L’affare più ghiotto era quello dell’appalto per l’energia negli ospedali. Ne parlava Salvatore Buzzi quando faceva il bello e il cattivo tempo con gli affidamenti in Campidoglio e intanto puntava al bersaglio grosso in Regione: “La gara sull’energia so’ 7 lotti: un miliardo e mezzo de euro”, oggetto di “una spartizione millimetrica” in cui avrebbe avuto un ruolo anche Peppe Cionci, l’imprenditore che aveva raccolto soldi per le campagne elettorali di Zingaretti e di Ignazio Marino. Poi c’erano tutti gli altri fondi, perché il piatto alla Pisana era ricco, ricchissimo. Il bando da 60 milioni per il Recup? “C’avemo Luca (Gramazio, consigliere Pdl arrestato, ndr)”, assicurava Massimo Carminati. I 33 milioni del fondo di riequilibrio per i Comuni? Due emendamenti firmati da Marco Vincenzi, ex capogruppo Pd, e 1,8 milioni finivano direttamente ai municipi di Roma. I soldi per il Piano Straordinario Emergenza Casa? “Abbiamo chiuso con Maurizio Venafro (ex capo di gabinetto di Zingaretti, ndr) e con De Filippis (Raniero, dirigente della Pisana, ndr)”, raccontava raggiante Guido Magrini, direttore del dipartimento Politiche sociali della Pisana, finito ai domiciliari nella seconda tornata di arresti di Mafia Capitale. Ora che il capo della cooperativa 29 giugno ha cominciato a parlare – e lo stesso sta facendo Luca Odevaine, uomo forte della cupola nell’affare migranti – prende corpo un’ipotesi già emersa: l’inchiesta della Procura di Roma punta dritto al vertice della Regione Lazio. Sponda Pd.

Buzzi fa l’elenco degli amici della Pisana
Il 20 aprile 2013 Buzzi compila, intercettato, l’elenco delle persone che tiene a libro paga: “Lo sai a Luca (Odevaine, ndr) quanto gli do? – si legge nella prima ordinanza di custodia cautelare – 5mila euro al mese (…) Schina 1.500 euro al mese… (…) un altro che mi tiene i rapporti con Zingaretti (Nicola, presidente della Regione Lazio, ndr) duemilaecinque al mese. L’identità dell’uomo che faceva da tramite tra il sodalizio e il governatore non è ancora nota, ma la girandola di nomi che viene fuori dalle carte è nutrita e tocca i quadri dell’organigramma regionale a tutti i livelli. Secondo il tg di La7, il ras delle coop rosse ha cominciato ha parlare: “Il palazzo della provincia all’Eur, comprato da Zingaretti prima della costruzione? Secondo Odevaine presero soldi il capo di gabinetto Maurizio Venafro, il segretario generale Cavicchia e Peppe Cionci per Zingaretti”, avrebbe detto ai magistrati tirando in ballo l’ex braccio destro e vero e proprio uomo ombra del governatore. Il cui nome compare 11 volte nella seconda ordinanza e che il 24 marzo si era dimesso perché indagato dalla procura di Roma per turbativa d’asta.

Venafro, il braccio destro di Zingaretti che segnalava l’uomo di Gramazio
La vicenda riguarda il maxi appalto di 60 milioni di euro per il Recup (Centro unico prenotazioni) della sanità, revocato da Zingaretti a dicembre 2014 dopo che il bando era finito nelle maglie dell’inchiesta. A Buzzi la gara fa gola e, secondo l’accusa, mobilita Gramazio – snodo del sistema di spartizione bipartisan – perché avvicini proprio Venafro, che avrebbe dovuto appoggiare la nomina di Angelo Scozzafava – arrestato a giugno – come membro della commissione aggiudicatrice. “‘Sta partita la gestisce Venafro per conto de Zingaretti…”, racconta il capo della 29 giugno a Carlo Guarany. La manovra riesce e Scozzafava viene inserito in commissione. Dell’intesa parla Elisabetta Longo, responsabile della Direzione regionale della centrale degli acquisti che, interrogata, ammette di aver inserito “Scozzafava quale componente della Commissione di gara per il Cup su indicazione di Maurizio Venafro”. E lo stesso Venafro – la cui abitazione figura tra le 21 perquisite il 4 giugno dai carabinieri del Ros – dice ai pm d’aver fornito l’indicazione “del nominativo di Scozzafava alla Longo quale possibile componente di commissione di gara”, e che lo stesso gli era stato fornito da Gramazio.

