Bernie Sanders 675

Diamo una chance agli Stati d’Uniti d’America. Il candidato Bernie Sanders, senatore democratico del Vermont, incarna indubbiamente il meglio del grande patrimonio di ideali e conquiste che questo grande Paese ha saputo dare all’umanità nei suoi due secoli più trentasette anni di storia. Un Paese dove finora hanno sempre prevalso le forze più reazionarie, pronte a tutto pur di riaffermare il presunto ruolo di guida derivante dal “destino manifesto” degli Stati Uniti e la dominazione imperialista nei confronti del resto del mondo, a partire dal “cortile di casa” caraibico e latinoamericano. Ma dove si sono anche prodotti fenomeni interessanti, dalle lotte di massa fino ad Occupy Wall Street ed esperimenti di governo non privi di aspetti positivi, da Roosevelt ad Obama.

Il programma di Sanders si situa per certi versi al crocevia tra questi due aspetti. Sulla sua pagina web leggiamo la seguente impegnativa dichiarazione programmatica: “Il popolo americano deve prendere una decisione fondamentale. Continueremo il quarantennale declino della nostra classe media e il gap crescente tra i molto ricchi e chiunque altro, o lotteremo per un’agenda economica progressiva che crei posti di lavoro, aumenti gli stipendi, protegga l’ambiente e provveda assistenza sanitaria a tutti? Siamo preparati a ridurre ad affrontare l’enorme potere economico e politico della classe dei miliardari o continueremo a scivolare verso l’oligarchia economica e politica? Queste sono le più importanti questioni del nostro tempo e il modo in cui le tratteremo determinerà il futuro del nostro Paese” (traduzione del sottoscritto).

Correttamente Sanders identifica nelle disparità sociali crescenti e nel crescente potere dell’oligarchia finanziaria i problemi fondamentali cui si trova di fronte la società statunitense, ma anche quella europea, dove la situazione è aggravata dalle dissennate politiche alla Schaeuble e dall’esistenza di un quadro istituzionale ancora più complesso e difficile. Una sfida quindi che andrebbe raccolta in modo ben più chiaro e determinato e preciso dalle forze dell’alternativa, dal’inconsistente e litigiosa (specie in Italia) sinistra, al Movimento Cinque Stelle, che a fianco di proposte positive presenta ancora zone di ambiguità su questioni come l’immigrazione o l’imposta patrimoniale. A proposito dell’immigrazione Sanders pronuncia parole ben più profonde ed umane dei piazzisti di odio e ignoranza alla Salvini e imitatori vari: “Siamo una nazione di immigrati. Sono io stesso il figlio di un immigrato. La loro storia, la mia storia, è la storia dell’America: famiglie che lavoravano duramente venute negli Stati Uniti per creare un futuro più luminoso ai loro figli. La storia degli immigrati è la storia dell’America, una storia radicata nella famiglia e alimentata dalla speranza. Essa continua oggi nelle famiglie in tutti gli Stati Uniti”.

Quanto alla politica estera, argomento di importanza fondamentale trattandosi della prima o seconda potenza mondiale, Sanders ha dimostrato nei fatti la sua opposizione alle sciagurate imprese belliche statunitensi che hanno funestato il mondo specie a partire dalla fine dei blocchi, e certamente opererà per approfondire e sviluppare le giuste scelte di Obama riguardo a Cuba e Iran.

Insomma, una vittoria o comunque un’affermazione di Bernie Sanders darebbero una boccata d’ossigeno alle forze realmente democratiche che, in tutto il mondo, si battono contro la finanza e il militarismo, le due facce del decadente e degenerato capitalismo contemporaneo. Tutt’altro che la scialba Hillary, marionetta dei poteri forti, per non parlare del pazzoide razzista e neoliberista Donald Trump.

Io che, contrariamente alle contumelie dei servi che si sono consumati la lingua leccando il posteriore di qualsiasi presidente statunitense, non sono affatto antiamericano, mi auguro che una tale vittoria apra nuove prospettive agli Stati Uniti e al nostro pianeta.

Un presidente come Sanders, che da sempre si dichiara socialista, costituirebbe davvero un grande contributo in questo senso, mentre sempre più si conferma che quella del capitalismo è una via senza uscita per l’umanità.