Nella enorme sala del 36esimo Meeting ciellino quelle parole suonano quasi come una sinistra profezia: “È tempo di mettere in ordine i nostri affari e fare in modo che questo possa essere noto anche al mondo esterno. La prossima ondata di attacchi alla Chiesa potrebbe essere proprio sulle irregolarità finanziarie”. George Pell, il cardinale australiano di origini irlandesi che da ragazzo era una promessa del football e ora fa il super ministro dell’economia di Papa Francesco, sembra mettere le mani avanti e lascia intendere che se la Santa Sede non metterà apposto i propri conti e i propri bilanci, nuovi scandali potrebbero travolgerla.

Tutto l’intervento di Pell alla fiera di Rimini davanti al popolo di Comunione e Liberazione è stato una storia del rapporto bimillenario tra la Cristianità e il denaro. All’attualità e alla situazione finanziaria trovata in Vaticano il porporato dedica solo l’ultima parte del suo discorso. Ma sono parole pesantissime: “Una vecchia principessa una volta mi disse che la Chiesa era vista come una antica famiglia nobile che andava in bancarotta e perdeva tutti i suoi soldi. Loro se la immaginavano stravagante, incapace e in balia dei ladri. Noi tutti in Santa sede stiamo lavorando, sotto la guida di Papa Francesco, per cambiare questa immagine”.

Pell, che sembra attribuire la colpa della situazione a un passato che troppo spesso, a partire dalla gestione dello Ior ma anche del patrimonio della Chiesa, ha aperto la porta a dei “mascalzoni”, non specifica però quali scandali finanziari potrebbero travolgere il Vaticano: torna ad accennare a quel miliardo e 300 milioni di euro “ritrovati” tra le pieghe del bilancio, ma niente di più. Ritorna col pensiero ai giorni dell’elezione di Bergoglio e spiega come la questione delle finanze già all’interno della Cappella Sistina fosse uno dei temi predominanti: “Nel Conclave, prima delle elezioni di Papa Francesco la grandissima maggioranza dei cardinali ha detto chiaramente che dobbiamo organizzare le cose in modo migliore, dobbiamo pulire la casa, dobbiamo avere efficienza e trasparenza e noi lavoriamo per questo”. Il cardinale ammette che “è molto più difficile mettere in ordine nei bilanci del Vaticano piuttosto che ottenere una conversione…” e soprattutto non trascura le opposizioni all’interno della Chiesa rispetto alle riforme economiche della Santa Sede: “Ci sono, ma non sono tante”. Ma finché ci sarà questo pontefice, sembra spiegare lui, nulla potrà fermare la marcia riformatrice: “Questa riforma sarebbe assolutamente impossibile senza l’appoggio di Papa Francesco. Lo ringrazio per l’appoggio ai nostri lavori”.

Il successore di Pietro sembra credere molto nelle capacità del suo “ranger” australiano. A scalfire quella fiducia del resto non sono bastate le accuse provenienti lo scorso giugno da Peter Saunders, uno dei membri della commissione nominata da Bergoglio per indagare sugli abusi sui minori nella Chiesa.“In tutte le interviste, in tutto quello che ho letto – ha detto Saunders in una intervista televisiva – in tutto quello che ho sentito, non ho visto uno straccio di prova che George Pell abbia alcuna simpatia, empatia o qualsiasi tipo di comprensione o di preoccupazione per le vittime e i sopravvissuti di questi crimini”. La Santa Sede aveva preso le distanze dalle parole di Saunders e in una nota stampa Pell ha definito le accuse “false”, “fuorvianti” e “oltraggiose”.

Qualche mese prima il settimanale l’Espresso aveva invece pubblicato la notizia di spese esorbitanti da parte della Segreteria per l’Economia guidata da Pell e di una discussione tra il cardinale australiano e Bergoglio proprio su questo tema. Ma anche in questo caso a difendere il porporato era arrivata una nota vaticana: “Gli articoli relativi a una discussione tra il Santo Padre e il cardinale Pell a proposito della spesa della Segreteria sono completamente falsi”.