Vincenzi, fedelissimo che firmava emendamenti pro-Buzzi
Zingaretti deve volergli bene: alle elezioni gli ha portato in dote oltre 16mila voti. Per i pm è l’uomo in grado di spostare somme dalla Regione ai municipi di Roma. “Vado da Vincenzi… che è il padrone di Tivoli… a cena e gli faccio un pompino… vediamo se me riesce”, raccontava Buzzi nel gennaio 2014. Il ras delle coop sa che i fondi regionali da distribuire sono parecchi. Ci sono i 33 milioni del fondo di riequilibrio territoriale: lo scopo è farne finire una parte direttamente ai municipi senza passare per il Campidoglio. “Buzzi illustrava a Carminati ‘gli emendamenti’ che Testa (Fabrizio, ndr) avrebbe dovuto portare in Regione, relativi ai nuovi finanziamenti ottenuti grazie all’intervento di Gramazio (1,2 milioni, ndr) e Marco Vincenzi (600mila euro, ndr)“, scrivono i pm nella seconda ordinanza: Vincenzi li presenta il 17 giugno in Commissione Bilancio. I due sono in contatto, il 12 settembre gli investigatori li fotografano a Villa Adriana mentre si scambiano bigliettini. Ma la prima telefonata intercettata risale a giugno 2014. A Tivoli si vota e Vincenzi sostiene al ballottaggio la candidata sindaco del Pd, Manuela Chioccia e Buzzi vuole aiutarla: “Mi so’ fatto l’elenco dei miei dipendenti su Tivoli. Ora li richiamiamo tutti… noi volevamo da’ anche a Manuela un contributo. Per il sostegno delle spese che lei c’ha”. La risposta: “…ti do il coso del comitato elettorale”.  Il giorno dopo Buzzi inviava un sms a Vincenzi: “Sottoscrizione effettuata, sensibilizzazione in corso. In bocca al lupo”. “Grazie”, rispondeva il politico. Il “pompino” era riuscito.

Gli altri

Patanè, il consigliere che “voleva 120mila euro”
Di lui si sono perse le tracce il 6 dicembre, giorno in cui si autosospese dal Pd. Tre giorni prima, all’indomani dello scoppio dello scandalo, aveva rimesso la carica di Presidente della Commissione Cultura. Eugenio Patanè è indagato per turbativa d’asta e illecito finanziamento. “Nel pomeriggio del 16.5.2014, a partire dalle 15:30 – scrivono gli inquirenti a pagina 162 della prima ordinanza di custodia cautelare – all’interno dell’ufficio di via Pomona 63 in Roma (sede della coop 29 giugno, ndr), veniva intercettato un ulteriore dialogo di estremo interesse investigativo, nel corso del quale Buzzi, in merito alla gara AMA sul Multimateriale (la n. 30/2013, ndr), informava i presenti circa la richiesta di 120.000 euro avanzata dal consigliere Regionale Eugenio Patanè, per mezzo di Franco Cancelli, (membro della cooperativa Edera, ndr)”. “Patanè voleva 120 mila euro a lordo – dice Buzzi ai suoi collaboratori – siccome io martedì incontro Patanè, una parte dei soldi io comunque gliela darei… gliela incomincerei a da’’ (…) quando vado all’incontro gli dico ‘già i 20 te li ho dati'”. Cancelli insiste e il 26 maggio Buzzi si mostra seccato per le continue richieste: “Mi sta cercando Cancelli, che cazzo vuole non lo so …, abbiamo deciso che comunque … a … Patanè gli abbiamo dato 10.000 euro per … per carinerie e lì finisce, non gli diamo più una lira”.

D’Ausilio, il capogruppo in Campidoglio “dava il consenso sulle gare a Ostia”
Dal carcere di Cagliari, Buzzi illustra anche le dinamiche alla base della spartizione degli appalti al Campidoglio. Secondo il capo della 29 giugno, i due uomini attraverso cui passava tutto erano i due capi-bastone del Pd, l’allora presidente dell’Assemblea Mirko Coratti e l’allora capogruppo Francesco D’Ausilio. Buzzi sostiene di aver fatto arrivare al capogruppo, attraverso il suo capo segreteria Salvatore Nucera, una tangente da 6.500 euro per una gara per la pulizia delle spiagge di Ostia, municpio nel quale il sodalizio puntava a controllare la gestione delle aree verdi. In particolare, si legge in un’informativa, “Buzzi riferiva in una conversazione che D’Ausilio, nel corso dell’ultimo consiglio comunale, gli aveva sottolineato come qualsiasi questione riguardante l’area di Ostia non poteva prescindere dal suo consenso”. In ballo i fondi stanziati per il verde: un appalto di 1 milione di euro per il litorale romano. E c’è un’altra intercettazione, tutta da chiarire, del braccio destro del guercio in cui dice: “Lui (Marino, ndr) se resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma”.