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“Vedere l’Italia da fuori ti apre gli occhi. In Australia non mi sono mai fatto scrupoli a lasciare un lavoro per uno migliore”

In Italia Luigi Cocco aveva il posto fisso e lavorava nell'ambito farmaceutico. Poi, arriva il momento in cui decide di averne avuto abbastanza: parte per l'Australia e si reinventa. Oggi lavora come chef-insegnante in un carcere minorile e ha costruito la sua famiglia. "Qui non si viene pagati per quello che si sa, ma per quello che si fa"
“Vedere l’Italia da fuori ti apre gli occhi. In Australia non mi sono mai fatto scrupoli a lasciare un lavoro per uno migliore”
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A 25 anni Luigi Cocco prende per la prima volta un aereo per l’Australia. È il 2005, deve restare un mese, lì ha alcuni parenti. E in Italia, almeno sulla carta, non gli manca nulla: un lavoro fisso, una fidanzata, una vita che sembra aver trovato il suo posto. Quattro anni dopo, però, quella fotografia cambia completamente. La relazione è finita, il posto fisso scompare e suo padre deve affrontare alcune malattie rare molto delicate. “Il 2009 per me è stato un anno di crisi un po’ generale – racconta Luigi a ilfattoquotidiano.it – e penso sia stato quello il momento in cui ho capito di averne abbastanza”. Così quella vacanza diventa un biglietto di sola andata, almeno per un po’. L’idea iniziale è semplice: un anno di Working Holiday, migliorare l’inglese e poi tornare. Ora sono passati sedici anni, e Luigi diventato 46enne è ancora lì.

Prima dell’Australia c’è stato l’Agro Pontino. Dopo il diploma da perito chimico, entra nel mondo farmaceutico: uno stage non retribuito, poi una serie di contratti brevi in un paio di multinazionali, fino all’assunzione a tempo indeterminato a Latina. Sembra finalmente arrivato il momento della sicurezza. “Ero convinto che fosse fatta. Ero sistemato, avevo un lavoro fisso”. Dopo cinque anni, invece, l’azienda individua un esubero di circa sessanta persone e anche il suo contratto finisce. Luigi trova subito un’altra occupazione, ma ricominciano i rinnovi di tre mesi in alcune aziende farmaceutiche. È proprio lì che per lui cambia il significato della parola “sicurezza”: “Ho capito che c’era qualcosa di un po’ obsoleto nella mentalità dell’italiano medio, che era quella che avevo anch’io: se trovi un posto, anche se brutto, scomodo, lontano da casa o pagato male, è comunque un posto fisso e va tenuto stretto”. Oggi, guardandosi indietro, arriva persino a una conclusione all’apparenza sorprendente: “Benedico la persona che mi ha cacciato da quell’azienda!”. Perché quella porta chiusa gli ha permesso di scoprire che la carriera poteva essere qualcosa di diverso dal restare per vent’anni nello stesso stabilimento aspettando, forse, un avanzamento professionale.

In Australia, però, Luigi non segue una traiettoria lineare. È proprio questo, per lui, il punto. Studia cucina, ottiene nuovi visti, si qualifica, cambia settore. Diventa imprenditore con una piccola attività di biscotti, studia per diventare trainer and assessor, insegna cucina in una scuola internazionale, fa esperienza nelle miniere e oggi lavora come chef-insegnante in un carcere minorile. “In sedici anni non ho mai sofferto il trovare lavoro in Australia“, dice. Cambiare occupazione ogni uno o due anni non è stato considerato necessariamente un difetto: “Non mi sono mai fatto scrupoli a lasciare un posto per uno migliore”. Nel suo racconto, la differenza non è soltanto economica, ma riguarda il modo in cui viene valutata una persona. “Qui non si viene pagati per quello che si sa, ma per quello che si fa“.

Curriculum e certificazioni contano, ma sul posto di lavoro diventano decisivi altri fattori come il problem solving, la rapidità nell’imparare, l’adattabilità, la capacità di comunicare e di inserirsi in una squadra. E così anche il suo rapporto con la concezione di futuro cambia. In Italia, racconta Luigi, lui e la sua compagna lavoravano entrambi, ma non riuscivano a trovare le condizioni economiche per comprare casa e costruire il passo successivo. In Australia, invece, arriva un mutuo. La casa acquistata anni fa triplica il proprio valore in otto anni e oggi Luigi può permettersi una famiglia in crescita: due figli, un terzo in arrivo, la moglie a casa per occuparsi dei bambini e due automobili in garage.

Non è però un racconto privo di sacrifici. “Non è il paese dei balocchi”, precisa. La differenza, per lui, è che il maggiore potere d’acquisto rende più tangibile il risultato del lavoro: una vacanza ogni qualche mese, un investimento, un progetto. Intanto costruisce una famiglia multiculturale e prova a trasmettere ai figli ciò che considera prezioso dell’Italia: “La lingua, il cibo, la socialità e il senso di comunità“. L’anno scorso li ha portati anche in Giappone, per immergerli nelle tradizioni e nella lingua della madre. L’Italia invece resta un luogo amato, ma che oggi fatica a immaginare come casa. “Andare in Italia e viverci sarebbe per noi uno step indietro. Adesso non penso a un ritorno, non in queste condizioni”. A Perth Luigi ha trovato anche ciò che più gli sarebbe difficile lasciare: strade pulite, servizi accessibili, il treno a pochi minuti da casa, il mare, gli spazi e quella sensazione quotidiana di ordine che per lui contribuisce al benessere della persona. Ma soprattutto ha trovato la possibilità di ricominciare. Quando torna in Italia, dice, ritrova problemi che ricorda da ragazzo.

Racconta di una scuola con l’erba alta e di genitori che non intervengono “per paura che, facendolo, il Comune smetta di occuparsene”. Per Luigi è l’esempio di una mentalità in cui ciascuno finisce per guardare solo al proprio interesse. La sua esperienza, però, non diventa una condanna dell’emigrazione al contrario: sa che partire non è per tutti e che lontano da casa possono mancare famiglia, amici, tradizioni e luoghi conosciuti. Eppure una cosa la consiglierebbe a chiunque: “Almeno per un anno nella vita, da giovani o maturi, bisognerebbe andarsene dall’Italia e vederla da fuori. Ti apre gli occhi”. Lui quel viaggio lo aveva cominciato per migliorare l’inglese. Sedici anni dopo, a Perth, continua ancora a scoprire dove può portarlo.

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