Federica Belletti, 24 anni da Monte Urano, in provincia di Fermo, ha raccolto 80mila euro in tre mesi con un crowdfunding su Gofundme: una cifra-monstre che le servirà per pagarsi il primo anno di studi alla Columbia University, per il corso di Film Producing. Già, perché il sogno di Federica è da anni quello di fare la produttrice cinematografica.

Ma la prestigiosa università, dopo averla selezionata a fine aprile, le spedisce un preventivo salatissimo: 87.684 dollari tra retta, tasse e spese vive. È lì che nasce la raccolta Fede’s mission for Columbia. Oggi mancano una cinquantina di euro al traguardo. “Ma festeggio lo stesso – dice lei -, al totale si possono aggiungere anche entrate offline, o soldi di tasca propria. Quindi a fine agosto partirò per New York. E chissà, la raccolta resterà aperta a tempo indeterminato”.

Ma perché era importante avere tutti quei soldi prima di partire? “Lo pretende la legge americana – spiega Belletti -. Per entrare negli Usa dovevo dimostrare di potermi pagare il primo anno di corsi. E poi negli Stati Uniti è illegale lavorare mentre studi: non avrei potuto, ad esempio, integrare la somma lavorando come baby sitter. Invece, sarò ospitata dalla famiglia dove ho fatto la ragazza alla pari l’anno scorso. Mi vogliono bene, ormai sono una di loro”. Ma non era possibile studiare produzione cinematografica in Italia? “Sì che lo era – continua – ma è solo lavorando all’estero che posso fare carriera a livelli alti. Cominciare in Italia vuol dire restare sempre allo stesso punto. Entri runner e resti tale per tutta la vita: produttori e registi, da noi, sono sempre gli stessi”.

Così Belletti si reca negli Stati Uniti una prima volta a gennaio 2014: “Di giorno tenevo 4 bimbi dai 5 ai 10 anni di età – continua lei -, di sera preparavo le mie domande di ammissione. Per la Columbia ho dovuto scrivere una mia biografia e tirare giù tre idee per rispettivi lungometraggi. Poi mi hanno chiamato per la prova finale: un’intervista col preside e una professoressa del corso. Mi hanno chiesto perché volessi fare il produttore, perché avessi scelto proprio loro”. Qualche differenza con le esperienze di studio in Italia già si avverte. “Lo Iulm di Milano – dice – non era selettivo come la Columbia, dove l’anno scorso hanno fatto domanda in 1.300, con una quota di ammessi del 6,9 per cento. Poi loro sono eccellenti anche a livello organizzativo. Via mail ti rispondono tutti entro 24 ore. Addirittura a giugno ho chiamato la preside della facoltà di Cinema, che è anche membro della commissione degli Oscar, per dirle che col crowdfunding non si stava muovendo nulla. Il giorno dopo mi ha richiamato su Skype per assegnarmi una borsa di 15mila dollari. In Italia non sarebbe mai successo”.

A quel punto mancano 65mila euro. “Mi hanno aiutata 400 donatori – racconta Federica -, quasi tutte persone che non conosco: americani, cambogiani, israeliani, australiani. Ho lanciato un appello su Raiuno, ospite di Effetto Estate. Lì ho ricevuto tre donazioni importanti, da 5, 10 e 15mila euro. Un paio sono venute da sconosciuti che vogliono restare anonimi, la terza, a pochi giorni dalla scadenza dei termini per chiedere il visto, da un marchio famoso del made in Italy“. Nessun aiuto, però, dal suo paese. “Alcuni – dice Belletti – mi hanno sostenuta moralmente, altri dicono che sono diventata ricca, e gli amministratori locali non hanno mai fatto una piega davanti ai miei appelli”. Eppure l’intenzione è quella di tornare a casa: “Tra 20 anni vorrei avere una casa di produzione nelle Marche, che faccia un lavoro simile al Giffoni Film Festival, tra concorsi e progetti ad hoc per i ragazzi”.

La Columbia le ha già dato i “compiti per le vacanze”. “Devo vedere 65 film, tra cui Papermoon, Vertigo, Umberto D., Lawrence d’Arabia, Il falcone maltese, Il decalogo di Kieslowski. E tante serie tv”. Il sogno nel cassetto? “Vorrei produrre un film di Wes Anderson con Bill Murray e Ralph Fiennes“. Ma Federica, in questi giorni, lavora in un cinema multisala. “Faccio i popcorn – spiega – per ripagarmi un prestito di 800 euro: è il deposito che ho versato come garanzia dopo essere stata ammessa”. Ma perché proprio il mestiere di produttore? “Perché non è solo metterci dei soldi. Vuol dire fare tutto il necessario prima di arrivare al set: parte legale, permessi, cast, sopralluoghi. A me piace molto la fase di scelta delle sceneggiature”. E se Belletti non fosse entrata tra i magnifici 24 selezionati da tutto il mondo? “Avrei cercato un lavoro qualsiasi per mettere insieme i soldi per andare all’estero. Ma, a primavera, avevo trovato solo per fare la cameriera il sabato sera”.