“Se si prosegue così salta il sistema della universalità della sanità pubblica e tutte le Regioni andranno in Piano di rientro. In sostanza, oltre alle tasse, gli italiani dovranno pagare le prestazioni sanitarie privatamente“. A lanciare l’allarme è il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità Luca Coletto, che prefigura pesanti ripercussioni se il governo andrà avanti con il piano che prevede 10 miliardi di tagli alla sanità nei prossimi quattro anni chiedendo la fiducia sul decreto Enti locali in cui è stato inserito un emendamento ad hoc. Il ministro Maria Elena Boschi ha però ricordato che la proposta di modifica, già approvata in commissione, “recepisce un accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni” il 2 luglio.

Secondo Coletto “ormai si taglia solo sulla sanità, è un refrain monocorde e monotono”. Al contrario “bisognerebbe avere il coraggio di applicare i costi standard“. Una spending review in senso stretto significa, per l’assessore veneto, “che non ci saranno più Regioni benchmark (ovvero di riferimento) e Regioni no: tutti, oltre alle tasse, dovremo pagare le prestazioni sanitarie privatamente. Non siamo più in grado di poter sopportare tagli orizzontali”. Quanto alle misure riguardanti l’appropriatezza delle prescrizioni “non abbiamo visto ancora nulla. Era una proposta del ministero, ci dica cosa vuole”. Quanto infine alle centrali di acquisto, non dovrebbero essere più di una per Regione. “Ma ci sono Regioni che l’hanno attivata e chi non l’ha fatto”.

Per Coletto, lo stesso Patto della salute è da rivedere: “L’ultimo articolo prevede che, qualora fossero cambiate le situazioni rispetto a quanto sottoscritto, il Patto era da rivedere. Le situazioni sono cambiate eccome: è diminuito il Fondo sanitario, innanzitutto, e quindi quel Patto non è più condivisibile in quei termini”.

Per Sel le misure messe in campo dal governo sono “irricevibili” e i parlamentari del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Affari Sociali di Camera e Senato ritengono che in questo modo “il diritto alla salute diventa un optional”. Critiche nel merito che si saldano a questioni di metodo: “E’ un provvedimento omnibus”, mette in evidenza Forza Italia in Senato motivando così le ragioni della richiesta di votare le pregiudiziali di costituzionalità sul testo.