.000 euro al mese per ogni mezzo. Se questo settore entra in crisi, si blocca l’Italia
Protesta degli autotrasportatori, siamo di fronte a una situazione socialmente esplosiva
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Mi ha colpito il post di una mia amica, originaria di Carinola, in provincia di Caserta, che ha raccontato ciò che ha visto in questi giorni di protesta degli autotrasportatori. Ha descritto una mamma che, in farmacia, cercava il latte in polvere per il proprio bambino. Il prodotto, ordinato da giorni, non era ancora disponibile. Era disperata e arrabbiata, con le lacrime agli occhi. Non riusciva a trovare ciò che serviva per dare da mangiare a suo figlio.

Quando una famiglia non riesce più a garantire ai propri figli il cibo necessario, non siamo più di fronte a una semplice difficoltà economica, ma a una situazione socialmente esplosiva. La disperazione di chi non riesce più a soddisfare i bisogni essenziali può trasformarsi in rabbia e sfociare in gravi disordini sociali.

Sono sempre di più le famiglie in difficoltà che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Per loro anche riuscire a mettere qualcosa in tavola diventa sempre più difficile.

In ogni crisi sono le persone più vulnerabili, quelle con meno risorse, a pagare le conseguenze più pesanti. Per chi ha una buona disponibilità economica, anche un aumento dei prezzi non è un problema. Non si può dire lo stesso per chi vive con risorse limitate.

Anche gli autotrasportatori sono in difficoltà. È un lavoro faticoso e i costi crescenti pesano sempre di più sulle imprese del settore. Secondo quanto dichiarato all’Ansa dal presidente del consorzio Acar, da gennaio a settembre i costi sono aumentati di quasi 2.000 euro al mese per ogni mezzo.

Se questo settore entra in crisi, si blocca l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, purtroppo oltre il 92% delle merci trasportate via terra viaggia su strada.

Di fronte a una crisi del genere servono risorse adeguate, non briciole. Il Governo dovrebbe affrontare il problema alla radice, invece di puntare sulla minaccia della precettazione per fermare la protesta. La precettazione non può sostituire un confronto serio e un intervento strutturale, sostenuto da risorse adeguate, che affronti le cause della crisi e dia risposte durature al settore. Senza interventi adeguati, il rischio è che la crisi continui a scaricare i suoi effetti su chi ha meno strumenti per difendersi.

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