Ore 00.40 circa. Un furgone spunta dall’uscita secondaria dell’istituto Pio X dei padri Lefebvriani, ad Albano Laziale, in provincia di Roma. Qui, in una giornata a tratti surreale, si sarebbero dovute celebrare le esequie di Erich Piebke, il boia delle Fosse Ardeatine. Così non è stato. E quel furgone è il simbolo di ciò che doveva essere. All’interno, la salma dell’ex capitano delle Ss. Lungo la strada, stretta, i manifestanti: da una parte i rappresentanti dell’estrema destra neonazista, dall’altra i cittadini di Albano, contrari al rito funebre sul loro territorio. Tafferugli. Una bomba carta. Tensione altissima. Le forze dell’ordine caricano. Il furgone, nel frattempo, riesce a lasciare la cittadina e si dirige verso l’areoporto militare di Pratica di Mare, a trenta chilometri da Roma. E’ finito così, con una fuga di una salma, un pomeriggio in cui è successo tutto e il contrario di tutto.

Caos totale e scontri per i funerali mancati dell’ufficiale nazista. La notte ad Albano Laziale è iniziata con lancio di bottiglie e fumogeni ed esponenti di estrema destra armati di catene, caschi e catene che si sono scontrati con i manifestanti che erano contrari alla cerimonia: due i fermi. Ma tutta la giornata è stata condizionata da un clima incandescente e una tensione sempre più alta con il carro funebre colpito con calci e pugni al grido di assassini, un prete lefebvriano aggredito, gli agenti impegnati per tutto il pomeriggio di martedì a tentare di separare manifestanti – che cantavano “Bella ciao” – e militanti di estrema destra – che facevano il saluto romano e gridavano “Boia chi molla”. La cerimonia alla fine è stata sospesa e forse sarà definitivamente annullata.

E’ stato un pomeriggio confuso, dopo il via libera ai funerali del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, contro la volontà del primo cittadino, Nicola Marini. A fine serata quindi il confronto “armato” tra i cittadini scesi in piazza per protestare contro la cerimonia, prevista nell’istituto Pio X dei padri Lefebvriani e considerata offensiva per una città medaglia d’argento al valore della Resistenza, e il gruppo di estremisti di estrema destra. Mentre un gruppo di circa 400 manifestanti si trovava davanti all’ingresso principale dell’istituto per protestare contro la presenza della salma sul territorio comunale, circa venti neonazisti hanno raggiunto il presidio da una via laterale lanciando sulla folla pietre e bottiglie. E’ intervenuta la polizia in assetto antisommossa e con i blindati per fermare la sassaiola. Quasi tutti gli estremisti di destra sono fuggiti, ma due sono stati fermati dagli agenti. Almeno un personaggio legato ad ambienti di estrema destra, a quanto apprende ilfattoquotidiano.it, aveva poco prima minacciato incidenti e ritorsioni per quanto accaduto nel pomeriggio: “Avete permesso di sputare sulla bara del capitano” ha detto a uno dei dirigenti di Polizia. Poi gli scontri. 

Dopo ore di proteste, tafferugli e cori, il sacerdote celebrante, intorno alle 20, si era tolto i paramenti e aveva lasciato il luogo della cerimonia. La salma resterà quindi ad Albano facendo sfumare, per ora, anche l’ipotesi di una cremazione a Roma nel cimitero di Prima Porta; anche se fonti vicino al Campidoglio non hanno escluso il divieto di rientro per il feretro nella Capitale. L’avvocato Paolo Giachini aveva spiegato che il rito non è mai iniziato perché sono stati lasciati fuori figlio e amici: “Hanno lasciato persone fuori. Il figlio era qui ma non lo hanno fatto entrare, perché fuori c’erano persone che picchiavano chi provava a entrare”. La bara resta custodita dai Lefebvriani, irriducibili cattolici ultraconservatori, scomunicati e poi perdonati dai Papi. “Ho rimesso il mandato da procuratore, non sarò più io a occuparmi dei funerali, non sarò io l’interlocutore, perché il mio mandato era quello di far celebrare un rito cattolico con dignità e così non è stato” ha dichiarato. 

Cerimonia prima autorizzata dal prefetto e poi sospesa. Le esequie, che dovevano essere celebrate alle 17.30, alle 19.30 non erano ancora cominciate perché c’erano stati diversi tentativi da parte di alcune persone di infiltrarsi alla cerimonia. Tra questi alcuni esponenti di Militia e anche di tedeschi che si si spacciavano come parenti. Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, d’accordo con le forze dell’ordine, ha poi vietato l’ingresso nella cappella ad un gruppo di appartenenti all’estrema destra e di fatto annullato i funerali. Giuseppe Pecoraro nel pomeriggio aveva revocato l’ordinanza del sindaco che vietava il passaggio della salma: “E’ una ferita lacerante. Sicuramente non consentiremo la tumulazione, visto che è di nostra competenza. Non potremmo permetterlo per rispetto dei caduti, di chi ha combattuto, e delle famiglie che hanno perso parenti nell’eccidio delle Fosse Ardeatine” spiegava Nicola Marini. Ma il prefetto aveva fatto sapere di essere venuto incontro a una richiesta specifica della famiglia. 

I cittadini: “Siamo antifascisti, lo portino alla discarica qui vicino”. Le esequie dell’ufficiale nazista, morto venerdì scorso all’età di 100 anni, erano state previste in forma privata nell’Istituto Pio X, struttura che appartiene ai padri Lefebvriani. Un gruppo di persone, prima del funerale, aveva esposto uno striscione davanti ai cancelli della struttura “Priebke Boia“. “Lo portino alla discarica che è qui vicino” gridavano. Al passaggio del sacerdote celebrante la folla aveva tentato di aggredire il religioso che è stato protetto dalle forze dell’ordine.

“Sarà un cerimonia religiosa con messa in latino a porte chiuse per amici intimi e familiari” aveva rivelato l’avvocato Paolo Giachini prima che scoppiasse il caos. Dal canto loro i lefebvriani avevano spiegato: “Non è una nostra iniziativa: l’avvocato di Priebke ha chiesto se c’era la disponibilità e noi l’abbiamo data. Per noi non c’è nessun risvolto. E’ una celebrazione religiosa per un cristiano che non si nega a nessuno. Funerali, benedizione della salma tutto in forma privata. Basta”. Nel 2009 i lefebvriani erano stati costretti a chiedere perdono al Papa, Benedetto XVI, per le affermazioni negazioniste di uno dei suoi appartenenti, monsignor Richard Williamson che era riuscito a dire che le camere a gas nei campi di sterminio nazisti non sono mai esistite.