Mentre il Papa scomunica i mafiosi nella sua diocesi si celebrano in modo trionfale i funerali del boss Vittorio Casamonica. Il Vaticano e la Cei ufficialmente non commentano, ma dallo staff papale emerge sconcerto per le immagini del funerale viste in televisione: “Scene assolutamente inedite per noi argentini”. In Calabria, scagliandosi contro la ‘ndrangheta, Bergoglio era stato chiarissimo: “I mafiosi sono scomunicati”. Parole ancora più forti di quelle che ad Agrigento aveva pronunciato venti anni prima san Giovanni Paolo II dopo le stragi di mafia in cui erano stato uccisi i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un monito ripetuto da Bergoglio anche nella bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia in cui ha chiesto ai mafiosi e ai corrotti di convertirsi.

Fonti del vicariato di Roma, dove le immagini “hollywoodiane” delle esequie hanno provocato forte imbarazzo, spiegano a ilfattoquotidiano.it come è stato organizzato il funerale del boss Casamonica. Il sacerdote salesiano don Giancarlo Manieri, parroco della chiesa di San Giovanni Bosco a Roma, “ha accettato di celebrare le esequie in nome della misericordia di Dio chiedendo, però, massima discrezione. E così è avvenuto all’interno della chiesa. Tutto – sottolineano dal vicariato – si è svolto in maniera ordinata”. Al termine della celebrazione, però, sul piazzale antistante la parrocchia è andato in scena una sorta di funerale bis in modo trionfale. “Il parroco – precisano ancora dal vicariato – non si è accorto di nulla. Nemmeno dei manifesti del boss vestito da Papa poggiati sull’edificio della sua chiesa. Forse – replica la curia di Roma – sarebbe dovuto toccare ad altre istituzioni intervenire in quel momento”.

Ma perché il parroco non ha negato i funerali al boss Casamonica? Nel 2006 l’allora cardinale vicario di Roma Camillo Ruini aveva vietato le esequie religiose a Piergiorgio Welby che, da anni ammalato di distrofia muscolare, aveva manifestato pubblicamente la richiesta di sospendere l’accanimento terapeutico sul suo corpo. Ruini definì la sua una “decisione sofferta, nella consapevolezza di arrecare purtroppo dolore e turbamento ai familiari e a tante altre persone, anche credenti, mosse da sentimenti di umana pietà e solidarietà verso chi soffre, sebbene forse meno consapevoli del valore di ogni vita umana, di cui nemmeno la persona del malato può disporre”. Una strana coincidenza ha voluto che il piazzale dove furono svolti i funerali laici di Welby è lo stesso dove è stato dato l’addio in modo trionfale al boss Casamonica.

Il parroco del capoclan non se l’è sentita di negare il rito religioso. Un’ipotesi non confermata è che il sacerdote avrebbe potuto incontrare Casamonica e averlo confessato in punto di morte. Ciò avrebbe convinto il prete a dare subito il via libera alle esequie in chiesa senza nemmeno consultare il vicariato di Roma. L’ultimo caso di funerali negati nella diocesi del Papa risale al 2013. Per Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, la curia propose ai famigliari di celebrare le esequie nella casa del defunto e non in chiesa. La proposta fu rifiutata e il funerale religioso si svolse in un tempio lefebvriano di Albano Laziale con violenti scontri all’esterno dell’edificio. Uno stop che forse si sarebbe dovuto ripetere anche per il boss Casamonica, in ossequio ai duri moniti di Papa Francesco e ai quei preti vittime della mafia come don Pino Puglisi, oggi beato proprio per volere di Bergoglio.