Tempo di vacanze, così si decide di partire per la Calabria, costa ionica, dove il mare è splendido. Partenza notturna, alle 2, per evitare il traffico e così transitiamo da Bologna alle 5 del mattino, velocemente e senza problemi. Decidiamo di prendere la via per Napoli, quindi indirizzandoci verso la Salerno- Reggio Calabria che da qualche anno non percorro, spinto dalla curiosità di vedere se davvero i lavori sono stati portati avanti come sostenuto da molti esponenti politici.

I miei ricordi vanno a sei anni fa, ultima volta che transitai da questa arteria che per oltre trent’anni è stata massacrata dai lavori infiniti e perennemente cantierata e, quindi, con traffico rallentato e insopportabile. A Salerno entriamo e il primo tratto è abbastanza scorrevole, sono circa le 11 del mattino. Poi, arriviamo in zona Lagonegro e qui, pur notando notevoli progressi nelle opere, comincia il calvario; oltre 150 km di lavori che costringono a velocità ridottissime, con il limite di 60 km/h e corsie alternate.

Non ci siamo proprio, perdura il costante protrarsi di questi lavori infiniti! Ma dopo quasi 35 anni di lavori, come è possibile che non sia ancora finita questa importante arteria, che è determinante per lo sviluppo del Sud del Paese? Arriviamo in fondo alla Calabria, posti meravigliosi, unici e di una bellezza incredibile. Una zona di spiaggia ancora naturale, reale e non invasa dal turismo spinto. Davvero un posto incantevole. Al mattino successivo, corsa di allenamento, nell’entroterra. E qui, prendi coscienza dell’esistenza di un mondo parallelo, dove alla bellezza naturale viene contrapposta l’assurda visione dell’uomo.

Percorrendo strade non turistiche, rischi di imbatterti in branchi di cani selvatici, affamati e quindi pericolosi, aggressivi. Oltre a ciò, transiti in luoghi dove vere e proprie distese boschive presentano enormi tracce di incendi, che hanno devastato per sempre quella zona. Incontro un contadino e mi fermo, gli chiedo come mai distruggono così il territorio e lui mi risponde, molto seraficamente:”Non so nulla, io non ho visto nulla”. Vive lì da sessanta anni, mi ha detto, ma non ha mai visto nulla! Proseguo nella mia corsa mattutina e mi imbatto in un villaggio abbandonato, non completato. Altra faccia di questa magnifica terra, piena di contraddizioni. Costruzioni edilizie avviate e mai completate, brutture uniche e simboli di un’economia malata che frena un corretto sviluppo di una terra incredibilmente bella, ma che viene devastata dall’avidità perversa dell’uomo. Ecco, questi sono i simboli di un Sud che avrebbe grandi possibilità di crescita, enormi potenzialità di benessere sostenuto da un’economia turistica sostenibile, ma che invece non riesce a liberarsi da schemi consolidati dettati da mala gestione.

Chissà se le riforme del governo Renzi pensano anche a questi aspetti? Si stanno stanziando nuovi fondi per lo sviluppo del Sud Italia. Bene, ma dove finiranno? Ad alimentare un’economia “tradizionale” che blocca il vero sviluppo, oppure saranno diretti a chi li potrà gestire per il bene comune? Si spera in controlli reali, magari per non sentirsi più rispondere: “…Non so nulla, non ho visto nulla”!

Il Sud ha posti meravigliosi, che ci invidiano in tutto il mondo, ma chi ci vive non lo ama così tanto da rispettarlo e farlo rispettare. Non vale per tutti, ovviamente ci sono persone che lottano per migliorare la situazione, ma troppi sono ancora gli amministratori locali che permettono l’esistenza di situazioni incredibili. Il fatto che ancora oggi esistano situazioni così assurde rappresenta la prova che molto deve ancora cambiare. Ma l’assenza del controllo dello Stato è palese, evidente e incredibilmente palpabile. Lo si percepisce semplicemente passando oltre la cortina di apparenza costruita per un turismo da villaggio turistico. Chi esce dal villaggio e si inoltra nelle stradine interne lo nota subito.

Perché non si vuole vedere e non si vuole intervenire?